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«La vedova allegra» convincente e registra una standing ovation nell’anfiteatro di Molfetta

19 Lug 2019 | Nessun Commento | 613 Visite
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I valzer, lo champagne, la Belle Époque, lo spirito di un’epoca irrimediabilmente perduta, tante risate e lo scintillio dei bellissimi costumi d’epoca. Tutti gli ingredienti erano al loro posto nella festosa messa in scena de «La vedova allegra» di Franz Lehár, rappresentata all’Anfiteatro di Ponente di Molfetta, in un allestimento promosso dall’associazione musicale Corale Polifonica «Sergio Binetti». L’anfiteatro molfettese, stracolmo in ogni ordine di posto, si è trasformato nell’ambasciata parigina di Pontevedro, dove la ricca vedova Hanna Glawari ha tenuto banco come al solito, in una delle vicende più divertenti in assoluto, legate a un matrimonio che s’ha da fare a tutti i costi. E si è trattato di un’operazione non da poco, giustamente premiata dal grande favore del pubblico, che ha assistito divertito e plaudente ai tre atti dell’operetta più amata di tutti i tempi. La direttrice d’orchestra Mirella Sasso ha guidato da par suo, con gesto morbido e grande esperienza il Coro e l’Orchestra dell’associazione «Sergio Binetti»: la musica di Lehár, tra l’altro, pur nella sua semplicità d’impianto, nasconde diverse insidie qua e là, dovute a una scrittura di grande ricchezza, in ogni fraseggio. Ma la conduzione di Sasso è sempre stata volta alla musicalità del gesto e al coordinamento di tutte le alternanze tra canto e prosa, elemento non facile quando si tratta di un’operetta.

A questo va aggiunta la regia attenta, nei dettagli, di Caterina Tattoli: semplice ma coloratissima, nella costruzione scenografica, quanto basta per arricchire l’ambasciata pontevedrina come una location un po’ sbarazzina ma elegante, in cui ne possono accadere davvero di tutti i colori. Il resto lo ha fatto l’ottimo cast, a partire dalle voci piene e convincenti di Lucia de Bari (straordinaria interprete di Hanna), Pantaleo Metta (un ottimo Danilo), Leo Antonio de Gaetano (molto divertente il suo Niegus), Raffaella Montini (bravissima in Valencienne), Carlo Monopoli (un perfetto Camillo), Nicola Andriani (anch’egli gustoso nel Barone Zeta). Ad impreziosire tutto, anche il corpo di ballo formato dall’ASD Scarpetterosa Academy di Molfetta, con le funzionali coreografie di Agnese Cassano.

La forza de «La vedova allegra» sta senza dubbio negli incastri drammaturgici e musicali. Ma bisogna dar loro vita e palpitazione sincera: per questo ci è parso che la Corale Polifonica «Sergio Binetti» ci abbia messo il cuore in questa rappresentazione, esaltando la genuina ispirazione di Lehár, tra i vorticosi e grotteschi scambi di coppie, di promesse, schermaglie, sospetti e rivelazioni. Il pubblico ha lungamente applaudito tutti i protagonisti, al termine, conquistato ancora una volta dai ritmi dei valzer viennesi, dalla «Romanza della Vilja» e da «Tace il labbro». Sarà anche «scabroso le donne studiar», ma l’allegria di questa «Vedova», ogni volta, è davvero contagiosa.

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