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La mediazione obbligatoria. La riforma che sollecita il dialogo fuori dalle aule

14 Mar 2011 | Nessun Commento | 2.561 Visite
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tribunali“Il numero dei giudici è quello di quarant’anni fa ed è inammissibile che in una società per contro sempre più litigiosa l’unica risposta possibile al contenzioso civile sia il giudizio”. Esordisce così l’avvocato Dante Leonardi nel convegno alla Camera di Commercio di Bari promosso dall’Associazione Provinciale F.I.M.A.A. Bari e Adr Aequitas – sede locale di Bari. L’incontro ha visto una nutrita partecipazione di professionisti (avvocati, commercialisti, imprenditori) chiamati, a partire dal prossimo 21 marzo, a confrontarsi con l’entrata in vigore della conciliazione obbligatoria in materia civile e commerciale introdotta nel nostro ordinamento dal D.Lgs. 4 marzo 2010, n.28 che a sua volta ha recepito una direttiva comunitaria. “C’è un grande fermento in tutti gli ordini professionali – dice il presidente della Camera di Commercio Sandro Ambrosi -, Lo spirito e la responsabilità di tutti gli attori deve essere di dare vantaggio al territorio e fornire alle aziende la possibilità di partecipare al mercato in maniera più civile”. “L’idea del legislatore di costringere le persone innanzi ad un tavolo – prosegue Leonardi -, farle riflettere prima di intraprendere un giudizio ha alla base la voglia di imporre un cambio di mentalità. Sembra colpisca gli interessi della classe forense, ma così non è”. Il nuovo istituto giuridico sta infatti agitando da tempo la protesta dell’Organismo unitario dell’avvocatura che ne ha prima dichiarato l’incostituzionalità e ha poi proseguito con ricorsi al Tar e lettere aperte ai cittadini. Dietro un istanza di giustizia c’è una perdita ingente di tempo e denaro che svilisce il lavoro dell’avvocato e il diritto stesso nel suo significato etico di tutela di un interesse privato, se riferito al singolo cittadino, o pubblico. Questo il concetto ribadito a più voci dagli avvocati Vincenzo Monterisi, Francesco Diciollo, Filippo Maria Favia, Nicola Monaco e Giovanna Laforgia. La novità della normativa i cui criteri e modalità applicative sono stati esposti dagli avvocati Gaetano Anaclerio, Alex Corchia e Manuel Costantino, è di fatto la figura di un terzo imparziale, il mediatore, che si aggiunge e precederà, laddove non si raggiunga un accordo (la conciliazione) che soddisfi entrambi le parti, quella del giudice che calerà infine dall’alto la propria decisione. A rappresentare il quinto organismo di conciliazione in Italia il presidente di Adr Aequitas di Torino, Diego Comba, che ha sottolineato il positivo aspetto sociale della riforma che dà l’opportunità al cittadino/cliente di smettere il ruolo passivo, partecipando all’accordo ed esprimendo in totale libertà le proprie attese ed esigenze. AdrAequitas ha firmato una convenzione con F.I.M.A.A. Bari per istituire, presso le sedi degli associati, sportelli di ricevimento delle istanze di mediazione e camere di conciliazione. “Non ci guadagniamo nulla se non l’entusiasmo di far parte di un percorso di crescita, dice Gigi Foresio, segretario della F.I.M.A.A. Bari. Il concetto di mediazione è alla base della mia attività da sempre e, per esperienza, una vertenza risolta attraverso il diritto canonico è percepita comunque come una frattura. Chi la vive come una sottrazione della propria attività resti a guardare, noi vogliamo fare parte della soluzione”.

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