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“La teta asustada” della regista Claudia Llosa vince l’Orso d’oro alla 59/a edizione del Festival di Berlino

16 Feb 2009 | Un Commento | 2.258 Visite
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La teta asustadaAlla fine vince il Sudamerica con i diritti delle donne violate. Ad aggiudicarsi l’Orso d’oro di questa 59/a edizione del Festival di Berlino è stato infatti ‘La teta asustada (The Milk of Sorrow) film peruviano della regista Claudia Llosa, ma è andato anche fortissimo l’uruguaiano il ‘Gigantè di Adrian Biniez che fa incetta di premi (Gran Premio Giuria, l’Alfred Bauer e il Best First Feauture Awards), mentre attraverso gli attori vengono premiati altri due film molto belli come ‘London River’ (Orso d’argento miglior attore a Sotigui Kouyate) e il tedesco ‘Alle Anderen’ di Maren Ade che porta a casa ben due premi (miglior attrice a Birgit Minichmayr e Gran premio della Giuria).
Per completare un lavoro a detta di tutti ben fatto dalla giuria capitanata da Tilda Swinton, è arrivato anche un Orso non da poco, come il Gran premio della giuria, al film iraniano ‘About Elly‘. «Questo è il Perù, il mio paese» ha detto Claudia Llosa alzando al cielo l’Orso d’oro. E il suo film è tipicamente legato a questa nazione che dal 1980 al 2000 ha registrato 70.000 omicidi e innumerevoli casi di stupro e abuso. La regista ha raccontato questo dramma con la storia di Fausta, una ragazza che ha una spaventosa paura di essere violentata come è capitato alla madre e che si infila così una patata nella vagina per evitare possibili stupri (un espediente che ha fatto sorridere al festival). Un gesto emblematico, il suo, di una chiusura al mondo che però alla fine Fausta supererà.
Nel caso de ‘Il Gigantè si tratta invece di una commedia amara che racconta di una tenera storia d’amore ambientata in un supermercato. Qui lavora una corpulenta guardia di sicurezza (appunto il gigante) e anche una modesta donna delle pulizie verso la quale l’uomo è troppo timido per dichiararsi.
Come un pò accade a tutti i festival non è mancato il premio a un film di casa. È toccato quest’anno ad ‘Alle Anderen’ dell’esordiente Maren Ade, classe 1976, che racconta di una giovane coppia ‘scoppiatà composta dagli insoddisfatti Gitti e Chris, due individui che fanno davvero fatica a sentirsi una cosa sola.
Vera commozione invece alla premiazione del senegalese Sotigui Kouyate (Orso d’argento come miglior attore per ‘London River’) e già scelto da Bertolucci nel ruolo di Abdelkader ne Il tè nel deserto (1990). Vera faccia da totem, Kouyate incanta il pubblico con i suoi aneddoti divertenti quanto saggi e fa anche un appello ad andare oltre ogni pregiudizio razziale cosa di cui afferma sono capaci proprio i festival di cinema.
Ringrazia invece Dio e i suoi compatrioti il regista iraniano di ‘About Elly’, Asghar Farhadi vincitore del Gran premio della Giuria. Un dramma psicologico ambientato nell’Iran di oggi che ha colpito tutti. Un film che parte come una commedia e finisce come un dramma e che comunque ci dà, attraverso tre giorni di vacanza di un gruppo di trentenni iraniani, una chiara idea di un mondo che non conosciamo, ma che sta lentamente cambiando.
Si chiude così un festival in cui si è parlato quasi sempre di crisi: lo hanno fatto attori e registi, e la si è sentita davvero non solo al mercato del cinema berlinese (secondo in Europa solo a Cannes), ma anche per la minore presenza degli addetti ai lavori. Ma Dieter Kosslick direttore del festival e fresco del rinnovo di carica fino al 2011, butta acqua sul fuoco e dice che i biglietti venduti sono nel segno più. Fa insomma il suo lavoro.

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