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La terza Italia. Manifesto di un Paese che non si tira indietro: il libro di Vincenzo Spadafora

21 Mag 2014 | Nessun Commento | 1.638 Visite
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terza2Esiste un’Italia ostinata, che non fa notizia e che non si stanca di occuparsi degli altri. Quasi 5 milioni di persone compongono il cosiddetto “terzo settore”, un esercito di volenterosi che, nella cronica assenza delle istituzioni, persegue la solidarietà come obiettivo.

Al loro impegno Vincenzo Spadafora, ex presidente dell’Unicef e Garante per l’infanzia e l’adolescenza dal 2011, ha dedicato il suo primo libro «La terza Italia. Manifesto di un Paese che non si tira indietro» (Mondadori), che sarà presentato il 27 maggio all’Auditorium Conciliazione di Roma. «Il terzo settore è l’Italia che conosco, una parte sana del Paese che va raccontata», ha dichiarato Spadafora all’Ansa, «l’associazionismo e il volontariato in tempi di crisi si sostituiscono con fatica alle istituzioni, anche nei servizi essenziali». Molto più che una fotografia dello stato del settore, il libro rappresenta anche un’occasione per raccontare la sua storia, iniziata proprio in una delle zone più tristemente note della Campania: «sono cresciuto nella “terra dei fuochi”, in una famiglia normale che faceva mille sacrifici», ha raccontato il Garante, «con pochi mezzi, ma con dedizione e passione, sono riuscito a realizzare molti dei miei sogni: è questo il mio messaggio positivo».

SpadaforaIn prima linea nella tutela dei più giovani, Spadafora guarda con preoccupazione a uno Stato in cui poter sognare un futuro sembra un lusso per molti, soprattutto nelle periferie: «I ragazzi non hanno più grandi desideri: oggi sognano lo studio, il lavoro, la famiglia, ossia quelli che dovrebbero essere i loro diritti». Ecco perchè il libro offre l’opportunità di riflettere su una politica che dovrebbe rivestire un ruolo centrale nel sociale ma che ormai appare colpevolmente in ritardo: «La Terza Repubblica, a cui il titolo può riferirsi, secondo me non è mai nata», ha continuato Spadafora, «bisogna ritornare alla centralità dello Stato che al di là degli slogan faccia interventi concreti: sui comuni, ormai in ginocchio e impossibilitati a operare, nel Sud, utilizzando i fondi europei, e nei vari dipartimenti, indirizzando le risorse su progetti duraturi». Proprio tre giorni fa le politiche sociali sono tornate alla ribalta con l’annuncio da parte di Matteo Renzi di una riforma del terzo settore: «è un bene che se ne parli, ma il governo deve dirci in che modo vuole riorganizzare il settore e soprattutto dove sono i soldi», ha commentato il Garante. «Renzi ha anche annunciato la nascita di una Authority per il terzo settore, a cui io auguro una vita migliore della nostra, se mai nascerà», ha continuato riferendosi alla struttura da lui diretta. «Per noi è complicato trovare un interlocutore al Governo: manca una cabina di regia sui temi dell’infanzia e dell’adolescenza». «Il problema è la scelta delle priorità», ha concluso Spadafora, «e ho l’impressione che ci si muova sempre sull’onda di ciò che maggiormente può incidere sull’immaginario collettivo dimenticando le vere priorità».

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