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La Masterclass di Pierfrancesco Favino apre il Bifest 2018 con un Petruzzelli sold out

21 Apr 2018 | Nessun Commento | 1.894 Visite
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favino3E’ un sabato mattina di fine aprile, il Bifest 2018 ha appena avuto inizio e nel Teatro Petruzzelli, già gremito, Fabio Ferzetti intervista Pierfrancesco Favino. Si inaugura così il ciclo di Master Class che ogni giorno, vedranno alternarsisullo stesso palco, grandi nomi del mondo del cinema e dello spettacolo.  Favino che ha parecchio sangue pugliese nelle vene, sottolinea da subito il piacere di essere tornato al Petruzzelli, dove ha portato in scena una delle due opere che lo hanno visto regista.

L’intervista inizia proprio dalla vastità di ruoli interpretati da Favino, tanta varietà di ruoli, commenta il giornalista, si deve di sicuro alla sua grandissima presenza scenica. Favino ha dato vitaai ruoli più diversi, impossibile inquadrarlo in qualsiasi tipo di stereotipo, in ben 86 pellicole ha interpretato, tra gli altri, il padre di famiglia, il medico omosessuale, ilLibanese ovverouncriminale, uno scrittore, un ciclista e non mancano anche ruoli nei film fantasy.

favinoIl privilegio vero dell’attore, replica Favino, risiede nella possibilità di vivere ruoli socialmente agli opposti, di toccare questi opposti e di abbracciare tramite questo privilegio,il meraviglioso cinema, così come il teatro. Racconta di come sia necessario delimitare un territorio, nel quale poi si affinano i dettagli, quando si deve interpretare un personaggio di finzione. Diverso rappresentare invece, un personaggio realmente esistito, il lavoro dell’attore inizia nel lento avvicinamento al mondo dei personaggi da interpretare. Racconta come sia stato faticoso un incontropomeridiano con la moglie e con la figlia dell’anarchico Pinelli, personaggio da lui interpretato in Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana e come sia stato difficile conquistarne la fiducia per non offenderne la memoria. Le memorie che ci restano delle cose che facciamo, sono memorie di piccoli momenti, spiega e lui ricorderà di quell’interpretazione, il caffè di quel pomeriggio.

Ferzetti fa un viaggio nel passato con la sua intervista e gli chiede quanto lontano si perda il desiderio o la scoperta di diventare attore. Favino candido, racconta di come in realtà, sin da giovanissimo ne abbia sempre avuto consapevolezza. Imitatore in erba di personaggi televisivi così come attento osservatore dei film di Totò. Racconta della famiglia, dei genitori appassionati di teatro, e di un Don Carlos visto da un accogliente palco in cui lui, rapito dallo spettacolo, vide addormentarsi madre e sorella. Passione coltivata sin da piccolo quindi, liceo, Accademia, nessuna incertezza sul percorso di attore, semmai qualche incertezza lavorativa agli albori della sua carriera.

favino5Passaggio fondamentale il suo ruolo, nel 2005, in Romanzo Criminale e Favino racconta come lui, mai appassionato di armi, nemmeno da bambino, si sia scoperto incredibilmente attratto dalle armi. Tramite questa esperienza, spiega come l’essere umano in realtà, risulti molto spesso sconfessato anche davanti alle sue stesse certezze. Ognuno di noi ha degli istinti, spiega, ma essere attore offre anche l’opportunità di dar loro sfogo.

Un breve cenno al suo prossimo ruolo nei Moschettieri del Re, dove sarà interprete insieme a Rocco Papaleo e Sergio Rubini. Sorride, imita Papaleo, il pubblico esulta, si diverte e fa divertire e confessa che a qualsiasi uomo basta poco per tornare ragazzino così come accade a loro tre protagonisti, mentre impugnano le spade.Infine, un cennosul ruolo di Buscetta che interpreterà con la regia di Bellocchio. Personaggio difficile da interpretare, mille personaggi insieme secondo Favino, Buscetta non era un boss e non era figlio di un boss, figlio di un vetraio, con mille volti. Favino si dice felice di poter interpretare quest’uomo e vista la recente sentenza Stato-Mafia, questo ruolo si arricchisce ulteriormente di sfaccettature interessanti che lo rendono ancora più orgogliosodel suo ruolo.

Favino ricorda il ruolo di Bartali, il ciclista, lo studio che ha condotto sulle sue fotografie per scorgervi le sue espressioni e del momento in cui entra davvero nel ruolo del personaggio, questo accade quandocapisce come il suo personaggio risponderebbe, pur rimanendo in silenzio. Si prepara a lungo sui suoi personaggi, fino a quando non inizia a percepire l’odore della loro casa,e di tutto quello che ha a che fare con il loro mondo. Abbandonare il corpo alla ricerca del personaggio e’ un lavoro lento, molto ricercato.

favino1Ferzetti lo definisce poliedrico, formidabile trasformista, lo definisce anche divo, ma Favino a noi appare in realtà un antidivo, per uscire dall’empasse della domanda riprende quasi imbarazzato, a fare imitazioni. Non si definisce un divo, si definisce se stesso, ed è forse questo che affeziona il pubblico, sottolinea.

Infine, autonomamente ci tiene a dire la sua sul ruolo della donna e di come questo ruolo lo lasci fastidiosamente schifato; il ruolo della donna non lo impongono gli uomini, né le copertine, si mostra polemico contro la donna stereotipata, raccogliendo grandi consensi. L’energia delle donne è l’energia del mondo e forse la sua famiglia tanto al femminile deve essere stata sempre fonte di ispirazione e di grande sensibilità nei confronti di quello che lui definisce un controverso ma amabile universo.Nel mondo femminile ci sono i miei ricordi di infanzia, tre sorelle, molte altre donne in famiglia, ride sui contrasti di questo mondo in rosa. Ironizza sui repentini cambi d’umore femminili e sulla capacità affinata negli anni, di stare in silenzio…ecco dove nascono, forse, molti dei suoi personaggi!

Non mancano riferimenti alle sue opere teatrali, ad esempio La controra, con la regia di Favino e Sassanelli, un riadattamento checoviano tra Puglia e Basilicata; La controra, quel momento della giornata in cui tutto si sospende. Il progetto comune con Sassanelli, racconta,era quello di riempirei teatri ed e’ stata una esperienza incredibile, si è avuta una grandissima risposta del pubblico.

Meno nota, ma davvero meritevole è la dedizione di Favino per la formazione dei giovanissimi. Si passa all’accademia, alla formazione, alla scuola di teatro a Firenze sotto la sua direzione. La scuola, sottolinea Favino e’ gratuita per chi la frequenta e con insegnanti di respiro internazionale. Sponsor di fama internazionale e fondi pubblici hanno permesso la realizzazione di questo progetto. Una manciata di alunni, da tutte le regioni italiane,ogni anno hanno la possibilità di studiare recitazione, pur non potendoselo permettere nelle accademie mondiali più blasonate.

pippoQuesta master class si conclude con un rapido ma doveroso passaggio sulla sua comparsa a Sanremo e sui tantissimi consensi che la sua partecipazione ha provocato.

Siamo noi che determinismo cosa ci ingabbia o invece se quello che diciamo rappresenti un canale di comunicazione privilegiato per la gente, commenta coì la sua partecipazione fuori dalle righe al Festival di Sanremo.

Ne viene fuori un personaggio nazional popolare, libero da stereotipi, energicamente impegnato ad interpretare i diversi ruoli che gli vengono proposti. Appare sempre umile, sorridente, a volte sembra persino imbarazzato dalle domande, insomma davvero un antidivo, che tanto piace al pubblico.

Si lascia spazio alle domande di rito. Risponde con attenzione, discute con un ospite sulla poesia e sul mondo immaginario che è capace di trasmettere un attore. Infine, a sorpresa, interviene dal pubblico Pippo Baudo che lo definisce colto, educato, ricercato, una rarità d’uomo, di questi tempi.

Al termine dell’intervista si concede un bagno di folla, si inginocchia, si stende sul palco, concede strette di mano ed autografi, sempre gentile e sorridente. Davvero un uomo perbene.

Foto di Raffaella Fasano

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