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“La Valle dei Dolmen”: le ricerche di Raffaele Renzulli sui siti dolmenici del Gargano ora anche in un libro

10 Ott 2015 | Nessun Commento | 1.026 Visite
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rr1E’ stato presentato, venerdì 25 settembre, nelle sale del suggestivo castello di Monte Sant’Angelo, l’importante libro intitolato “La Valle dei Dolmen”, edito da Andrea Pacilli (editore di Manfredonia), patrocinato dal Parco nazionale del Gargano, dal Comune di Monte Sant’Angelo e dal Gal Gargano.

Il libro è stato scritto dall’architetto Raffaele Renzulli, montanaro d’origine, ma beneventano d’adozione, il quale negli anni scorsi ha effettuato una serie di studi e ricerche sul sito dolmenico di Valle Spadella, riportando alla luce alcuni importanti monumenti megalitici, che nessuno prima d’ora era riuscito a decifrare e che senz’ombra di dubbio contribuiscono a rendere più chiaro e carico di testimonianze il periodo storicorr2 che precede quello greco-romano sul Monte Gargano. Si tratta, come è intuibile capire, di dolmen e menhir risalenti molto probabilmente ad epoca neolitica cioè databili tra 9 mila e 3 mila anni fa, che attestano la presenza di insediamenti proto-urbani nei pressi del Monte Gargano, una montagna che già in epoca neolitica rivestiva una valenza sacra, visto che a monte dei valloni che sboccano nella piana di Macchia, si praticavano culti religiosi in onore del dio Sole, come è facile desumere dai ritrovamenti portati alla luce in questi anni dall’architetto Renzulli.

La pubblicazione raccoglie gli articoli usciti in questi anni su L’Attacco, il cui giornalista- corrispondente ha firmato la prefazione al volume “La valle dei dolmen”. La storia locale dunque di Monte Sant’Angelo e del Gargano si arricchisce di un nuovo capitolo, quello riguardante queste strutture megalitiche, i dolmen appunto, intorno ai quali si svolgevano i riti per venerare il dio Sole in onore del quale si effettuavano sacrifici umani e animali. Erano presenti alla serata-evento, oltre all’autore del libro anche la presidente di Archeoclub provinciale Santa Picazio, il vicepresidente nazionale di Archeoclub, Walter Scotucci, il responsabile Archeoclub di San Severo Armando Gravina, il professor Pierfrancesco Rescio, il professor Giuseppe Piemontese, socio della Società di Storia Patria, moderati da Silvia Di Iasio, rr3presidente dell’ex Consulta della Cultura, nonché presidente della sezione angiolina del club Unesco.

E’ stato Scotucci a stigmatizzare l’atteggiamento degli amministratori e dei politici italiani che spesso non sanno riconoscere né sanno sfruttare il grande potenziale dei beni culturali nazionali, in un Paese, l’Italia appunto, che vanta il maggior numero di siti archeologici e culturali  tutelati dall’Unesco. Illuminante poi la relazione del professor Gravina, preciso nel tratteggiare le fasi del popolamento del Gargano avvenuto in età neolitica, soprattutto ai piedi del promontorio, all’interno del sito di Coppa Nevigata, lungo il litorale Nord (nei pressi della piana di Sfinalicchio tra Vico del Gargano, Vieste e Peschici) e nei pressi di Vieste dove sono stati rinvenuti enormi giacimenti di selce, con cui gli uomini preistorici costruivano le lame e le punte dei primi utensili. Gravina ha poi confermato che sul Gargano c’erano diversi insediamenti protourbani di epoca neolitica, soprattutto tra Lesina e Siponto al di qua e al di là del fiume Candelaro, in ragione del fatto che si poteva sfruttare l’acqua del fiume presente in abbondanza.

“E’ dunque probabile – ha detto sempre Gravina – che gli stessi abitatori di questi insediamenti protourbani praticassero sul Monte Gargano riti cultuali in onore del dio Sole, come è desumibile intuire dalle numerose strutture megalitiche rinvenute a monte dei valloni che sboccano nella piana di Macchia, dolmen e menhir come quello del rr4Galluccio da cui prende il nome la contrada nella quale sono stati costruiti negli ultimi anni diversi lotti di edilizia residenziale”. A proposito dell’espansione edilizia che metterebbe in pericolo il sito dolmenico appena scoperto, il professor Pierfrancesco Rescio dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli ha detto a chiare lettere che l’insediamento dolmenico costituisce una grossa potenzialità per Monte Sant’Angelo e che per questo va protetto dalla cementificazione selvaggia e da chi avrebbe interesse a demolirlo magari per costruirvi altri lotti edilizi.

Il professor Piemontese ha invece elogiato l’impegno dell’architetto Renzulli, spiegando come diventa sempre più preponderante l’interesse storico-filosofico nei confronti della cosiddetta anima dei luoghi (alla ricerca del genius loci), nel tentativo di rendere sempre più forte il legame fra uomo e territorio. Alla fine è stato proiettato il video sulla Valle dei dolmen a cura dell’architetto Renzulli che ha spiegato quale sia l’importanza per Monte Sant’Angelo di un sito archeologico di questo tipo, un insediamento dolmenico che potrebbe dischiudere anche grandi opportunità occupazionali per i giovani.

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