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La strada degli 85th Academy Awards. Gli Oscar visti da LSDmagazine

23 Feb 2013 | Nessun Commento | 1.196 Visite
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85th Academy Awards
Ogni anno, a febbraio, eccolo: inesorabile e puntuale, il premio più famoso, più mainstream, più incoerente, più americano al mondo. Ladies and Gentlemen, from Hollywood, California…l’ Oscar!
Che piaccia o no, la notte degli Oscar ci coinvolge, smuove le nostre passioni cinematografiche e le nostre simpatie e antipatie per film, registi, attori e attrici. E ovviamente i veri appassionati la seguiranno fino all’alba (in Europa, ovviamente).
Quest’anno il numero di film candidati alla statuetta nella categoria “Miglior film” è da record: ben nove!
Ma prima parliamo del premio alla regia, perchè ho una mia opinione personale che vorrei esternare: come si fa a non includere Quentin Tarantino tra i candidati? Quando in “Django Unchained” ho visto lo schizzo di sangue in slow motion imbrattare di rosso i fiori bianchi nel campo di cotone ho avuto la pelle d’oca. Gli avrei portato l’Oscar di persona solo per quella meravigliosa inquadratura. E meravigliosa idea.
Fatto sta che Quentin non c’è. Allora diamo la statuetta a Kathryn Bigelow, perchè la sequenza del raid notturno dei soldati americani nella casa dove è nascosto Bin Laden è di qualità registica sopraffina. Sorpresa! Non è nominata neanche la Bigelow! Allora chi c’è? Haneke, Spielberg, Ang Lee, Russel e Zeitlin. Per lo meno spero vinca Zeitlin, che ha diretto “Re della Terra Selvaggia” con camera a mano e steadycam in modo davvero entusiasmante e dinamico, senza mai annoiare né dare il mal di mare. Ma le possibilità che ciò accada sono pochissime.
Torniamo a parlare della categoria “Miglior Film”, degli attori e delle attrici. Favoritissimo “Lincoln” per due motivi: idolatra un grande Presidente americano e c’è l’accoppiata Spielberg/Daniel Day-Lewis (attore che raramente sbaglia un colpo). La mia personale valutazione del film è, come direbbe lo chef Bruno Barbieri, “un mappazzone”. Due ore e 20 minuti di personaggi in costume che fanno monologhi politico/sociali ai quali rispondono altri personaggi con monologhi politico/sociali. Il tutto sempre all’ interno di ambientazioni chiuse claustrofobiche e sovraffollate. Bella la fotografia, belli i costumi, una buona prova del protagonista che fa pensare “tanto l’Oscar lo danno sempre a chi interpreta un personaggio storico…”.
85th Academy Awards
Se Daniel Day-Lewis vincesse come miglior attore sarebbe il suo terzo Oscar (il signor Al Pacino ne ha vinto uno solo in 70 anni, ecco la coerenza di questo premio…). Onore invece alla recitazione degli anziani e sempre grandi Tommy Lee Jones e Sally Field.
“Amour” di Michael Haneke: vincerà l’Oscar come miglior film straniero, ma il “miglior film” assoluto deve tornare negli USA, dopo il francese “The Artist” del 2012 (anche se era girato a Hollywood). “Amour” rimane comunque a parer mio il capolavoro di quest’anno. Ne ho già parlato molto quando l’abbiamo recensito su LSDmgazine, io ho adorato questo film. Però stavolta, ascoltando negli scorsi giorni varie opinioni contrastanti, pongo questo quesito: Haneke ha portato di nuovo sullo schermo la sua “pornografia del dolore” in modo furbo e un po’ sadico? Secondo alcune persone sì. Secondo il mio modesto parere, questa volta ha smussato gli angoli e ha portato la sua visione di un dolore diverso dal solito, più intimo e meno violento. Ma allo stesso tempo feroce ed inesorabile.
Emmanuelle Riva deve vincere l’Oscar come miglior attrice protagonista. Con la sua interpretazione in “Amour” la grandiosa 86enne non ha rivali, nonostante le ottime performances di Jennifer Lawrence (“Il Lato positivo”) e della piccola Quvenzhané Wallis (“Re della terra selvaggia”).
Non mi è piaciuta invece Jessica Chastain, intrappolata in un ruolo che la voleva troppo algida ed inespressiva.
“Zero Dark Thirty”, il film della Bigelow con protagonista, appunto, Jessica Chastain, è un film grandioso. E’ il nuovo modo di realizzare film di guerra firmato Kathryn Bigelow: crudo, complesso, realista, con scene d’azione magistrali e risvolti politici limpidi. Mi è piaciuto più del suo precedente “The Hurt Locker”.
Argo” di Ben Affleck è sulla medesima scia: bellissimo e complesso film sugli intrighi internazionali sviscerati nelle spire dei servizi segreti. Potrebbe essere il vincitore a sorpresa, l’outsider di lusso dove (anche qui) manca una nomination per la regia, ma ipoteca una vittoria per la sceneggiatura non originale.
“I Miserabili”: carino, estremamente lungo, bellissima fotografia e bellissimi costumi. Ottimo Hugh Jackman (forse arriva la statuetta per lui?) ma sicuramente penalizzato dalla scelta di realizzarlo interamente cantato, senza dialoghi. Risulta decisamente pesante, soprattutto visto che i musical rimangono una categoria di nicchia, grandiosi o piccoli che siano. Trovo un po’ esagerata la nomination per Anne Hataway, visto che ha una parte di dieci minuti. Ma, ad onor del vero, tiene testa ad un piano sequenza cantato davvero formidabile.
“Re della terra selvaggia”: se fossimo alla Berlinale e non a Hollywood vincerebbe a mani basse; ho già citato a riguardo il regista e la piccola ed eccezionale attrice.
“Django Unchained” meriterebbe un’analisi a parte, quindi mi limiterò a dire che non dovrebbe vincere come miglior film perchè è un remake/omaggio di decine di film spaghetti western e di originale e innovativo c’è poco. Però, che film grandioso! E che Di Caprio! E che Christoph Waltz! Il primo è di nuovo orfano (stavolta non si capisce perchè) di nomination, il secondo corre a grandi passi verso la personale seconda vittoria come “non protagonista”.
“Vita di Pi” proprio non mi è piaciuto, nonostante io sia un fan del 3D. Per ultimo il film “sorpresa” di quest’anno, cioè “Il lato positivo”: film semplice, ben diretto e ben orchestrato, con una trama solo all’apparenza facile, con bellissime prove attoriali di Bradley Cooper (il ragazzo continua a crescere a vista d’occhio e si è meritato la candidatura) e la già citata Jennifer Lawrence. Nomination “non protagonista” per l’immortale De Niro, ma è un po’ forzata. Unico problema di questo film (se davvero è un problema): non se ne capisce il genere. E’ drammatico? E’ una commedia? E’ una via di mezzo?
Concludiamo parlando dei nominati che però vedono escluso il proprio film dalle grandi candidature, come Denzel Washinghton protagonista di “Flight” e Naomi Watts in “The Impossible”: due garanzie, in qualsiasi ruolo delle loro carriere. Joaquin Phoenix e Philip Seymour Hoffman: attenzione, sebbene “The Master” sia stato escluso dalle nobili nomination, i due attori (o almeno uno dei due) potrebbero fare il colpaccio grazie alle loro superlative interpretazioni. Spero vinca la sceneggiatura originale di “Moonrise Kingdom” di Wes Anderson, film che ho adorato.
E ora lanciamoci nell’attesa frenetica della sera del 24 Febbraio, dove ovviamente andranno a vincere la statuetta tutti coloro che ho bistrattato e criticato negativamente in questo pezzo.
Perchè la magia della notte degli Oscar è questa: tu fai il tifo sfrenato per un film, un’attrice o un attore, poi accusi il colpo subito dopo la frase “and the Oscar goes to…” urlando un sofferto “Noooo! Non è possibile!” E in quella notte sai che non dormirai, affranto per le cocenti sconfitte.
Ma ricorda, ti sentirai sempre meglio di Leonardo Di Caprio.

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