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“La mia non è una moda ma un modo di essere”. Lisa Corti racconta la nascita delle sue creazioni

26 Ott 2015 | Nessun Commento | 1.998 Visite
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lc1De Andrè non è stato mai di moda. E infatti la moda, effimera per definizione, passa. Le canzoni di Fabrizio restano”. Lo ha detto Nicola Piovani, pianista, compositore e direttore d’orchestra ricordando l’amico artista scomparso nel 1999. Ma la moda è davvero sempre sinonimo di precarietà o le parole che Piovani ha dedicato al cantautore genovese possono trovare spazio anche in un mondo che, forse più di altri, è vittima della volubilità dei gusti e del fluire dei tempi? La risposta potete trovarla da Home Textile Emporium di Lisa Corti dove l’artigianalità si mescola al gusto contemporaneo attraverso atmosfere uniche ed originali con cui potrete vestire voi stessi e la vostra casa. Abbiamo incontrato la signora Corti nel suo atelier per scoprire come nasce il suo lavoro.

Sig.ra Corti, una visita al suo atelier in Via Lecco 2 è un vero e proprio viaggio. Nei suoi lavori si percepiscono ispirazioni diverse capaci di mescolarsi senza annullarsi. Ma qual è stato il momento cruciale in cui ha deciso di creare il progetto Home Textile Emporium, tanto da trasformare la sua casa in un atelier aprendo uno spazio considerato tra i più intimi della persona?

Non c’è stato un momento decisivo ma un’evoluzione lenta che parte dalla mia vita, dal fatto che io sono nata in Africa e mi sono sempre circondata di colori. Non ho mai messo a fuoco un progetto tutto è nato molto spontaneamente. Ho iniziato facendo dei vestiti per me e la gente mi chiedeva dove li comprassi ed è allora che ho pensato: perché no? Anche la mia casa era arredata in un certo modo, risentiva dell’Africa e di quelle sue case un po’ coloniali. Pian piano, un certo giorno, mi sono resa conto che ero stanca di fare consulenze ed ho deciso di offrire quella che ero attraverso qualcosa che rappresentasse il mio gusto.lc2 Così, per dieci anni la mia casa è diventata casa-bottega in zona Ticinese a Milano e col tempo l’Home Textile Emporium ha avuto molto successo anche tra la stampa; il primo articolo apparve sull’Heral Tribune. Era il 1986, il mio lavoro rappresentava una vera novità e sull’onda di quell’articolo abbiamo avuto molti servizi all’estero perché nessuno aveva mai fatto qualcosa di simile. Evidentemente ho un dono: un forte gusto del colore. Ed anche una creatività che mi permette di fare determinate cose. Poi negli anni tutto questo si è formalizzato e adesso siamo un’azienda apprezzata, abbiamo tre negozi in Italia a Milano, Roma e Firenze ma siamo anche a New York , Parigi, un po’ in tutto il mondo.
Lei è nata ad Asmara e vissuta fino a 19 anni in Etiopia ma anche l’India ha una parte importante nella sua vita. Quali influenze hanno avuto nel suo lavoro le sue radici e l’amore per queste terre?

Le mie origini hanno esercitato un’azione molto importante sul mio lavoro. Il clima, il modo di essere delle case, l’architettura, la fauna e la flora, i mercati. Vivere in Africa mi ha fortemente influenzata. La cosa incredibile è che i mercati africani erano fatti anche da indiani, India che io poi ho ritrovato anni dopo in altro modo quando ho continuato le mie ricerche. L’India è come una miniera senza fondo per l’ispirazione vista la sua immensa cultura e la grande possibilità di ricerca. Lì fanno cose come accadeva molti anni fa pur restando attuali; ad esempio i block printing, stampi di legno intagliati e poi bagnati nel colore. Io fornisco il disegno perciò quel che forse ho fatto è non comprare ciò che già esiste ma creare qualcosa di nuovo portando le antiche tecniche nel mio modo moderno. Il risultato finale non ha niente a vedere con l’India ma risente di tutte le influenze che a me piacciono: l’Oriente, l’Africa, l’Asia. Mondi che conosco e in cui sono proiettata.

C’è un posto in particolare, oltre l’India, che l’ha conquistata ed ispirata?

lc3L’India è una scelta di vita, passo parte del mio anno lì perché è come se ritrovassi le mie origini. E poi l’Eritrea, l’Africa, tutto viene trasportato nel mio lavoro. Una mostra che vedo, un viaggio che faccio, in qualche modo non c’è niente che mi sfugge. Ho preso dalla Cina, dall’Egitto, prendo spunto da lei, con cui parlo in questo momento, se ha una camicia carina. Sono una raccoglitrice di stimoli, di ogni soffio che mi passa vicino. Noto ogni cosa e se questa ha qualche possibilità di appartenere a quella che è la mia visione me ne impossesso subito.

Le sue nuove collezioni sono Corolla Frida e Maraja. La prima è da considerarsi come un omaggio alla grande pittrice messicana? Mentre la seconda da quale ispirazione è nata?

Frida mi piace molto ma questa collezione non è proprio un omaggio, l’ispirazione non viene da un suo quadro ma da un’interpretazione di lei all’interno di una composizione in cui erano presenti vari disegni. Io ne ho trasformato uno accostando la parte geometrica ad un fiore che non c’entrava niente ma per me era importante per dare un senso a quello che poi è diventato il disegno di Corolla Frida. Sono quindi due elementi che metto insieme ed è in questo modo che i miei disegni diventano un po’ dei marchi. Non ho problemi a riutilizzare anche un disegno di qualche anno fa perché osservandoli, lavorandoci, diventano sempre diversi, nuovi. Anche dalle mattonelle turche ho tratto unalc5 grande ispirazione e ne ho fatto una collezione perché mi piacciono molto; ma di solito i disegni delle mattonelle sono molto duri per le mie stoffe e quindi anche in quel caso le ho reinterpretate. Maraja, invece, è un vecchio disegno che avrà vent’anni. Pensi che il fondo viene dall’Adorazione Dei Magi di Benozzo Gozzoli: è la manica di un angelo reinterpretata! Mentre il fiore viene dalla rilettura di un altro fiore, quello di un vecchio tappeto mousson con un bordo a righe. Se utilizzo un disegno già fatto è perché detesto questo consumo insensato per cui ogni sei mesi bisogna cambiare tutto. Le nostre creazioni invece sono diventate piano, piano, riconoscibili perché hanno una loro identità ed è per questo che non faccio parte del classico mondo del fashion: perché creo cose che mi rispecchiano e che la gente apprezza.

C’è una tra le sue passate collezioni alla quale si sente particolarmente legata?

Si, è una collezione ispirata a Matisse a cui mi sento molto vicina perché, con mia grande sorpresa, ho scoperto che delle cose a cui avevo dato vita le ho poi ritrovate nei suoi quadri. Soprattutto quelli del periodo Marocco con i suoi colori, le luci, i tendaggi e i vestiti lc6e questa felicità nel suo tratto che mi coinvolge intensamente tanto che ho fatto varie collezioni ispirandomi alla sua pittura.

Lei dice di non appartenere al classico mondo del fashion. Quindi, come risponderebbe a chi le chiede: perché scegliere Lisa Corti?

Perché non è una moda ma è un modo. Un modo di essere. In fondo la cosa bella di questo lavoro è che non parliamo solo di oggetti ma di un vero e proprio modo di vivere, di abitare e di vestirsi.
 

I materiali pregiati e scelti con cura, la stampa manuale su tessuto ottenuta con l’antica tecnica del block print, la suggestione di terre lontane che con le loro tradizioni si mescolano alla sensibilità con cui Lisa Corti si approccia alla vita e alle storie che ne fanno parte, rendono ogni suo capo un pezzo unico capace di oltrepassare la linea del tempo per diventare imperituro, eterno. E proprio per questo sempre moderno.

www.lisacorti.com
 

 

 

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