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L’essenza dell’opera di Pablo Picasso incarnata a Palazzo Reale a Milano

10 Dic 2012 | Nessun Commento | 3.504 Visite
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Pablo PicassoUna frase celebre di Pablo Picasso diceva “Datemi un museo e lo riempirò” e così è stato per il Palazzo Reale a Milano. E’ stata inaugura a Milano qualche mese addietro la mostra dal titolo “Pablo Picasso. Capolavori dal Museo Nazionale Picasso di Parigi”, promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Milano. Questa esposizione dell’arte inconfondibile e misteriosa di Picasso rappresenta la terza mostra di Picasso realizzata a Milano, dopo quella, storica del 1953, risalte al periodo dell’immediato dopoguerra quando ancora Picasso era in vita ed ha visto la straordinaria esposizione di Guernica in Sala delle Cariatidi. La seconda, nel 2001, realizzata anch’essa in un momento storico-politico particolarmente drammatico qual è stato quello che ha seguito l’attentato alle Twin Towers ed ha visto nelle sale di Palazzo Reale la prima retrospettiva di un Picasso già storicizzato. L’attuale esposizione, rappresenta una grande antologia che copre tutte le fasi più significative della sua produzione artistica dell’artista spagnolo. L’assessorato alla cultura di Milano ha voluto celebrare il ritorno del grande artista, dedicando alla storica esposizione del ’53 e a ‘Guernica’ un focus nella stessa Sala delle Cariatidi, con immagini, lettere e carteggi originali. La mostra è stata curata da Anne Baldassari, riconosciuta a livello internazionale fra i più importanti studiosi di Pablo Picasso e direttrice del Musée National Picasso di Parigi, dove è conservata la più grande collezione al mondo delle opere dell’artista spagnolo.

Picasso rispose un giorno ad un giornalista che gli chiedeva di parlare della relazione che intercorreva fra i suoi quadri e la sua vita privata “i miei quadri, finiti o no, sono le pagine del mio diario e sono validi in quanto tali. Il futuro sceglierà le pagine che preferirà”. L’opera di Pablo Picasso invade le stanze del Palazzo reale milanese con oltre duecento opere , molte delle quali mai esposte se non nel museo parigino, tra dipinti, sculture, fotografie, disegni, libri illustrati e stampe, la mostra rappresenta un vero e proprio excursus cronologico sulla produzione di Picasso, mettendo a confronto le tecniche e i mezzi espressivi con i quali l’autore si è cimentato nella sua lunga carriera.
L’antologica di Milano presenta, tra i tanti capolavori, le opere che permettono di ripercorrere la storia dell’arte attraverso l’evoluzione del linguaggio artistico di questo indiscusso maestro del XX secolo: capolavori come “La Celestina” (1904), “Uomo con il mandolino” (1911), “Ritratto di Olga” (1918), “Due donne che corrono sulla spiaggia” (1922), ”Paul come Arlecchino” (1924), “Ritratto di Dora Maar” e “La supplicante” (1937). La mostra che è stata aperta al pubblico il 20 settembre a Milano e sarà chiusa il 6 gennaio 2013. Lo spettacolo delle opere di Picasso sta conquistando tutta l’Italia, mettendo in fila in queste giornate di festa, centinaia di appassionati, disposti a tutto, persino a prendere l’areo in mattinata e tornare in serata, pur di respirare l’essenza di questo artista spagnolo che tanto ha affascinato i cultori dell’arte di ogni parte del mondo. L’inizio dell’esposizione dei capolavori è stato pensato per celebrare la prima volta in cui Picasso arrivò in Italia, e precisamente a Milano, nel 1953.

Pablo Picasso
Un pittore di second’ordine milanese, Attilio Rossi, convinse Picasso ad esporre nella sala delle Cariatidi Guernica, il suo capolavoro, mai uscito dal Moma di New York. «La sala era stata sventrata dai bombardamenti su Milano del 15 agosto 1943. Erano passati dieci anni, ma la sala aveva solo un soffitto provvisorio incorniciato dal nero del fumo rimasto sulle pareti. Era il posto perfetto per mostrare agli italiani Guernica, un’opera sulle atrocità della guerra collocata all’interno di un luogo massacrato dalla guerra. Fu così che per la prima volta Picasso acconsentì allo spostamento». Guernica è presente solo virtualmente all’interno della Mostra. Per molti anni l’opera è stata conservata al Moma di New York, arrivando poi in Spagna, a Madrid, solo nel 1981, molto tempo dopo la fine della dittatura di Franco. Da lì non sarà mai più spostata in quanto rappresenta un’opera dal valore talmente inestimabile da spaventare chiunque debba assicurarla per un eventuale trasporto. A Palazzo Reale è presente però il cammino di Picasso verso il capolavoro. Mentre era intento a dipingere Guernica, nel 1937, Picasso frequentava e amava Dora Maar, di professione fotografa, che immortalò con i suoi scatti tutte le fasi di realizzazione, si mormora che il crine del cavallo l’abbia disegnato lei. Dora Maar è fonte di ispirazione di vari quadri e tra quelli esposti a Palazzo reale vi sono la “Donna che piange”, “Donna con il gatto”, “Donna con il cappello”.
Con Guernica, Picasso grida al massacro della guerra ma soprattutto si schiera contro tutti quelli che negano la libertà all’uomo. In quegli anni Picasso affermò che «nella tela a cui sto lavorando, che chiamerò Guernica, io esprimo chiaramente tutto il mio odio per la casta militare che ha sprofondato la Spagna in un oceano di dolore e morte. Come sarebbe possibile disinteressarsi degli altri uomini? E in virtù di quale eburnea indifferenza ci si distaccherebbe da una vita che gli stessi uomini donano così generosamente? No, la pittura non è fatta per decorare gli appartamenti, è uno strumento di guerra offensivo e difensivo contro il nemico». Guernica, assieme a Massacro in Corea, presente a Palazzo Reale, è una delle poche opere allegoriche del maestro, che egli stesso spiegherà: «Il toro raffigura la bestialità umana quando non ha nessuna regola. a soccombere sono il cavallo, il simbolo della libertà umana, il matador, cioè l’uomo, e le donne che piangono straziate con i bambini in mano».
Chiude l’antologica, curata da Anne Baldessari, , una sala gremita di opere grafiche, prova ulteriore di un genio che, acquisita la perfetta conoscenza di tutte le tecniche artistiche, ha saputo fondarne nuove.

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