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Lasciamoci attraversare dalla poesia: intervista a Silvana Kuhtz ideatrice di “Poesia in Azione”

25 Set 2015 | Nessun Commento | 1.353 Visite
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pa“La poesia è l’arte di fare entrare il mare in un bicchiere”.

(Italo Calvino)

 

Poche semplici parole, quelle di Calvino, per definire l’indefinibile. Cosa sia la poesia non è facile spiegarlo e, probabilmente, non è neanche tanto necessario farlo. In casi come questo, comunque, si rivela utile tentare un percorso inverso, cercando di arrivare all’essenza dell’oggetto in questione partendo da ciò che allo stesso di certo non appartiene. Una sorta di processo graduale di disvelamento che, passo dopo passo, lo spogli di tutte le etichette fallaci che gli sono state attribuite per giungere infine alla polpa interna, alla sua vera natura. È questo il tentativo perpetrato dal movimento “Poesia in Azione” nei confronti della poesia. Nato a Bari nel 2005 per iniziativa di Silvana Kuhtz e una cerchia di amici e colleghi appassionati quanto lei, il progetto ha cercato nel corso dei suoi dieci anni di militanza di far cadere i cliché che vessano sul concetto di poesia, avvicinando quanta più gente possibile al suo immenso ed autentico potenziale. Cosa non è, dunque, la poesia? Non di certo una questione per soli accademici, né tantomeno un affare noioso ed ostico. “Poesia in Azione” promuove un approccio alternativo all’argomento che miri a liberare l’individuo dai suoi paletti mentali attraverso una stimolazione sensoriale che lo renda pronto ad accogliere l’intima essenza di quel “mare contenuto in un bicchiere” di cui parlava Calvino.

Sono queste le ragioni per cui le numerose iniziative di cui “Poesia in Azione” si è fattopa6 promotore germogliano lontane dai luoghi che si riterrebbe deputati alla poesia: non scuole, non accademie, ma garage e retrobotteghe. Spazi in cui la poesia diventi un canale che consenta l’incontro intimo e umano tra persone. Poesia come comunicazione e soprattutto come scambio, tra chi l’ha composta, chi la declama e chi, infine, la ascolta. Ognuno, però, pronto a lasciarsene attraversare e a rivestire ogni singola parola del senso profondo che riesce ad attribuirle nel silenzio della sua intimità.

Diverse le attività organizzate da “Poesia in Azione” fra cui si vogliano ricordare i concerti sensoriali, il corso di lettura espressiva, clessidra, il poetry slam ed infine i cosiddetti “semi”, una collana di piccoli libricini ognuno dei quali contenente 12 poesie composte da sei autori differenti (due per ciascuno) su un tema scelto. Abbiamo incontrato Silvana Kuhtz per chiederle qualcosa in più sul suo progetto. Davanti a noi una donna appassionata e volitiva, piena di idee e animata dalla gran voglia di condividere “l’esperienza poesia” con chi abbia voglia di accoglierla. Un “seme”, il suo, che è stato gettato e che siamo certi continuerà a dare i suoi ottimi frutti.

pa3Silvana, com’è nata l’idea di “Poesia in Azione”?

In realtà nel 2005 non avevo ancora un’idea chiarissima di quello che sarebbe diventata “Poesia in Azione”, è stato un processo graduale che è andato definendosi nel tempo. Avevo appena concluso un master in comunicazione che mi aveva dato il coraggio di usare la poesia non solo per me anche per gli altri. Nel 2006 abbiamo fatto i primi concerti sensoriali al Matisse, un pub in centro a Bari che ci ha dato lo spazio e in cui invitavamo un po’ di persone a giocare con i sensi e con la poesia.  A dargli vita siamo stati un gruppo di amici con competenze diverse: c’era un’amica profumiera che lavorava sull’olfatto, un’altra dottoressa che raccontava come fossero fatti i nostri sensi e un amico che lavorava più sul visivo. Invitavamo delle persone a lasciarsi trasportare dai sensi e io ne approfittavo per mettere in mezzo sempre la poesia e un microfono. Da lì, dato il grande coinvolgimento del pubblico, ho capito che fosse una buona idea mescolare la poesia con i sensi in un progetto multidisciplinare.

“Poesia in Azione” tende a “svecchiare” preconcetti legati alla poesia che tendono a ridurla ad un affare noioso per accademici, dimostrando quanto invece possa diventare stimolante e divertente. Come mai questi cliché erronei?

Credo ci siano diversi motivi. Si dice che la scuola trascuri la poesia ma non è pa1completamente vero perché io ho conosciuto moltissime insegnanti che sanno come approcciare i più giovani alla stessa. Vero è che ci fa paura ma forse perché molti poeti, soprattutto quelli meno bravi, si prendono troppo sul serio e questo eccesso di autoreferenzialità e seriosità può essere lesivo. Io dubito sempre della seriosità, per me è come un campanello d’allarme in generale, non solo per quanto riguarda la poesia. Sono convinta che le cose si potrebbero fare sul serio anche divertendosi. Quindi temo che sia un po’ colpa di questo tipo di poeti che pensano che la poesia vada capita, che sia necessario analizzarla nel dettaglio, mentre io credo davvero che vada piuttosto attraversata o bisogna lasciarsi attraversare dalla stessa, per poi restituire quello che ognuno ha recepito all’altro. L’idea che mi sono fatta è legata alla mia esperienza, io ho avuto la fortuna di studiare con poeti come Mariangela Gualtieri e David Whyte che ritengono che la poesia sia per tutti e uno strumento di formazione utile. Ad esempio, la Gualtieri la usa a teatro e Whyte, invece, nelle aziende per formare i dirigenti e su questo ha scritto anche un bellissimo libro che si chiama “Il Risveglio del Cuore in Azienda”.

Nelle iniziative di “Poesia in Azione” entrano in gioco tre attori principali: l’autore del testo, chi lo legge e chi lo ascolta. Ognuno pronto a dare un senso diverso alla stessa poesia. A chi appartiene dunque la poesia?

Appartiene a tutti ma anche a nessuno. La parola apre dei mondi e dirla in un certo modo è come recitare una formula magica. Tutte le volte che ho difronte un pubblico so che sto per pronunciare delle formule magiche di cui non sempre so l’effetto che avranno, so solo pa5che sarà esplosivo ma nel senso di un miglioramento di sé. La formula magica non si può lasciare solo scritta, la fata o la strega che sia la deve declamare a voce alta per fare accadere l’incantesimo. Se, invece, non la dice non succede niente. Bisogna far sì che la parola cada nel mondo reale perché, oltre a stare sulla pagina, deve stare anche nell’aria, per poi passare e atterrare nelle orecchie di chi l’ascolta. È così che accade qualcosa. È un mistero capire a chi appartenga quel volo ma di certo ha bisogno della responsabilità del lettore che si presti come strumento per fare accadere delle cose con la parola.

Il simbolo di “Poesia in Azione” è un cuore. Non credi che a scuola bisognerebbe insegnare ai più giovani un’educazione sentimentale?

Altroché. L’educazione affettiva come primo passaggio e poi sentimentale. Siamo spesso analfabeti emotivi ed affettivi, l’idea di “Poesia in Azione” è proprio questa: smuovere e fare accadere qualcosa che ci permetta di riconoscere le piccole grandi cose della vita. Succede spesso che, alla fine di un concerto sensoriale, soprattutto quando il pubblico leva il foulard dagli occhi, è come se fosse in trance, esaltato dai propri sensi. Questo perché ha fatto un’esperienza sensoriale forte che potrebbe però ripetere anche nel salotto di casa sua in ogni momento. Si tratta di guardare al di là delle cortine della vita che mano a mano ci mettiamo davanti per via dei nostri impegni e problemi. È come se fossimo vittime di in un’ipnosi quotidiana, ecco perché parlo di formula magica che, più che creare un incantesimo, abbatta piuttosto l’incantesimo dell’ipnosi in cui siamo tutti i giorni.

Ti andrebbe di parlarmi del progetto “Clessidra”? Il tema scelto per settembre è stato “Ponti”.

Con Clessidra siamo in giro tutti i mesi. È un gioco che abbiamo ribattezzato come “Azioni Urbane di Lettura con Clessidra” proprio perché, all’interno della stessa città, si cambia luogo dove ci si incontra da piazze a garage, ad associazioni, a musei… siamo alla ricerca sempre di nuovi posti perché facciamo proprio un’esplorazione della città ed in quel luogo portiamo la lettura. Tutto il gruppo che si riunisce deve fare qualcosa: o leggere o fare pa8vedere una cartolina, una foto, o dire qualcosa o suonare. Il gioco è molto semplice ed una delle sue regolette essenziali è che ci sia appunto una clessidra che segni il tempo massimo a disposizione per ognuno. Clessidra si è poi diffuso in altre città perché alcune delle persone che hanno provato il gioco a Bari se l’è poi importato nella propria città. Adesso siamo otto città aderenti. All’inizio dell’anno decidiamo i temi di tutti i mesi, tutte le sedi sanno qual è ed ognuna avrà una data diversa. Quest’anno le ragazze di Prato hanno chiesto di scegliere temi che avessero a che fare con l’urbe, con la città. Così abbiamo preso temi attinenti come “ponti”, appunto, “macchia” che sarà quello di ottobre, “condominio” che sarà il tema di novembre e “terra” che sarà quello di dicembre. In base al tema, ciascun partecipante dovrà portare con sé qualcosa che ritenga sia attinente. Non si può non far niente, questa è l’unica regola tassativa. Clessidra lo porteremo anche nelle scuole per i ragazzi a partire dalla IV elementare, già due circoli didattici hanno aderito.

Voi gruppo di Bari state organizzando anche iniziative che vi porteranno “in trasferta”?

Quello che porteremo in giro sono i concerti sensoriali, abbiamo delle date a Roma, Torino e Bologna. Portiamo in giro anche il mio libro, “30 Giorni una terra e una casa”, che è uscito a marzo e sulla base dei testi in esso contenuti portiamo il concerto sensoriale. Poi chiedo di trovare dei musicisti del posto e in base a chi c’è rimaneggiamo il canovaccio e facciamo questo piccolo concerto in cui  il pubblico viene stimolato sensorialmente ad ascoltare in maniera molto particolare.

Per quanto riguarda i Semi di “Poesia in Azione”, invece? I primi ad essere pubblicati sono stati “Amore”, “Coraggio” e “Libertà”.

pa7È da poco uscito “Pace”. In realtà diventano sempre un’appendice dei concerti sensoriali. È stato durante il concerto a Roma che, parlando con l’organizzatrice, ho avuto il lampo di genio di fare il seme sulla pace. In quel momento stavo proprio cercando il quarto tema. È curioso perché tutti e sei i poeti hanno scritto di mancanza di pace, hanno scritto di attualità e di quello che sta accadendo adesso. Quindi gireremo anche con “Pace”.

 

 

 

Per tenervi sempre aggiornati sulle attività di “Poesia in Azione” consultate i link:

www.poesiainazione.it

www.facebook.com/Poesia-In-Azione-1587628311500293/timeline/

 

 

 

 

 

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