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La presenza italiana in Brasile, storie dei nostri avi e della loro realizzazione

16 Mag 2010 | Nessun Commento | 2.392 Visite
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famiglia d’ambrosio
Se è vero che ogni paese ha un proprio fascino che lo distingue dagli altri, è altrettanto vero che non tutti possono vantare un insieme di bellezze storiche, artistiche e soprattutto umane pari a quelle del Brasile. Ricco di risorse naturali, avvolgente nella sua ‘immensità’, il Brasile sta adesso iniziando a godere anche di una certa rilevanza politica e economica, grazie allo sviluppo degli ultimi anni, che lo rende finalmente una pedina di importanza crescente sullo scacchiere mondiale.
I 190 milioni di brasiliani che popolano il paese sono per lo più discendenti di indios, di schiavi africani, coloni portoghesi o di immigrati tedeschi, polacchi e giapponesi. E poi ci sono gli italiani, che hanno ‘invaso’ il Brasile fra il 1874 e il 1970. Basta camminare per le strade di Florianopolis, Rio, Fortaleza o qualsiasi altra cittadina brasiliana per guardare in faccia questo sano e amichevole mix etnico e soprattutto, in mezzo alle tante razze che vivono insieme pacificamente, per scorgere facce italiane. Ancor più facile trovarsi di fronte alle numerose insegne di negozi con nomi che con il Brasile sembrano avere poco a che fare: Furlan, ormai comune a Belo Orizonte, Jodice a Sao Paulo o Martinelli a Rio de Janeiro. A Curitiba, capitale dello stato del Paranà, nella via alberata Bruno Filgueira, una delle insegne poco brasiliane è quella dell’Istituto D’Ambrosio, una scuola impegnata dal 1974 nell’insegnamento della lingua e diffusione della cultura italiana.
È il fondatore Antonio D’Ambrosio che ci apre le porte della scuola e racconta il suo lavoro.

Come e’ nata l’idea di creare una scuola italiana?

E’ nata perché, nonostante a Curitiba vivano molte famiglie con origini italiane, non esisteva in città una scuola simile. Per i brasiliani originari dell’Italia, imparare la lingua è un modo per mantenere un’identità culturale.

In quale maniera il suo istituto ‘diffonde’ cultura italiana?

I nostri corsi insegnano italiano con lezioni che vanno dalla storia alla gastronomia regionale. E non si tratta di insegnamento solo teorico. Ogni anno accompagniamo in Italia gli studenti affinché possano vivere in prima persona quanto hanno studiato o letto. Per molti di essi si tratta di un momento emozionante: è il viaggio di ritorno Brasile-Italia che i loro antenati non hanno mai fatto.

istituto d’ambrosioCosa sa dirmi dell’immigrazione che ha caratterizzato il Brasile?

Potrei scriverci un libro, e sarebbe pieno di uomini e donne coraggiose. Ma basti raccontare di un viaggio, quello del 3 gennaio 1874, quando un veliero partì dal porto di Genova con a bordo 386 famiglie. A bordo di quella nave, chiamata ‘Sofia’ che raggiunse Rio de Janeiro il 21 aprile 1874, c’erano i primi italiani che emigravano in Brasile. Fu la prima di tante imbarcazioni che fino agli anni ’20 traghettò fin qui più di 7 milioni di italiani, di cui il 30% proveniente dal Veneto. Per cercare di accontentare gli immigrati, le autorità brasiliane resero disponibili ai veneti terreni a sud del territorio dove il clima, più freddo, era un po’ più simile a quello a cui erano abituati; mentre al nord, dov’era più caldo, ci mandarono pugliesi, campani e calabresi.

Quali sono le origini della famiglia D’Ambrosio?

I miei antenati, provenienti da Vasto (CH), arrivarono in Brasile nel 1900 per stabilirsi nell’entroterra di San Paolo. Io sono venuto a vivere a Curitiba dove ho insegnato matematica e fisica per 30 anni. Con mia moglie, Marilene Dal Prà, (di origine vicentina) abbiamo fondato l’Instituto D’Ambrosio nel 1974.

Perché a Curitiba?

Perché è una città ricca di cultura, forse la più evoluta del paese dal punto di vista artistico ed intellettuale e forse più vicina all’Europa. Molti degli italo-brasiliani che vivono qui sono discendenti dei fondatori di città brasiliane come Nova Treviso, Nova Vicenza, Nova Trento, Nova Pádua, Nova Veneza, Vale Vêneto, ecc. Così pure l’architettura si ispira a città europee con ornate costruzioni ispirate allo stile nouveau una volta appartenute alle famiglie di ricchi commercianti europei.

storicaChi sono oggi i discendenti dei pionieri italiani?

Sono proprietari terrieri, medici, politici e anche grandi artisti, i quali ricordano con orgoglio le avventure e disavventure dei loro antenati. Ed è grazie ai loro sacrifici, al loro carattere forte (e alla generosa accoglienza del Brasile) che oggi possiamo permetterci questa vita colma di grandi possibilità.

D’Ambrosio ci porta poi a conoscere i suoi studenti. La hall dell’istituto dove li incontriamo è un’elegante sala con pavimento in ceramica e quadri alle pareti con splendide vedute italiane, improvvisamente invasa da un familiare e benvenuto profumo di caffè. Gli studenti pare seguano la scia profumata: arrivano subito e prendono posto nella sala con il loro cafezinho.
Insomma, essere all’Istituto D’Ambrosio è come essere in Italia, tra amici. Guardando gli studenti si ha l’impressione di conoscerli: visti qui dal Brasile ricordano i vecchi amici a casa.
Molti dei loro antenati, spiega D’Ambrosio, arrivarono qui con i primi gruppi di immigrati, cioè tra il 1870 e il 1900.

Ecco le storie dei loro antenati:

Pietro DALL’OGLIO: arrivato nel 1883 a 23 anni, veniva da Cison di Valmarino (Treviso). Si trasferì nell’estremo sud del Brasile dove lavorò la terra, coltivò uva e produsse vino. Oggi la sua famiglia è cresciuta fino a colonizzare anche il freddo e ricco meridione brasiliano.

Ferruccio FASOLO: nato nel 1879 a Piazzola sul Brenta (Padova), sbarcò in Brasile ancora bambino, nel 1888, proprio l’anno in cui furono liberati gli schiavi brasiliani. Infatti furono gli italiani ed altri immigranti a sostituirli con duro lavoro e paga misera. Ferruccio sfuggi a questo destino: diventò calzolaio, insieme a suo padre. Oggi i discendenti della famiglia Fasolo sono sparsi ovunque nel sud del Brasile.

Luigi MOLETTA e sua moglie Anna BORDIGNON: partirono da Bassano del Grappa (Vicenza) verso il porto di Genova e da lì per il Brasile. Si stabilirono inizialmente a Morretes, cittadina del Paranà con una significativa presenza veneta. Successivamente si trasferirono a Curitiba dove avviarono un commercio di combustibili. Fu la loro famiglia che fece erigere la prima cappella del quartiere.

Pietro DAL PRÀ: arrivò in Brasile nel 1890 proveniente da Chiuppano (Vicenza). La sua famiglia si spezzettò in giro per il paese: alcuni a sud dove diventarono piccoli proprietari terrieri. Altri andarono a Curitiba, dove un discendente della famiglia – Delicio Dal Prà – contribuì all’introduzione del trasporto pubblico in città.

Le famiglie TREVISAN, MADALOSSO, VENDRAMIN, FADANELLI e tante altre di origine veneta si stabilirono a Curitiba e ne fecero una piccola colonia del Veneto. Fondarono un vivace quartiere fatto di ristoranti e negozi, Santa Felicidade, meta turistica della città. Ancora oggi, passeggiando per Santa Felicidade, sembra di rivedere un po’ di Veneto, anche se trasportato in una dimensione parallela, quella del Brasile.

La mia visita a Curitiba, all’Istituto D’Ambrosio, è stata emozionante. Ho avuto l’impressione di rivedere vecchi amici, rivivere un’importante storia del passato, una storia di uomini e donne la cui forza d’animo è ispirazione per le generazioni future. Ho incontrato i discendenti degli eroi pionieri i quali, muniti di un biglietto di sola andata, non hanno mai più visto la patria. I loro sacrifici, il loro duro lavoro in una terra vergine rappresentano la base del nostro benessere economico, sociale e culturale. A loro siamo eternamente grati.

Le foto sono del nostro inviato Angelo Iudice 

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