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Leonardo Manganelli Fiduciario di Slow Food di Bari: “il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce”

8 Apr 2019 | Nessun Commento | 839 Visite
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slowfoodDa decenni impegnata nell’arduo compito di ridare “il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi, grazie ai saperi di cui sono custodi territori e tradizioni locali” (www.slowfood.it), Slow Food rappresenta ormai una realtà no profit ampiamente consolidata non solo a scala nazionale, ma a livello globale. Quotidianamente, gli uomini e le donne coinvolti lavorano, in circa 150 Paesi nel mondo, per promuovere uno stile alimentare buono, pulito e giusto per tutti, contando su una fitta rete di soci, amici e sostenitori a livello internazionale, grazie e con i quali l’associazione porta avanti le proprie idee, i valori fondanti e le battaglie di sempre.

Ai valori stessi si è ispirato un interessante convegno tenutosi lo scorso 6 febbraio nell’aula Magna della Scuola di Medicina dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, dal titolo “Buono, sano e giusto…il cibo per la salute dell’uomo e dell’ambiente”. Organizzato dalla condotta Slow Food di Bari e dal suo Fiduciario, Leonardo Manganelli, l’incontro ha affrontato tematiche quanto mai attuali, dalla corretta alimentazione per la prevenzione delle patologie più diffuse, al legame indissolubile fra cibo e territorio, fino alla presentazione di concetti di assoluta innovazione quali quello della “Ristoceutica“. Sebbene sia trascorso del tempo dal giorno dell’evento, la eco dei temi trattati non si è affievolita, in virtù, in particolare, dell’interesse suscitato e del prestigio dei relatori presenti. Noi di LSDmagazine eravamo lì e, a distanza di qualche settimana, abbiamo voluto incontrare nuovamente uno di essi per fare un po’ il “punti della situazione”. È così che nasce la nostra intervista a Gianpaolo Priore, membro del Comitato esecutivo regionale di Slow Food e responsabile dei Presìdi per la zona Nord della Puglia.

Gianpaolo, partiamo da due termini spesso “abusati”, legati necessariamente fra di loro, quello della salubrità del cibo e della sostenibilità della produzione. Come si concretizza l’impegno di Slow Food in questa direzione?

La salubrità è un argomento fondamentale. Quando si parla di salute sempre più spesso si fa riferimento a ciò che si mangia e  all’ambiente in cui si vive. D’altro canto, amo fare questo paragone: chi suona il piano sa che per mantenere nel tempo una certa nota è necessario utilizzare un pedale che, da sempre, in termini musicali, si chiama sustain, che vuol dire appunto “sostenere nel  tempo la nota”. Da qui nasce il concetto di sviluppo sostenibile, ovvero riuscire a creare un futuro eco-sostenibile e duraturo nel tempo. Vi è un termine è molto caro a noi di Slow Food, la Resilienza, la scienza di adattarsi ai cambiamenti. Il presente, quello che osserviamo ogni giorno, è il frutto di tanti errori commessi. È necessario cercare, partendo da quello che si è fatto, di progettare un futuro migliore, che possa essere sostenuto il più a lungo possibile, adattandosi ai cambiamenti che anche noi, con i nostri errori, abbiamo creato.

In questa direzione, gli obiettivi e le azioni di Slow Food mirano alla conservazione e promozione della biodiversità e degli ecosistemi, adozione di metodi produttivi sostenibili, promozione di un sistema energetico efficiente, creazione di filiere alimentari corte e la conseguente riduzione al minimo di perdite e sprechi in tutte le fasi della filiera agroalimentare, protezione dei sapori tradizionali.

Di certo si tratta di obiettivi ambiziosi e impegnativi. Nel concreto, come cercate di portarli avanti?

Innanzitutto, attraverso la riscoperta del ruolo fondamentale dei consumatori. Per realizzare i nostri progetti, organizziamo eventi sia divulgativi che a carattere scientifico, finalizzati a favorire l’incontro, il dialogo e il piacere di stare insieme. Il confronto fra produttori e consumatori è vitale in quanto, solo dando la giusta importanza al piacere, al godere della diversità delle ricette e dei sapori, a riconoscere la varietà dei luoghi di produzione e le caratteristiche che essi conferiscono ai prodotti, a rispettare i ritmi delle stagioni e dell’arte del convivio, si può, di riflesso, assegnare il giusto valore al cibo che quotidianamente arriva sulle nostre tavole. 

Spiegaci meglio.

Slow Food agisce in un’ottica lungimirante, ci “prepariamo al futuro”.

Per noi, il consumatore deve diventare una specie di coproduttore e ci impegniamo a promuovere un nuovo modello di consumo in cui i singoli non sono solo consumatori, ma, appunto, “consumattori”. Attraverso le loro scelte consapevoli, maturate dalle numerose iniziative di incontro che Slow Food, come detto, organizza, essi possono dettare le regole di un mercato agro-alimentare e cambiare le negatività che oggi possiamo osservare.

Inoltre, attraverso le loro scelte, i “consumattori” difendono il cibo vero, un cibo che non deve essere più inteso solo in ottica di profitto e mercato, ma di giusta remunerazione per le comunità che vi lavorano e che lo producono, per l’ambiente e il palato.

Gianpaolo, un altro termine che ricorre spesso è quello di “biodiversita’”.

Uno dei valori fondanti di Slow Food, quello di favorire la biodiversità e un’agricoltura equa e sostenibile. Lo facciamo attribuendo il giusto valore all’agricoltura di piccola scala e ai piccoli produttori, artigiani del gusto, attraverso il progetto dei Presìdi Slow Food, e proteggendo i prodotti a rischio di estinzione con l’Arca del Gusto.

Se dovessi definire il termine, la biodiversità è la varietà di organismi  viventi di ogni tipo e dei sistemi ecologici dei quali essi fanno parte; i biologi definiscono la biodiversità come “la totalità di geni, specie ed ecosistemi di una regione”. Ma biodiversità vuol dire, soprattutto, opportunità, possibilità, salvaguardia della complessità genetica, varietale e nutritiva. Esprime la varietà delle forme e l’abbondanza delle specie, rappresenta la vera ricchezza della vita sulla terra.

Per la sua tutela, Slow Food ha creato il progetto dei Presìdi, partendo dal fondamentale assunto che la battaglia per salvare la biodiversità non è una battaglia qualsiasi, ma è la battaglia per il futuro del nostro pianeta. Tutti possiamo e dobbiamo fare qualcosa, nei nostri territori, ogni giorno, senza concentrarci su ciò che abbiamo perso, ma su ciò che  possiamo ancora salvare.

La biodiversità è gravemente minacciata dall’agricoltura intensiva, cioè standardizzazione e omologazione, e da metodi non  sostenibili di produzione alimentare. Il 75% delle varietà di colture agricole è scomparso e tre quarti del cibo di tutto il mondo proviene da sole 12 specie vegetali e 5 specie animali. Un terzo delle razze autoctone bovine, ovine e suine è ormai estinto o sull’orlo dell’estinzione; ogni anno scompaiono 27.000  specie animali e vegetali, 3 ogni ora. Entro la fine del secolo, se manterremo questi ritmi, il 10% di tutte le specie viventi verrà estinto. Per questo motivo Slow Food porta avanti progetti a tutela della biodiversità; il progetto dei Presìdi è nato in Italia nel 1999 come fase operativa dell’Arca del Gusto, che aveva catalogato centinaia di prodotti a rischio di estinzione. Oggi raccoglie più di 4.816 prodotti e 537 Presìdi in 95 Paesi diversi.

Davvero un progetto mirabile!

Diceva Sayed Azam Alì “…quando muore un contadino se ne va con lui un’intera libreria!”. I contadini sono i veri custodi del nostro pianeta, conservatori di biodiversità e saperi tradizionali. Negli anni ’50  i contadini erano il 54 % oggi sono il 4% della popolazione lavorativa, per la maggior parte in età avanzata.

Per restare nella nostra regione, la Puglia, l’elenco dei Presìdi è ricco e variegato, dagli Agrumi del Gargano fino alla Cipolla Rossa di Acquaviva e alla Fava di Carpino, passando da una incredibile varietà di Pomodori e di Pescato tradizionale, solo per citarne alcuni.

Raccontaci, in particolare, della interessante iniziativa legata all’olio extravergine di oliva.

Con piacere! Essa, denominata, I presidi dell’Olio EVO mira a tutelare l’olivicoltura italiana, quell’immenso patrimonio di olivi, di contadini e di frantoiani che popola la penisola italiana fino alle isole più meridionali, e che vive un momento di estrema sofferenza. Una crisi legata al processo di industrializzazione della coltivazione stessa, con la creazione di nuovi impianti meccanizzabili e di processi sempre più tecnologici, che ha reso gli oli di eccellenza non competitivi.

Il patrimonio di alberi secolari o addirittura millenari diffusi in tutta la penisola contribuisce a rendere la produzione di olio extravergine italiano ancora più impegnativa e costosa. Così il mercato, orientato sul prezzo più basso, premia sempre di più oli di qualità scarsa. Per questo Slow Food ha creato un Presidio nazionale che promuove il valore ambientale, paesaggistico, salutistico ed economico dell’olio extravergine italiano. Un progetto di carattere nazionale, affinché i produttori di olio extravergine affrontano le medesime criticità in tutta Italia, seppure declinate nelle diverse aree di produzione.

Anche grazie a queste iniziative, come accennato, Slow Food lavora nella direzione di creare un consumatore consapevole del valore del cibo e pronto a sostenere un giusto prezzo e a remunerare  il lavoro dei produttori; un attore informato sui mondi del cibo (produzione,  trasformazione, distribuzione) e attento al consumo quotidiano dal fare la spesa, alla conservazione domestica dei cibi e alla gestione consapevole.

Abbiamo parlato di consumatori consapevoli. Concludiamo questa nostra chiacchierata molto piacevole con un cenno alle iniziative di educazione che Slow Food porta avanti.

Si tratta di azioni concrete e bellissime! Slow Food coinvolge scuole e famiglie in attività ludico-didattiche, tra cui gli orti nelle scuole e circa 10.000 orti in Africa. Slow Food educazione costituisce una serie di momenti formativi, informativi, ludici per creare consapevolezza, per seminare conoscenza, per coinvolgere gente appassionata, che a sua volta comunicherà e farà conoscere nuove opportunità. In primis “L’Orto in Condotta”: a metà degli anni Novanta nasce a Berkeley (California) il primo School Garden di Slow Food, pensato e “coltivato” da Alice Waters, vice-presidente Slow Food Internazionale. In Italia l’Orto in Condotta prende avvio nel 2004 divenendo lo strumento principale delle attività di educazione alimentare e ambientale nelle scuole; esso prevede percorsi formativi per gli insegnanti, attività di educazione alimentare e del gusto, e di educazione ambientale per gli studenti e seminari per genitori e nonni ortolani.

Le scuole che partecipano al progetto Orto in Condotta sono parte di una grande rete: insieme contribuiscono ad affermare il diritto al piacere del cibo nelle scuole. Sempre alle scuole è legato il progetto “Pensa che mensa”, la cui finalità è il pensare alle mense come luoghi in cui applicare il diritto alla convivialità e al piacere del cibo; ciò significa, quindi, adoperarsi per favorire una migliore qualità della vita di una grande parte della popolazione, sin dai primi anni di vita. Per far si che ciò si realizzi Slow Food propone corsi di formazione nell’ambito dell’educazione alimentare rivolti agli operatori delle pubbliche amministrazioni referenti della gestione dei servizi mensa e ai soggetti decisori nella stesura degli appalti.

Insomma, davvero tante iniziative di enorme interesse!

Concludo, questa volta davvero! Lasciami solo citare i Master of Food, non solo nati e pensati con lo scopo di far conoscere le materie prime, ma anche per far conoscere la filosofia Slow Food, il pensiero, proprio per creare consumatori consapevoli. Gli argomenti spaziano da Vino, Caffè, Cioccolato, Carne, Cereali, Distillati, Formaggi fino al Miele, all’Olio, Spezie, Tè ed educazione sensoriale.

Dando più valore al cibo si riesce anche ad evitare gli sprechi. Oggi un terzo della produzione mondiale annua di cibo, pari a 1,3 Miliardi, finisce nella spazzatura. Partendo dalla convinzione che quello che fa bene alla salute, fa bene al clima e viceversa, capiremo che dai comportamenti individuali e dalle scelte alimentari quotidiane, ognuno di noi può incidere in maniera positiva o negativa sull’ambiente. Questi sono i valori fondanti di Slow Food, far comprendere e percepire la biodiversità come battaglia quotidiana di ognuno di noi per tutelare la vita del pianeta, seminare educazione per capire i mondi del cibo e tutelarne la sostenibilità, fornire la consapevolezza che anche noi, con le nostre scelte virtuose, possiamo contribuire a migliorare l’ambiente in cui viviamo.

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Chiudiamo sempre i nostri interventi con una frase di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e che ci ripetiamo quotidianamente durante il nostro lavoro quotidiano: “Loro sono giganti, noi siamo moltitudine”.

Grazie!

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