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La purezza della Musica Nuda e leggera di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti al Teatro Forma di Bari

30 Mar 2018 | Nessun Commento | 786 Visite
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Musica-Nuda-lowTu non sai che peso ha questa musica leggera; ti ci innamori e vivi ma ci puoi morire quando è sera.” (Franco Migliacci per Gianni Morandi)

È tutta musica leggera, ma – come vedi – la dobbiamo cantare. È tutta musica leggera, ma la dobbiamo imparare.” (Ivano Fossati)

Nella vita, si sa, la fortuna aiuta gli audaci. E nella musica? Pure, possiamo finalmente affermare, grazie ad artisti che, pur affrontando mille difficoltà, sono riusciti a portare al successo progetti nuovi, coraggiosi, che irradiano luce accecante quanto originale sul panorama musicale della nostra misera penisola. Ferruccio Spinetti, raffinatissimo contrabbassista della mitica “Piccola Orchestra Avion Travel”, e Petra Magoni, tra le più belle voci in circolazione, detentrice di un’ugola dalle straordinarie potenzialità, preziosa e duttile come poche, ad esempio, si sono da tempo innamorati di un progetto ambiziosissimo, avvincente quanto difficile, interessante quanto folle, vale a dire dare vita al più piccolo ensemble orchestrale che si conosca (che non può assolutamente considerarsi un duo), composto “solo” di contrabbasso e voce. Nascono così nel 2004 i “Musica Nuda”, e nulla avrebbe potuto farci più piacere dell’essere stati testimoni dei successi che continuano a mietere, essendoci, in tempi non sospetti, professati loro ammirati fan, al punto da essere in possesso della loro intera produzione discografica (in cui sono orgogliosamente presenti anche i primordiali demo), che comprende ovviamente l’ultimo ottimo album “Leggera”, il primo interamente in italiano e quasi completamente composto di canzoni inedite, se si eccettua la cover di “Ti ruberò” di Bruno Lauzi, create per l’occasione da autori del calibro di Peppe Servillo e del suo – mai abbastanza compianto – sodale Fausto Mesolella, Susanna Parigi, Francesco Cusumano, Frankie Hi-NRG, Luigi Salerno, Kaballà, Tony Canto ed Alessio Bonomo, mentre “Canzone senza pretese” è la riscoperta di un inedito di Lelio Luttazzi e Alberto Zeppieri, che qui gode della voce di una promettente figlia d’arte che risponde al nome di Frida Bollani Magoni.

Naturalmente le canzoni del nuovo album l’hanno fatta da padrone anche nel concerto tenutosi nell’ambito dell’annuale stagione musicale del Teatro Forma di Bari, nuovamente sold out, che ha – come sempre – acceso di entusiasmo i fortunati presenti, circostanza non del tutto acclarata se – come detto – si pensi alle preliminari difficoltà di superare e distruggere gli steccati musicali cui siamo stati sempre costretti, di tornare alle radici della musica stessa per liberarla da qualsivoglia fronzolo e orpello, per restituircene la bellezza incontaminata in modo assolutamente convincente e coinvolgente, grazie al coraggio, voglia di misurarsi, ironia e autoironia, gusto sopraffino e smisurato talento che detengono.

Doti che, peraltro, ci è parso di poter rintracciare anche nella – purtroppo troppo breve – performance di Giulia Pratelli, voce e chitarra dalle affascinanti sonorità in linea col migliore italico cantautorato, che ha aperto la serata, accompagnata dal basso di Toto Giornelli, dando un piccolo assaggio dei due album che ha già pubblicato, per cui non possiamo non profetizzare un luminoso futuro, che non tarderà a giungere se continuerà a produrre perle come la bellissima “Se”, attendendola alla prova live in solitaria per dedicarle un intero scritto.

Ed, a pensarci, proprio la presenza sul palco barese di Giulia la dice lunga sulla filosofia di Petra e Ferruccio; a pochi artisti sarebbe venuto in mente di far aprire il proprio concerto da una compagine che, di fatto, ha le stesse prerogative del proprio gruppo, se non si è in possesso di visioni aperte ed illuminate. Musica Nuda è tutto questo e molto di più: non vi è alcun dubbio di essere in presenza di due menti musicali pensanti e pulsanti, che proprio alla prova dal vivo danno il meglio della loro impareggiabile arte, in un set che non ha avuto un solo momento di flessione e di incertezza, che assieme ai brani dell’ultimo disco, tra cui spiccavano “Come si canta una domanda”, “Condizione imprescindibile”, “Dimane”, l’allegra “Feltrinelli”, con coretto del pubblico, “Zitto zitto” e “Tu sei tutto per me”, proponeva capolavori irraggiungibili quali “Roxanne”, più vicina alla splendida versione di George Michael che all’originale stinghiano, “La canzone dei vecchi amanti”, “Ain’t no sunshine”, la beatlesiana “Norwegian wood”, eseguita in solo da Ferruccio, ed altre splendide magie che mettevano ancora una volta in risalto la classe incontrastata di Spinetti e le infinite possibilità esecutive della Magoni, ma mai con manierismo ed artificio, anzi semmai rispondendo appieno ai dettami di Italo Calvino quando diceva “Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore. La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso. Paul Valéry ha detto: <<Si deve essere leggeri non come la piuma ma come l’uccello che vola>>”, o come l’Arte dei Musica Nuda, aggiungeremmo noi.

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