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L’eclettico artista Sergio Laccone racconta ad LSDmagazine la sua vita ed i suoi progetti futuri

6 Ago 2014 | Nessun Commento | 1.316 Visite
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laccone44Cantante, chitarrista, percussionista, attore e molto altro. Eclettico è sicuramente l’aggettivo più adatto a definire Sergio Laccone, artista in continuo movimento fra nuovi progetti, generi musicali e viaggi. Nato in Capitanata ma fin da giovanissimo prestato al mondo, Sergio Laccone ha, dal suo esordio musicale, contaminato la tradizione musicale partenopea e mediterranea, di cui è profondo conoscitore, con la musica popolare di culture altre, in un personalissimo percorso come cantautore, – ha all’attivo 4 dischi  pubblicati in Italia – ma anche come autore e collaboratore di grandi nomi della canzone italiana, da Renzo Arbore a Tony Esposito, passando per l’esperienza Sanremese. Pur restando profondamente attaccato alle radici Italiane, Laccone ha ora spostato le sue attività nella Repubblica Dominicana, per una nuova avventura artistica.

La tua musica è definita world music, un’etichetta che spesso contiene generi e percorsi diversi. Tu come definiresti il tuo percorso artistico?

La mia musica si può definire word music già da prima che questo fenomeno si affermasse in Europa. Da quando ho 16 anni ho vissuto fuori e viaggiato per il mondo. Quando ho iniziato, nel 1982, la mia musica era il risultato della mia vita: raccontava quanto incontravo durante i miei viaggi. Da giovane ho ascoltato molto i Beatles e i Rolling Stones. Poi ho incontrato la musica latina e poi, naturalmente, la musica tradizionale, quella dei miei luoghi, delle feste di paese del Sud, dalle radici antiche. Conosco bene la tradizione napoletana, mio nonno aveva un piccolo negozio di dischi nel paese in cui vivevo, nel sub appennino dauno . La passione per la tradizione partenopea mi ha spinto, giovanissimo, a imparare da autodidatta a suonare la chitarra. Così è avvenuto il mio incontro con la musica. Poi più tardi ho studiato canto lirico e mi sono laureato al Dams occupandomi degli aspetti più umani della musica, quelli legati all’antropologia e alla spiritualità. Di tutta la musica mi colpisce l’aspetto rituale: anche oggi, sebbene sia tutto trasferito nel mondo virtuale dei social network, la musica si lega a fenomeni di incontro, di condivisione. Questo aspetto della musica mi affascina da sempre.

Sei pugliese di nascita ma la tua anima artistica è tutta partenopea

Bari non ha una tradizione letteraria e linguistica importante. Napoli è stata per molto tempo la capitale culturale del Sud Italia, la stessa tarantella è diventata famosa a Napoli. Il dialetto delle mie parti, in Capitanata, è molto simile al napoletano antico. Per questo la cultura napoletana è sempre stata il mio punto di riferimento. Ho sempre frequentato l’ambiente culturale napoletano. Poi, 15 anni fa, sono entrato nella compagnia di Roberto De Simone, con il quale ho lavorato per più di un anno come cantante e attore. Ho lavorato anche molto con Tony Esposito, Tullio De Piscopo e tutti i cantautori della scena napoletana.

laccone11E poi l’incontro con Renzo Arbore. Come è avvenuto?

Nei miei primi anni di attività ho scritto molte canzoni, fra cui “CumpàGiuann”. Questo pezzo è piaciuto molto ad Arbore che mi contattò per partecipare a Quelli della Notte e successivamente a DOC. Renzo è stato sempre molto attento al mio lavoro. Ha pubblicato alcuni dei miei brani nella sua antologia uscita nel 2005. C’è uno scambio artistico molto bello fra noi anche se, a un certo punto, ho seguito un mio personale percorso, lasciando un po’ da parte la carriera artistica. Adesso ho deciso di riprendere in mano la mia produzione, ho molto materiale da pubblicare. Per ora sto cercando di mettere a fuoco al meglio il mio progetto.

Nonostante l’amore per la cultura italiana hai deciso di spostare nuovamente la tua attività all’estero. Raccontaci dei tuoi progetti in Repubblica Dominicana.

Oggi purtroppo da noi la musica non è una cosa seria, raramente riesce a essere considerata un lavoro. Da meno di un anno vivo a Santo Domingo, qui mi sono accorto che ci sono grosse potenzialità per lavorare con la musica. Un mio amico giornalista viveva qua da tempo e mi ha chiamato a dirigere un nuovo locale musicale sulla costa Nord della Repubblica Dominicana. Un’occasione per far incontrare la musica italiana e l’anima musicale caraibica, non dimenticando la nostra cucina. Nel nostro locale nutriamo corpo e anima. È un ristorante, un teatro musicale e una scuola di musica e mi piacerebbe in futuro creare qui una casa di produzione.

Non hai progetti in Italia per ora?

Spero che l’Italia si accorga del lavoro fatto da tanti Italiani nel resto del mondo e che si renda conta dell’importanza nel nostro modello culturale all’estero. L’Italia è un paese in cui ho investito molto raccogliendo poco. È difficile farsi ascoltare, realizzare qualcosa se non sei amico di qualcuno. Spero sempre di poter fare delle cose in Italia, sono molto legato alle mie radici, però per me ora è inevitabile guardare altrove. Il nostro talento e le nostre tradizioni funzionano molto bene all’estero, per ora mi dedico al mio Cabarete Social Club.

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