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“Le Mosche”: Pacifico strappa applausi e risate al Teatro Forma di Bari con il suo spettacolo

3 Dic 2015 | Nessun Commento | 861 Visite
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pa1C’è un beffardo quanto infame destino – anche se forse assomiglia più ad una odiosa maledizione – che accomuna tutti i grandi autori di canzoni, anche quelli assunti nell’Olimpo della Musica; accade il più delle volte che l’inneggiare al nome dell’artista / autore, anche in pubblico colloquio, procuri nell’interlocutore una strana, indefinita reazione, e sul suo viso cali in un solo istante la fitta nebbia dell’ignoranza mista all’onta dell’impreparazione ed alla malcelata supposizione, ben rappresentata dal solito ghigno antipatico, che si stia citando un nome a caso, a sproloquio, probabilmente finanche frutto di smisurata fantasia; poi, basta che si cominci ad inanellare i fantasmagorici successi che quell’artista / autore ha regalato ad altri per far sì che il suddetto viso si illumini al sole della consapevolezza e della cognizione, mutando in un sorriso, ben più ebete del primo ma più simpatico, cui fa seguito la solita affermazione: “e potevi dirlo prima”.

Noi proviamo per una volta ad invertire l’ordine dei fattori, così da poter dare il giusto risalto all’artista che ha dato vita al secondo appuntamento della annuale stagione del Teatro Forma di Bari, vale a dire l’autore di brani tanto famosi quanto di sublime fattura regalati a gente del calibro di Andrea Bocelli (Bellissime stelle), Adriano Celentano (Tipa2 penso e cambia il mondo), Fiorella Mannoia (Apri la bocca), Gianni Morandi (Stringimi le mani), Musica Nuda, anche loro tra i prossimi ospiti del Forma, (Io sono metà; Pazzo il mondo?!; Una notte disperata), e poi Ornella Vanoni, Marco Mengoni, Noemi, Nina Zilli, Zucchero, Samuele Bersani, Raf, Simona Bencini ed altri, potendo peraltro contare su due divine muse ispiratrici quali Gianna Nannini (Sei nell’anima; Dimentica; Io e te; Le carezze; Mosca cieca; Pazienza; Indimenticabile; Salvami; Inno; Lasciami stare; Suicidio d’amore) e soprattutto Malika Ayane (Ricomincio da qui; L’unica cosa che resta; Contro vento; Il giorno in più; Sospesa; Il tempo non inganna; Neve casomai; l’intero album Naïf); ora che sapete il nome di alcune delle sue creature date in affidamento ad altri genitori, non avrete alcuna difficoltà a riconoscere il genio assoluto di Gino De Crescenzo, in arte Pacifico, davvero uno dei più grandi autori che siano stati partoriti da italico suolo, la spiazzante divina risposta a quanti asseriscono che non vi siano più magnifici compositori, giunto per la prima volta a Bari a presentare il suo spettacolo “Le mosche”, giusto seguito alla pubblicazione del libro omonimo, accattivante miscellanea tra parole e musica, canzoni e monologhi, più vicino ad un semi improvvisato reading che al teatro canzone del sommo Giorgio Gaber.

pa3In realtà potremmo dividere la tappa barese in due momenti ben distinti; la prima parte in cui Pacifico, presentatosi su di un palco spoglio con il solo supporto della sua chitarra, ma splendidamente coadiuvato dalla programmazione di Max Faggioni, ha elargito, senza soluzione di continuità, sorrisi e riflessioni, in un caleidoscopico succedersi di immaginari ed immaginifici racconti che hanno incantato anche lo spettatore più distratto, intervallando bellissimi passi del libro con sue perle musicali, molte delle quali tratte dall’album capolavoro “Una voce non basta”: scorrevano “Tu che sei parte di me”, che su cd vede un finale da brivido della Nannini, “Verrà l’estate”, nell’originale con la Ayane, “Pacifico”, “In cosa credi”, introdotta con parole dense di emozione anche legate ai recenti luttuosi fatti di Parigi dove Pacifico vive, “Boxe a Milano”, “Strano che non ci sei”, “Le storie che non conosci”, brano splendido nella sua inarrivabile leggerezza, che nella versione che gode della voce di Samuele Bersani ed un intervento del Maestro Francesco Guccini è stato testimonial della Festa del Libro, “Le mie parole”, “Infinita è la notte”, “Dal giardino tropicale” e “Stella Arturo”; peccato manchi in scaletta “Dentro ogni casa”, uno dei brani che personalmente preferiamo, ma tant’è!

Ma il Pacifico che non ti aspetti arriva più tardi quando, complice un invito del padrone di casa Michelangelo Busco a proporre anche qualche brano scritto per altri, il nostro si scopre inarrivabile intrattenitore; nel finto (?) dileggiarsi quale pessimo esecutore delle sue stesse canzoni, soprattutto se messo al cospetto dei già citati artisti che hanno goduto dei suoi doni, il cantautore milanese di origini partenopee si destreggia in un lungo siparietto in cui i precedenti sorrisi si tramutano in vere risate, ingaggiando unapa4 simpaticissima battaglia con la platea, una partita a perdere in cui il pubblico chiede a gran voce tutti i brani, offrendosi anche di cantarli in luogo del loro creatore, che invece non riusciva che a proporne dei frammenti, tutt’al più, ovvero nemmeno una nota, addossandone la colpa a dispettosi quaderni che ne hanno fatto sparire lo spartito, come nel caso della già citata richiestissima “L’unica cosa che resta”.

Alla fine, tutti a far ressa sotto il palco per accaparrarsi una copia del libro ed un saluto dell’“amico” Gino, sperando nella promessa di un suo imminente nuovo passaggio dalle nostre parti, magari di ritorno dall’Olimpo della Musica cui di diritto appartiene.

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