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La vita è Pop, anche con il frigorifero vuoto di Massimiliano Palmese

14 Mar 2009 | Un Commento | 3.924 Visite
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copertina-pop-lifeIl ritmo c’è, Pop Life di Prince -quarantenni siete avvisati- ma è solo un sottofondo ad un quadro realistico che non lascia scampo: nell’appartamento romano del giovane protagonista, squattrinato aspirante scrittore, il frigorifero urla cibo da giorni, incombe da pagare luce, gas e la proprietaria di casa minaccia lo sfratto. Più che dormire per non pensare alla fame, o arrovellarsi per come continuare a vivere, non si può. Ad aggravare il tutto l’abbandono dell’università, perché -diciamolo- se non si sa chi è Andrea De Carlo meglio lasciar perdere la cultura. E’ l’incipit dell’ultimo romanzo di Massimiliano Palmese, nel 2006 finalista al Premio Strega con L’amante Proibita, vincitore del premio Santa Marinella e poi tradotto in molte lingue, ora in libreria con l’originalissimo Pop Life (ed. Newton Compton; pag.155; euro 12,00) spaccato ironico, dal retrogusto amaro sull’odierna condizione dei giovanissimi precari. Dai sogni proibiti, vero, ma forse non troppo. Tutto scontato? No, a risolvere la tragica situazione arriva in aiuto anche Holly, surreale attricetta in cerca anche lei di successo, ma così propensa a cacciarsi nei guai da far invidia alla più esperta arrampicatrice sociale. E le sorprese, come logico aspettarsi, sono infilate una dietro l’altra come le perline di un gioco di scrittura davvero intrigante.

Un titolo che mette allegria, spensieratezza, ma è così davvero “pop” la vita descritta nel libro? Non è così Pop, e non è nemmeno una bella vita. E’ quella che si chiama gavetta, bohéme, vitaccia, o vita di m*. Può essere molto divertente vista dall’esterno, ma da dentro è solo un inferno di limitazioni e di sofferenze spesso inutili.
Ironico e amaro allo stesso tempo, il tema risulta quanto mai di grande attualità. Una casualità? O una scelta voluta? La modernità ha creato il lavoratore precario e la crisi attuale ne ha acutizzato i problemi. Ma gli scrittori fanno la fame da sempre.
E quella speranza finale, di svolta in meglio… è davvero possibile? Ci crede? Quel finale è romanzesco, perché siamo in un romanzo. E’ un happy end, per quanto amaro. Io credo però che si possa sopravvivere a dei sogni sbagliati e smettere di sognarli. Bisogna solo deciderlo, bisogna averne la forza d’animo. Si chiama maturità, e ci si arriva col tempo. Naturalmente si tratta di arrivarci vivi.
massimiliano-palmese I suoi protagonisti sono ben delineati, a tratti quasi surreali, ma quanti giovani lettori pensa si possano rispecchiare in Pop Life? Le persone più diverse mi hanno detto di riconoscersi chi nella vita universitaria, chi nella gavetta artistica.
 I giovani si rispecchiano, gli adulti si ricordano di com’erano. Due parti che si intersecano molto bene nel romanzo, e senza voler rivelare i contenuti, a quale è più legato come ispirazione? La prima parte è l’affresco di un mondo a due facce: gli spiantati e i ricchi, le attrici avventuriere e gli squali del cinema, i giovani precari e gli anziani molesti. In effetti vi sono molto legato. La seconda però racconta la fuga per la salvezza.
 Il suo primo romanzo l’ha fatta conoscere al grande pubblico internazionale. Da questo cosa si aspetta? Sarei felice se Pop Life piacesse all’estero: c’è l’Italia, Roma, il cinema… In fondo è La Dolce Vita, dove però allo zucchero si è sostituita la cocaina.

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