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La storia del punk a Bari: gli UK SUBS live al Demodè

5 Mar 2012 | Nessun Commento | 1.489 Visite
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UksubsContinua l’esperienza della RocKcult  nell’organizzazione di eventi rock di elevata qualità, in attesa dei Napalm Death il 28 aprile e gli Obituary il 3 giugno prossimi, è il momento di tuffarci nella storia del punk con gli UK SUBS.  Ricordo quando il punk era un fenomeno giovane, l’atmosfera di ribellione che lo caratterizzava era elettrizzante. Per chi, come il sottoscritto, ha avuto l’occasione di trovarsi in Inghilterra negli anni ’80, il ricordo dei punk per le strade è indelebile. Creativi e rozzi con i capelli multicolore, il chiodo dipinto,  con Dr. Martens alti, i pantaloni stretti e l’aria di sfida,  i punk dominavano le strade. Erano bei tempi. Gli accordi veloci delle band britanniche come gli Exploited, i G.B.H. , i Discharge, gli Infa-Riot, gli Anti-Nowhere League e tantissime altre hanno influenzato il mondo della musica più di quanto si pensi.

Ieri, uno di questi gruppi storici,  gli UK SUBS (abbreviazione di  United Kingdom Subversives), in circolazione dal ’76,  si è esibito a Bari. Il ricordo personalissimo che avevo di questa band è il loro logo stampato in bianco nella parte inferiore di un chiodo indossato da un punk con la cresta blue nella città di Peterborough (nelle Midlands) negli anni ‘80. Non sono mai stato un adepto di questa band ma oggi non potevo mancare. Il “gig” è aperto dai Chain Reaction, storica band barese. Anche loro un’icona di quell’epoca e recentemente molto attivi sulla scena con il loro LP “Rottura Totale”, con all’interno il mitico E.P. “Gabbie” del 1985, brani live dell’83 e brani nuovi del 2010. Ricordo un loro 45 giri esposto in un noto negozio di dischi a Bari negli anni ’80.  È storia! Ragazzi cresciuti i Chain Reaction, ma con una grande energia e la voglia di trascinare il pubblico in un pogo senza respiro, come un tempo avveniva in postacci come il “Re Artù” o “La casa dello studente”.  Questa sera suonano 15 pezzi senza tregua e con aggressività. Rispetto ad altri concerti visti il suono risulta molto più potente e anche il mitico frontman dei SUBS, Charlie Harper, presente fra il pubblico, approva e incita la band. Segue la performance solista di TV Smith, ex cantante degli Adverts, altra band storica inglese, che esegue brani di questa band (e brani nuovi) in versione acustica. In un breve monologo, si scaglia contro la società contemporanea dei consumi fatta di catene di negozi uguali in tutte le città che non fanno altro che omologare i pensieri della gente. È interessante il suo concerto, perché smorza un po’ i toni della serata, ma a lungo andare annoia un po’.

Salgono sul palco gli UK SUBS e il pubblico si ravviva. Hanno un’aria vissuta, sanno il fatto loro e si vede. Sono considerati una band perennemente in tour e la dimostrazione di ciò  è la facilità con cui riescono a conquistare il pubblico (fondamentalmente di giovani). La scaletta non presenta sorprese e la band suona i classici: Emotional Blackmail, Down on the Farm (bellissimo pezzo che i Guns’n’ Roses hanno scelto come cover), Hell is other people, You don’t Belong, Riot, Barbie’s Dead, Stranglehold e numerosi altri. I pezzi sono gradevoli e molto punk rock, solo pochi brani come Disease si presentano più tirati. Mentre brani come Warhead hanno un incedere più cadenzato, e sono  decisamente più “ballabili”. Una bella serata. Harper osserva come sia meglio una domenica sera a Bari che un sabato sera a Siena, dove, probabilmente, il pubblico si era mostrato più freddo. Resta un pensiero un po’ nostalgico: l’atmosfera non è più quella degli anni ’80. Tutta la liturgia dei concerti punk è rispettata, il pogo, lo stage diving, le creste colorate, i cori, ma manca qualcosa: la “pazzia”, la “ribellione” e forse anche la sensazione di essere il “nuovo” che incalza. L’atmosfera è ovattata, non è più rozza e gioiosa com’era una volta.  Del resto, non è un fenomeno nuovo,  eppure, mi chiedo: “esiste un fenomeno oggi lontanamente paragonabile al movimento punk?”

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