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L’Adjika Abcaso al Festival del Peperoncino di Diamante crea un legame tra i due Stati

26 Set 2019 | Nessun Commento | 644 Visite
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Jack Torrance

È un viaggio che ha il sapore delle spezie d’oriente, quello della delegazione della repubblica d’Abcasia al festival del peperoncino di Diamante. La delegazione del “paese che non c’è” – alla repubblica manca il riconoscimento internazionale e della Georgia, dalla quale reclama indipendenza – approda nella citta calabra per far conoscere la gemma della propria tradizione gastronomica, l’Ajika (agica). Di colore rosso bruno, dal sapore pungente ed insolito al palato dei mediterranei della sponda nord, l’Adjika per ogni abcaso è il condimento di ogni piatto, tanto che la parola stessa significa “sale”. Non è difficile immaginare i traffici di fieno greco, coriandolo, pepe e paprika, che donano quel sapore esotico alla salsa a base di peperoncino, percorrere via mare le stesse rotte, attraverso un Mediterraneo che secoli fa conosceva pirateria ma non frontiere.
La terra dell’Abcasia – sfido tutti ad indicarla al volo sula cartina – sulla scia di questi commerci ha intrecciato per secoli rapporti con i popoli del mediterraneo, e con il nostro paese. Fu proprio un genovese, nel XIV secolo a sancire l’esistenza di una bandiera abcasa disegnandola su una mappa come il palmo aperto della mano sullo sfondo rosso. Meta di santi, missionari, evangelizzatori e pellegrini, la regione può vantare l’aver ospitato due apostoli, Andrea Zelota e Simone il Cananeo. Quando vi giunsero, ai margini  di quello che allora era “il mondo”, la regione aveva già un lungo passato di colonia greca, con numerosi centri economici e culturali.

Nel momento in cui la capitale Sukhum (Dioscurias per gli antichi greci) compie 2500 anni e il piccolo paese si avvia al voto per le presidenziali, scopro per caso dell’iniziativa di portare l’Ajika a Diamante. Mi salta all’occhio l’insolito accostamento, su stampa russa, del rinomato Festival al nome di uno dei miei contatti, Kan Taniya. Ambasciatore di Sukhum, già viceministro degli Esteri del paese avrebbe dovuto far parte della delegazione. “Salve, leggo da Sputnik che sarà a Diamante. Me lo conferma?”- L’idea è nata durante una delle visite della delegazione abcasa composta dal ministro degli esteri, sindaco di Sukhum in Puglia, mi racconta il diplomatico. ”Abbiamo conosciuto i rappresentanti dell’associazione che organizza il festival a Diamante.  Il sig. Vito Grittani (originario di Capurso, dallo scorso autunno cittadino e diplomatico al servizio del governo di Sukhum) ha proposto di fare partecipare l’Abcasia, anzi il peperoncino abcaso e la famosa salsa piccante al Festival. E così tramite la rappresentanza diplomatica dell’Abcasia in Italia e paesi dell’Ue nella persona di Vito Grittani abbiamo fatto una domanda di iscrizione al festival”, aggiunge Kan.

La piccola repubblica è stata fiore all’occhiello della riviera del Caucaso,  meta di turismo per la nobiltà già in epoca zarista è diventata luogo di raduno e villegiatura estiva per l’intellighenzia della sconfinata Unione sovietica.  Si dichiarata indipendente all’indomani del crollo dell’Urss, dopo un doloroso conflitto che negli anni ’90 ha contrapposto vicini, colleghi, compagni d’infanzia, lungo una spaccatura più amministrativa che sociale e nazionale. Oggi il popolo d’Abcasia è alla ricerca di un proprio posto nel mondo, lottando contro le correnti della grande geopolitica. Fieri, ma calorosi. Serafici, ma pragmatici… pigri! A sdoganare con me lo stereotipo dell’abcaso pigro fu un ragazzo, seduto come me ai tavoli della storica caffetteria sul lungomare a Sukhum, scherzando sul carattere dei propri connazionali. Poi, con le parole di chi sa il fatto suo, mi raccontò della sua piccola cantina e di come sognava migliorarla.
Gli (autoironici) abcasi, o meglio gli abitanti dell’Abcasia, vivono in un territorio grande poco meno della nostra Basilicata, schiacciato tra il Mar Nero e le montagne del Caucaso. I ghiacciai, visibili dalle lunghe spiagge, alimentano decine di piccoli corsi d’acqua che rapidi attraversano le strette valli coltivate ad agrumi, vigneto ed ortaggi. Turisti e locali percorrono la statale, sotto gli occhi dei bovini al pascolo oltre la banchina e di qualche gatto selvatico a caccia tra gli arbusti. Di tanto in tanto, l’insolita architettura delle fermate dell’autobus di Zurab Tsereteli cattura l’attenzione di chi viaggia verso sorgenti termali e monasteri. Il fascino delle vecchie strutture alberghiere resiste, al passare del tempo e degli imperi, impassibile alle cicatrici della guerra.  

Circa quattro anno fa fu Vito Grittani, nostro connazionale attivo in campo diplomatico e sociale a ripercorrere le antiche vie che  che conducono al cuore del caucaso. Da que viaggio del 2015 s’innamorò subito della nazione e della problematica abcasa. Con il tempo, la sensibilizzazione della Comunità Internazionale alla causa del riconoscimento della repubblica de facto è diventata la direzione prioritaria delle sue attività socieli. Con l’aiuto dell’allora vice ministro degli Esteri, Kan Taniya – che pure ha forti legami personali con il nostro paese – nel settembre dello scorso anno, con decreto presidenziale è stato nominato ambasciatore a disposizione della diplomazia abcasa. A circa un anno da quell’importante riconoscimento è Vito a fare gli onori di casa, accompagnando la delegazione abcasa a Diamante. Due giorni fa l’Accademia del Peperoncino ha concluso un protocollo d’intesa, che porta la firma del sindaco di Sukhum. Un passo piccolo, ma importante nel suo genere. Un segno di penna in fondo ad un documento stipulato tra esperti ed amatori, non da giuristi, ma che riconosce l’esistenza di una tradizione e dei suoi custodi e portatori. Un refolo di vento per la diplomazia sulla rotte delle spezie.

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