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La vera storia della Gazzetta del Mezzogiorno parte X (ultima puntata)

16 Ago 2015 | Nessun Commento | 1.334 Visite
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DeTomasoMentre Russo affronta il processo la Società affida la ‘reggenza’ della direzione politica a Lino Patruno già vice direttore affianco a Russo. Ma dopo il micidiale colpo all’immagine del giornale, l’orizzonte della Gazzetta appare molto più gravido di nubi nere di altri quotidiani. La situazione della carta stampata nazionale si faceva sempre più drammatica continuando l’emorragia di pubblicità e lettori che producono veri e propri buchi neri nei bilanci dei quotidiani.

Se la crisi dell’editoria in generale è drammatica i ‘guai’ della Società di gestione della Gazzetta sono peggiori. Il 17 aprile 1996 la Fondazione del Banco di Napoli convoca la Edisud per discutere la richiesta di rinnovo del contratto di gestione. Non c’era nulla da discutere. La delegazione guidata da Giuseppe Gorjux non viene neppure ascoltata: la Fondazione aveva già deciso di non aderire alle proposte della Edisud… «non riscontrandone i presupposti, la richiesta non può essere accolta». Punto e basta.

Fin dal 1993 le aziende pubblicitarie avevano deciso di non rinnovare contratti con ‘minimo garantito’: «d’ora innanzi pagheremo solo la pubblicità che riusciamo a raccogliere». Una caduta libera per l’Editoria dove I costi di gestione aumentavano in misura esponenziale. Nel corso 1995 la carta per quotidiani è aumentata del 147%, poi c’erano gli inchiostri, la carta sensibile, le pellicole e, naturalmente il costo del lavoro.

Il 17 dicembre 1997 la Fondazione del Banco di Napoli decide di vendere testata, immobili e l’intero parco di mezzi tecnici e tecnologici all’editore catanese Mario Ciancio Sanfilippo noto imprenditore siciliano, proprietario di diversi quotidiani dell’isola. Giuseppe Gorjux entra nella nuova Società come socio di minoranza.

Il 13 febbraio 1998 la nuova proprietà conferma la fiducia a Lino Patruno, lui pure cinquantenne, barese, praticamente e volontariamente ‘confinato’ nei palazzi della Gazzetta dal 1966, togliendogli quell’inutile orpello di ‘reggente’. Giornalista professionista di grande esperienza, per lunghi anni ha guidato la redazione culturale del giornale, meridionalista come non ce ne sono più, autore di diversi volumi di storia, società e costume della Puglia e di Bari in particolare, Patruno rappresenta la continuità nella storia della Gazzetta che ha sempre scelto il Direttore politico dall’interno del giornale.

Patruno5È tempo di voltar pagina dunque, bisogna cercare di recuperare immagine, credibilità, autorevolezza senza perdere ulteriori consensi. È un compito difficile. Il prodotto-giornale non ha più il monopolio dell’informazione nel Paese. Ora è la TV, pubblica e privata a dettare le leggi del mercato con programmi che trasmettono notiziari 24 ore su 24.

Ma Patruno non è uno che si arrende facilmente. Con la perseveranza di chi usa la penna come un pittore il pennello, scrive a mano in un elegante corsivo che alla fine copia sulla tastiera senz’anima del pc, e intraprende una lunga, efficace battaglia di ‘sopravvivenza’ del giornale con una politica meridionalista opposta a quella razzista e rozza campagna della Lega Nord guidata da Umberto Bossi.

Come non bastasse nel 2000 il Corriere della Sera decide di aprire a Bari e a Lecce redazioni distaccate e centri stampa alla ricerca, loro pure, di rastrellare nuovi lettori e soprattutto la pubblicità locale, seguito a ruota da Repubblica.

Nel 2008, a seguito di un normale avvicendamento Lino Patruno passa il testimone al collega Giuseppe De Tomaso.

Ma sono veramente finiti i guai della carta stampata? Non proprio.

Stiamo assistendo in questo secondo decennio del Duemila alla formazione di una Società che si nutre sempre più di ‘informatizzazione’: il pensiero storico, sociale e filosofico ridotto a ‘pillole’. Non c’è più spazio e tempo per gli approfondimenti, ‘per saperne di più’. I quotidiani, la carta stampata è ancora una via di mezzo fra il più vasto sapere dei libri e l’offerta informatica. E le prospettive non sono rosee. Quando la generazione nata durante e dopo il secondo conflitto mondiale, abituata ad acquistare il quotidiano a portarlo a casa come fosse parte della famiglia, non ci sarà più, sarà difficile prevedere il futuro dei giornali.

La-nuova-sede1Lo sviluppo tecnologico di Internet, navigare in rete, dall’infinità dei siti ai sempre più diffusi social-network, addirittura vedere e parlare con un interlocutore che si trova a migliaia di chilometri di distanza con una serie di strumenti sempre più sofisticati, smartphone, tablet e persino con orologi da polso digitali; connettersi attraverso altre future diavolerie per essere in collegamento con il mondo intero, per avere notizie di prima mano ogni momento, seguire in diretta in strada, su un autobus, in treno o in metropolitana quello che accade in qualunque sperduto angolo della terra, è il massimo in un mondo sempre più convulso, in una società che ha sempre meno tempo e spazio da dedicare alla lettura di un quotidiano, si può dedurre che il futuro della carta stampata non è cosparso di rose e fiori.

Per concludere, se i guru della comunicazione di massa, se gli Editori, i Direttori dei quotidiani non s’inventano qualcosa di nuovo per differenziarsi e superare i TG24 o i già numerosi giornali on line, i quotidiani sono destinati a diventare prodotti di nicchia, un lusso per chi dispone di tempo e denaro perché in assenza di adeguati introiti pubblicitari, i giornali saranno sempre più costosi.

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