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La “vela” sale in cattedra. Pelaschier all’Università Parthenope di Napoli

12 Gen 2010 | Nessun Commento | 3.892 Visite
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Mauro Pelaschier all’ Università Parthenope di NapoliSi è svoltonell’ Aula Magna dell’ Università Parthenope di Napoli il primo dei cinque incontri denominati “La vela napoletana incontra…”. Cinque appuntamenti con nomi illustri della vela, organizzati dalla sezione cittadina della Lega Navale Italiana, a cura di Paolo Scutellaro e con la sponsorship di NorthSail Italia.
Protagonista di questo primo appuntamento è Mauro Pelaschier classe ’49 nato a Monfalcone, pluricampione italiano e olimpico di Finn, vincitore di nove titoli italiani tra il 1964 e il 1977, timoniere della barca Azzurra durante l’America’s Cup nel 1983.
Più che un incontro accademico volto a tracciare il percorso storico della vela negli ultimi 50 anni, Pelaschier mostra la voglia di raccontarsi davanti una platea di appassionati velisti in una città dove ha trascorso anni importanti della sua vita. Il servizio militare nell’esercito svolto a Napoli, l’incontro con personaggi storici del Circolo Savoia e le merende del suo amico Fortunato rendono il racconto del pluricampione, dall’aspetto da lupo di mare, molto umano, catturando l’attenzione del pubblico e suscitando divertimento.

Pelaschier comunica e parla per circa due ore, lui che da campione di categoria Finn, imbarcazione monoposto, mette a nudo in questo incontro universitario da docente della vela lo spirito innato del navigatore solitario che solo nel vento e nel mare trova quel linguaggio dell’anima che lo guida verso nuovi traguardi. “La prima volta a bordo con 11 membri di equipaggio mi domandai che cosa fossero venuti a fare, forse erano ospiti?!” racconta. A poco a poco fa uno sforzo per immergersi in una dimensione di gruppo e per comunicare con l’equipaggio, comportamento lontano dalla sua tradizione di agonista e dalla sua natura di triestino. “Una volta un amico mi disse: Se prima della virata ci avvertissi sarebbe meglio per tutti e potremmo aiutarti nella manovra” dichiara ancora.
Alle domande del pubblico su come fare per incentivare la vela a Napoli fornisce un dato matematico ed un altro di costume; nel tratto costiero del territorio giuliano, dove Pelaschier è nato, su 15.000 posti barca l’80% è occupato da barche a vela e non importa quale sia la stazza; a Trieste in barca si va comunque. Da qui anche il successo della Barcolana che da anni riunisce più di 2.000 imbarcazioni alla partenza, perché l’importante è andar per mare e andarci a vela, come è nella tradizione popolare dei triestini, che, pescatori per necessità durante i giorni feriali, diventavano regatari nei week-end.
Mauro Pelaschier all’ Università Parthenope di NapoliFiglio di Adelchi e nipote di Annibale Pelaschier, entrambi campioni nazionali ed olimpici di vela, classe Finn, Mauro non poteva che ritrovarsi a mare sin da ragazzino e nel suo racconto suggerisce la necessità di considerare questa passione come una professione, laddove invece ancora oggi viene considerato uno sport facilmente da abbandonare dopo i 15 anni, come avviene nella maggior parte dei casi. Perché nell’immediato la vela non dà grandi risultati di carriera, ma richiede costanza, tenacia ed una grande volontà di sperimentarsi in diverse categorie, prima di trovare il ruolo più adeguato alle proprie caratteristiche fisiche ed attitudini tecniche.
Ma in questo il campione richiama l’attenzione di una classe politica italiana che non riesce ad intravvedere nel mare una risorsa economica, prima ancora che ludica. In realtà andar per mare non costa nulla, una giusta politica dell’elemento Mare con adeguate infrastrutture, con l’insegnamento più diffuso della storia della Marineria Italiana e con la formazione di nuovi velisti, si potrebbe generare in Italia una nuova classe di professionisti del mare ed un indotto economico di notevoli dimensioni, senza considerare il prestigio nazionale nelle competizioni mondiali.
L’intervento di una ragazza velista disabile che, grazie all’associazione Peepul, che a Nisida ha impiantato la sua sede di scuola di vela per disabili, riesce a coltivare la sua passione per questo sport, rievoca in Pelaschier un episodio di collaborazione con un ragazzo sventurato che volle provarsi nella traversata oceanica fino a Miami. Mauro Pelaschier racconta ancora delle sue esperienze in varie edizioni dell’ America’s Cup, evidenziando come questo sport sia oramai avviato verso un tecnicismo sempre più spinto, con le competizioni multi-challenger ed il match-race sempre più agguerrito. “E’ un approccio – dichiara – alla vela che non tiene in conto la formazione del velista, ma lo catapulta direttamente in un ambiente dove la competizione e l’agonismo sono i passaggi decisivi per conseguire la vittoria.
Mauro Pelaschier i suoi trofei marini li ha già conquistati e grazie a questo suo intervento all’Università Parthenope consegue una nuova vittoria. Lui che in età giovane aveva trascurato gli studi per coltivare la passione del mare, oggi nel ruolo di docente universitario racconta della necessità di riscoprire la bellezza di andar per mare e di fornire alle generazioni future la figura di un maestro che trasmetta questa passione. E’ l’esempio dei padri o dei maestri che amano il Mare che deve suscitare nei giovani un rinnovato desiderio di scoperta verso nuovi orizzonti, anche professionali.
La LNI ha fissato per sabato 23 gennaio il secondo incontro della vela napoletana sul tema del ruolo del tattico. Ospite Tommaso Chieffi del team Shosholoza nella 32à America’s Cup.

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