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La tavola tra consuetudini alimentari e alternative vegetariane e vegane

24 Apr 2011 | Nessun Commento | 1.274 Visite
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veganNessuno vuole mettere in discussione la sacralità dei riti religiosi: fanno parte del nostro patrimonio culturale e sono parte della nostra identità. Tuttavia, io credo che poche cosa possano essere prese come dogmi indiscutibili, anche alla luce del fatto che spesso si giustificano usanze atroci in nome della religione e della tradizione.

Nel periodo pasquale vengono macellati centinaia di migliaia di agnelli. Io mi sono sempre rifiutata di guardare video cruenti in materia, mi è bastata la semplice osservazione della pietosissima, consapevole attesa di un animale davanti alle porte del macello.

Tuttavia, non si vuole convincere nessuno, le mie scelte restano circoscritte alla mia persona e riservate, però voglio presentare di un’alterità che esiste  anche a tavola e di cui credo sia giusto parlare, perché l’ignoranza è una minaccia alla democrazia: ti preclude la scelta.

Per definizione, pare, l’uomo è onnivoro. C’è chi non vede sé stesso come tale e decide di eliminare le carni dalla propria tavola in nome di un rispetto assoluto e totale nei confronti degli animali. I vegetariani, quindi, prediligono alimenti offerti naturalmente dalla terra o dagli animali, rinunciando o meno a seconda della propria sensibilità ad alcuni prodotti come latte e derivati e uova. I vegani vanno oltre escludendo anche questi cibi, professando un rifiuto totale di ogni tipo di sfruttamento ai danni di qualsivoglia essere vivente. Oltre allo sfruttamento, si pone l’accento su aspetti come le onerose risorse impiegate, i costi in termini di foreste, i danni ambientali causati al suolo e all’aria dagli allevamenti.

In un’ottica antispecista, tutte le forme di vita esistenti sulla terra vengono messe sullo stesso piano ontologico e perciò tutte viste degne di rispetto nella medesima misura, distruggendo quella gerarchia che vede l’uomo in cima, disponendo a suo piacimento di tutti gli altri esseri. Questo prevede non solo le già citate scelte alimentari, ma anche l’adozione di uno stile di vita in linea con il principio di non sfruttamento e rispetto verso l’ambiente: l’uso di vestiti realizzati senza materie prime provenienti da animali (come la lana), oltre naturalmente al bando delle pellicce, l’esclusione di prodotti cosmetici testati su animali, ma anche attraverso una certa etica nel fare la spesa, prediligendo dunque prodotti locali e a chilometro zero.

Bisogna riflettere sul fatto che il consumo di carne è sconsigliato a persone predisposte a certe malattie, mentre è interessante che, vegetariani e vegani non vedano compromesso il loro stato di salute poiché la loro dieta è frutto di una ponderata educazione alimentare e di una maggiore consapevolezza di cosa si mangia.

Una concreta e vivace dimostrazione di questo stile di vita è stato un incontro organizzato dal gruppo “Puglia veg*ana” (presente anche su facebook), che non si configura come un’associazione ma come un insieme di persone che sono felici di condividere le loro scelte e di spiegarle agli altri. L’incontro è avvenuto attorno a un’invitante tavola, che ha rivelato quanto gustosa, possa essere la cucina vegana. I piatti sono a base di cereali, pasta, verdure, dunque tutte materie prime già contemplate nella dieta mediterranea e di facilmente reperibili. In altri paesi europei prodotti un po’ più lavorati sono certificati da un marchio, due “v” verdi, che garantiscono al consumatore che in tutto il processo produttivo sono stati rispettati i principi vegani. Questo perché altrove anche le abitudini alimentari sono più svincolate dalle catene di certe consuetudini culturali; questo mi porta alla mente lo slogan riferitomi di un manifesto di Pamplona, forse un po’ forte ma calzante: “Il fatto che sia tradizione non significa che non sia stupido”.

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