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La visione filmica di Philippe Petit in Extraordinary Tales Of A Lemon Girl

26 Feb 2012 | Nessun Commento | 1.114 Visite
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pp_homecoverPrima che la musica popolare diventasse intrattenimento, le canzoni erano mute. Le frasi erano solo quelle scritte sul pentagramma, note che si infittivano o si diradavano per segnare il tempo in una battuta. In seguito il testo è diventato elemento essenziale capace di influenzare ritmi e melodie, ed è comparsa la voce a scandire tempo e imporre accenti.
In “Extraordinary Tales Of A Lemon Girl”- Chapter I: Oneiric Rings On Grey Velvet, il compositore Philippe Petit punta tutto sulla musica. Genio atipico della musica pop, con l’omonimo funambolo – reso celebre da spericolate camminate in bilico tra grattacieli – condivide giusto il temerario senso del precario. Appigli instabili diventano cardini che fissano punti incongiungibili: grazie alle sue scritture la musica popolare riesce a parlare di sentimenti e ad emozionare senza il tramite del verso cantato. Alla stregua delle suite di un tempo, le otto tracce vengono definite “movimento”. Anche nella rigorosa cronologia dei brani, Petit sembra indugiare nella tradizione che tutto incentra sui suoni, per stingere l’interesse verso formalismi che distolgono dall’essenza di un vortice ricreato con un vero e proprio modernariato di strumenti: ad arnesi della tradizione si aggiungono prototipi ricreati per l’occorrenza, assemblati con pezzi di ricambi vari.
Come recita l’interminabile titolo, Oneiric Rings On Grey Velvet è solo il primo di tre capitoli. Gli altri due, Fire-walking To Wonderland e Hitch-hiking Thru Bronze Mirrors, usciranno a più riprese durante l’anno in corso (tra aprile e settembre).
Il musicista francese recupera visioni sonore buone per accompagnare immagini sul grande schermo. I Movement sollecitano solo in parte registri rassicuranti (ideali per scene intrise di romanticismo) ma per la maggior parte dei 45 minuti restano preda di toni grevi e suoni sinistri che incutono una certa suspense. Petit ha composto, suonato, editato, mixato e masterizzato tutto il disco, puntando solo sulle proprie competenze. Proprio come l’impavido equilibrista ha deciso di sfidare da solo la sorte, anche se nel suo caso l’ipotesi del piede in fallo comporta un prezzo da pagare decisamente meno estremo.
Non un disco adatto ad ogni momento, ma sicuramente una pubblicazione idonea a rendere nota la verve di un inconsueto autore del nostro tempo.

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