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La vera storia della Gazzetta del Mezzogiorno. Parte IX

9 Ago 2015 | Nessun Commento | 1.816 Visite
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g1Antonio Spinosa

Il 29 ottobre 1993 Antonio Spinosa, 70anni, nato a Ceprano in Ciociaria, con esperienze professionali fra Milano e Roma, assume la direzione politica della Gazzetta. Giornalista, storico, scrittore di successo ma totalmente negato nei rapporti personali. Ombroso, narcisista come pochi, nel suo primo editoriale dichiara di voler continuare nel rispetto delle tradizioni del giornale… e subito dopo se ne dimentica. Prima incrina i rapporti, anche i più solidi, fra colleghi che si conoscono da anni; poi letteralmente si ‘appropria’ di ampi spazi del giornale per pubblicizzare i suoi numerosi libri, vecchi e nuovi; apre ‘rubriche’ per raccontare ricordi personali, carteggi e una lunga serie epistolare con personaggi storici nazionali nessuno dei quali meridionale.

Dulcis in fondo, prima disconosce l’impegno assunto con i Lettori della Gazzetta, poi trasferisce le sue attenzioni, con editoriali incredibili, sul futuro politico dell’Italia guidato da Silvio Berlusconi. Rendendosi conto di aver disatteso i suoi impegni con l’Editore e con la redazione, apre al caos: nessuno deve sentirsi obbligato di fiancheggiare il Cavaliere, dirà ai redattori sbigottiti. Siete liberi di esprimere le vostre opinioni. Insomma, ognuno per sé. Così accade che i giornalisti della sede barese scrivono per la bandiera politica che parteggiano, quelli della redazione romana ‘sparano’ corsivi, editoriali e note di fuoco avversi al Cavaliere.

Giuseppe Gorjux che non ha rinunciato a scrivere qualche editoriale, cerca di mediare, suggerisce moderazione, rispetto degli impegni presi con la proprietà e con i Lettori. Ma Spinosa si adombra, si appella al ruolo insindacabile del direttore politico e il 29 agosto 1994 si dimette sbattendo la porta adducendo una motivazione paradossale: lamenta una insensibilità dell’Editore a sfruttare la sua immagine quale scrittore di successo. Egocentrico fino alla fine.

 

Franco Russog3

Gli succede, qualche giorno dopo, Franco Russo, già vice direttore, nato a Foggia il 2 gennaio 1945. La sua carriera professionale è iniziata nella redazione di Foggia della Gazzetta: redattore, capo della redazione, inviato speciale con Gorjux e vice direttore con Spinosa.

Russo ha appena il tempo di ‘acclimatarsi’ nella sua nuova veste che il 16 marzo 1995 finisce nel tritacarne di Tangentopoli. Accusato di aver intascato tangenti, è arrestato. La nuova stangata si abbatte come un macigno sull’immagine del giornale. Fa proprio male. E siccome gli sciacalli non mancano mai con un giudizio sommario la Gazzetta diventa la Mazzetta del Mezzogiorno prim’ancora che Russo fosse processato. Il 29 marzo si autosospende. Il 10 giugno, rinviato a giudizio, si dimette e il 18 aprile 1996 viene scagionato e assolto come centinaia di altri inquisiti per il medesimo reato.

Nello stesso mese in cui è arrestano Franco Russo, si consuma il divorzio fra i due soci di maggioranza della Società di gestione del Mattino e della Gazzetta. L’accordo è semplice: Stefano Romanazzi rinuncia alla sua quota azionaria della Gazzetta che in cambio riceve quella di Gorjux al Mattino. La settimana successiva Romanazzi cede l’intero pacchetto azionario del quotidiano napoletano al cognato palazzinaro Francesco Gaetano Caltagirone.

g2Acquisita la maggioranza delle azioni della Edisud, Gorjux chiede alla Fondazione del Banco di Napoli, proprietaria della testata, degli immobili e impianti, il rinnovo del contratto di gestione. Ma il Banco naviga in un mare di guai. Ha denunciato una perdita di 1.147 miliardi di lire per lo più inesigibili, rischia il crack e prende tempo.

Intanto la crisi dell’Editoria si è fatta drammatica: tra la fuga degli inserzionisti pubblicitari, la latitanza progressiva dei Lettori, l’aumento costante delle materie prime e non ultimo l’insostenibile costo del lavoro, l’Editoria appare senza futuro. C’è un solo modo per salvare le aziende dal disastro: tornare ad investire massicciamente nelle nuove tecnologie divenute ormai così sofisticate da consentire di ‘saltare’, eliminare interi cicli di produzione.

Si misero in campo varie forme di riqualificazione, ma gli esuberi erano sempre tanti. Per diversi quotidiani, che non avevano risorse da investire in tecnologie, il loro destino era segnato: il fallimento era alle porte, come poi accadde, anche per testate giornalistiche storiche e gloriose.

Fu un esodo. Tra il 1995 e ’96 alla Gazzetta saranno messi in prepensionamento oltre cento dipendenti fra giornalisti, tecnici e amministrativi. Un terzo della forza lavoro del giornale. Alcuni degli esodati avevano meno di cinquant’anni.

 

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