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L’Afghanistan riveda la legge che discrimina le donne

28 Apr 2009 | Nessun Commento | 3.626 Visite
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karzaiIl progetto di legge sullo status delle donne sciite non è conforme ai principi di uguaglianza sanciti dalle convenzioni internazionali e incoraggia la discriminazione e l’ingiustizia. E’ quanto afferma il Parlamento chiedendo al governo afghano di rivedere la legge e di abrogare tutte le norme che discriminano le donne, nonché di prendere tutte le misure possibili per proteggerle dalla violenza, specie sessuale. Condanna inoltre l’uccisione dei difensori dell’emancipazione delle donne afghane.

Con 388 voti favorevoli, 4 contrari e 7 astensioni, il Parlamento ha adottato una risoluzione sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto l’IND/DEM) con la quale chiede la «la revisione del progetto di legge concernente la popolazione sciita in Afghanistan, il cui tenore chiaramente non è conforme al principio di uguaglianza tra uomini e donne quale figura nella Costituzione e nelle convenzioni internazionali». Sottolinea infatti i rischi che comporta l’adozione di una legislazione la cui applicazione è limitata a talune categorie della popolazione e che, per definizione, «incoraggia la discriminazione e l’ingiustizia». Raccomanda quindi al ministero della Giustizia afghano «di abrogare tutte le leggi che introducono una discriminazione nei confronti delle donne e che sono contrarie ai trattati internazionali di cui l’Afghanistan è parte».

In proposito, ricorda che il nuovo progetto di legge sullo status personale delle donne sciite – che interesserebbe dal 15% al 20% della popolazione – «limita fortemente la libertà di movimento delle donne, negando loro il diritto di lasciare le loro case tranne che per “scopi legittimi” ed esigendo da esse che si sottomettano ai desideri sessuali del marito, legittimando in tal modo lo “stupro coniugale”». La legge, inoltre, incoraggia «la discriminazione delle donne nel settore del matrimonio, del divorzio, della successione e dell’accesso all’istruzione».
Il Parlamento invita inoltre le autorità afghane, comprese le autorità locali, «a prendere tutte le misure possibili per proteggere le donne contro la violenza sessuale e contro altre forme di violenza basate sul genere, nonché a tradurre davanti alla giustizia gli autori di atti di questo tipo». Ritiene peraltro che i progressi che con grandi sforzi sono stati compiuti negli ultimi anni nel settore dell’uguaglianza tra uomini e donne «non dovrebbero essere sacrificati a mercanteggiamenti preelettorali tra partiti». E, in proposito, incoraggia le candidature femminili alle elezioni presidenziali previste per il 20 agosto prossimo e insiste affinché le donne afghane possano partecipare pienamente al processo decisionale.

sciiteAmmirando il coraggio delle donne afghane che hanno manifestato a Kabul contro il nuovo progetto di legge, il Parlamento «esprime loro il proprio sostegno» e «condanna le violenze di cui esse sono state vittime durante tali manifestazioni», chiedendo alle autorità afghane di garantire la loro protezione. Inoltre, condanna l’uccisione di difensori dei diritti dell’uomo e dell’emancipazione delle donne afghane, e in particolare il recente assassinio di Sitara Achikzai, parlamentare regionale. Nel dichiararsi poi «atterrito» nell’apprendere che la Corte suprema afghana ha confermato la sentenza di 20 anni di reclusione pronunciata contro Perwiz Kambakhsh per blasfemia, invita il Presidente Karzai a graziarlo e ad autorizzarne la liberazione.

Inoltre, i deputati invitano il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a continuare a sollevare la questione della legge sullo status personale delle donne sciite e delle discriminazioni nei confronti delle donne e dei bambini «in quanto inaccettabili e incompatibili con l’impegno di lungo termine contratto dalla comunità internazionale di aiutare l’Afghanistan nel suo sforzo di riabilitazione e di ricostruzione». La Commissione, poi, dovrebbe fornire un aiuto diretto al ministero afghano degli Affari femminili, e promuovere l’integrazione sistematica di un approccio di genere in tutte le sue politiche di sviluppo in Afghanistan. Il Fondo di sviluppo delle Nazioni Unite per la donna (UNIFEM), è infine invitato ad essere «particolarmente vigilante».

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