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La Tosca di Puccini in scena al Piccinni di Bari. Aspettando il ritorno al Petruzzelli

24 Set 2009 | Nessun Commento | 3.247 Visite
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Tosca
Mentre l’attesa per la riapertura del Teatro Petruzzelli di Bari si fa spasmodica (si parla, ma solo ufficiosamente, della celeberrima Nona Sinfonia di Beethoven per il concerto inaugurale), nel Teatro Piccinni è andata in scena la ripresa di un allestimento della Tosca datato 2007 con la regia di Elena Barbalich, le scene di Tommaso Lagattolla e la direzione musicale di Renato Palumbo. Si spera che sia davvero l’ultima opera allestita nell’angusto teatro comunale barese.

Le motivazioni, oltre che sceniche, sono squisitamente musicali. E’ infatti assurdo che uno straordinario capolavoro come la Tosca di Puccini si possa allestire utilizzando per l’orchestra solo una buca assai angusta e ben tre palchi adiacenti ove collocare percussioni varie, arpa, tromboni, celesta…A rimetterci è infatti la complessiva omogeneità sonora del risultato. E’ anche vero che un titolo popolarissimo come Tosca richiama sempre tanto pubblico. Ben presto infatti sono andate esaurite le quattro recite qui previste sino a domenica 27 settembre.

La regia della brava Barbalich, ottimamente coadiuvata dalla suggestiva scenografia di Tommaso Lagattolla e dalle luci preziose di Giuseppe Ruggiero ripensa Tosca seguendo un’impostazione minimalista dalle linee sobrie, essenziali, eleganti, pur nel rispetto di spazio e tempo della vicenda. Non sono visibili i tre luoghi romani della vicenda – Sant’Andrea della Valle, Castel Sant’Angelo e Palazzo Farnese – ma si intuiscono, o meglio, si materializzano direttamente nell’interiorità dei personaggi in scena, nonchè attraverso la stupenda musica di Puccini.

Un gioco di luci ed ombre, alcuni pannelli neri che frammentano il cielo romantico di un pittore (quasi) contemporaneo di Cavaradossi come Delacroix, il plumbeo, a tratti demoniaco, mondo di Scarpia, connotato invece da uno stile pittorico più vicino a quello di Caravaggio. Lo stesso dicasi nel primo atto – quello didascalicamente parlando ambientato nella Chiesa di Sant’Andrea – dove invece troviamo una camera ardente e un mausoleo, luogo tra l’altro originale di Castel Sant’Angelo. Insomma, una lettura quella di Barbalich e Lagattolla intelligente e (qualche volta per fortuna capita…) rispettosa della musica, che ha saputo coniugare tradizione e modernità, dovendo naturalmente fare i conti con l’esigua larghezza e profondità del palcoscenico del Piccinni.

Per quanto riguarda l’esecuzione musicale, note di merito vanno alla equilibrata direzione di Palumbo, che pur non risparmiandosi nei momenti più drammatici e turbolenti dell’opera pucciniana, ha svelato appieno anche il lirismo decadente e i fremiti più sotterranei della partitura. In questo compito egregiamente coadiuvato dall’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari, pur limitata nell’organico per le ragioni  anzidette.

Nel cast vocale svettava il celebre soprano ucraino Maria Guleghina, eccellente interprete del ruolo da molti anni, ha dato prova di una invidiabile presenza scenica, ma non è stata altrettanto impeccabile vocalmente, soprattutto nel registro acuto dove ha manifestato qualche incertezza, pur disponendo, va detto, di un timbro di rara bellezza nei centri. Toccante  il suo “Vissi d’arte”, tra l’altro lungamente applaudito dal pubblico. Il giovane tenore spagnolo Alejandro Roy (Mario Cavaradossi), pur apparso scenicamente un po’ spaesato, ha messo però in luce una vocalità generosa e (quasi) sempre sicura, reggendo bene il confronto con la Guleghina. Discreta la prova di Marco Di Felice (Scarpia), mentre meritano una menzione particolare il sagrestano di Gianfranco Cappelluti e lo Spoletta di Leonardo Caimi. Esemplare, infine, i cori della Fondazione Petruzzelli e delle voci bianche del Conservatorio “N. Piccinni” rispettivamente preparati con dovizia da Franco Sebastiani ed Emanuela Aymone.
Successo caloroso.

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