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La leggenda dei Beatles torna in Italia. Da domani a Bisceglie la mostra di fumetti dedicata ai Fab Four

17 Lug 2015 | Nessun Commento | 768 Visite
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be1A cinquant’anni dagli storici primi concerti in Italia i Beatles rimangono il più grande fenomeno musicale e di costume nel mondo dello spettacolo. Domani alle ore 21.00 il Laboratorio Urbano Palazzo Tupputi di Bisceglie celebra questa ricorrenza con una mostra di fumetti che ritraggono i mitici Fab four e alle ore 19 dello stesso giorno, un workshop gratuito condotto dai due curatori della mostra, i critici musicali Enzo Gentile (giornalista e critico musicale, ha scritto per innumerevoli testate, firmato libri, programmi radio-televisivi, mostre e festival dedicati alla musica del nostro tempo. Storico del rock, è docente all’Università Cattolica di Milano) e Fabio Schiavo (giornalista professionista dal 1990. Redattore e collaboratore per varie testate, è a Rolling Stone Italia dal 2004 al 2014. Beatlesiano, dispone di una delle maggiori raccolte mondiali dei Fab4 a fumetti).

La mostra è una selezione di immagini rare che tocca le testate più importanti, ma anche esempi pochissimo conosciuti dagli stessi esperti. La mostra documenta l’interesse che disegnatori, editori e appassionati hanno mostrato intorno allo speciale rapporto con l’universo dei fumetti, variegato e ricco di migliaia di pubblicazioni, a tutte le latitudini, con una fitta produzione che arriva fino ai giorni nostri. Per l’occasione il fumettista pugliese Giuseppe Del Curatolo ha realizzato il fumetto dei Beatles, tratto da una fotografia di Marcello Geppetti scattata a Roma nel tour in Italia del 1965, usata per il manifesto della mostra.

Dopo l’inaugurazione di domani, la mostra sarà  visitabile gratuitamente tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 17.00 alle 20.00, presso la sede del Laboratorio Urbano di Palazzo Tupputi a Bisceglie.

Info: 340 2215793 – 340 6131760 – info@palazzotupputi.it  – www.palazzotupputi.it

 

I Beatles e le radici del pop: come loro nessuno mai

Enzo Gentile

Dire che con i Beatles e il loro avvento cambia il senso e la storia stessa della musica be5moderna è sostenere una specie di ovvietà. Tutti sanno come e quanto fossero diversi il mercato e il modo di avvicinare, di consumare la cultura pop prima della loro comparsa. Un’altra era geologica, un’altra galassia. Quando John, Paul, George e Ringo dalla loro Liverpool giungeranno a Londra per invadere il mondo, cambieranno del tutto, in profondità, radicalmente le regole del gioco: e questa mostra, con i materiali esposti per la prima volta in Italia, a cinquant’anni esatti dalla loro prima e unica visita nel nostro paese, rappresenta una scheggia per meglio comprendere le mutazioni del gusto e delle condizioni di fruizione che i Beatles hanno apportato dal 1962 in poi. Qui ci occupiamo in particolare del rapporto che i Fab Four hanno vissuto in relazione alla sfera espressiva dei fumetti, del disegno, della illustrazione d’autore: quelle che vengono messe a disposizione degli appassionati sono riviste, tavole originali, manifesti, riproduzioni di materiali rari, da collezione, che testimoniano proprio di questa condizione particolare e del tutto speciale, inedita è impensabile sino alla rivoluzione condotta dai Beatles in quelle stagioni clamorose e vincenti.

Prima e dopo i Beatles: uno spartiacque fondamentale per comprendere la declinazione delle passioni, della dipendenza, delle suggestioni nate attraverso un fenomeno irripetibile e di potenza implacabile, che non a caso viene riconosciuto sotto l’etichetta di Beatlemania.

È grazie e tramite la loro popolarità, con l’esperienza maturata negli anni della loro traiettoria artistica, che ritroveremo il senso della comunicazione e del furore mediatico be2tipico dello star system dei decenni successivi. Le fanzine, il merchandising, le riviste specializzate, la organizzazione del pubblico e dei devoti sono fenomeni prima ignorati o che sfuggivano ai radar di chi studia e osserva l’evoluzione dei movimenti giovanili. In questo senso l’avventura dei cartoons e della trasformazione dei Beatles in elemento colorato, dinamico, buffo, tipico di una sintassi ultraterrena, diventa paradigmatica e fondamentale per la comprensione di una trasformazione dalle radici del gioco mediatico. Perché se le canzoni e la straordinaria vena poetica, melodica dei loro dischi, restano un esemplare battistrada per raccontare un’epoca, filtrare quella storia con il segno grafico di oltre mezzo secolo di pubblicazioni, a tutte le latitudini, consente di fornire uno specchio stimolante e capace di disvelare una realtà per molti segreta e misteriosa. E a spiegare perché, dopo tutta la musica, le band e le canzoni incontrate e ascoltate, i Beatles, per molti di noi, restano inimitabili e unici. Un modello per il presente, una proiezione per il futuro: ovvero, come loro, nessuno mai.

 

Strana alleanza nella Pop Culture

Fabio Schiavo

Per il dottor Frederic Wertham M.D. in un suo saggio del 1954 – il cui titolo era già un be3programma, Seduction of the Innocence, La seduzione dell’Innocente – inducevano al “consumo esagerato di droghe e alcool, al sesso perverso e alla delinquenza giovanile”, minando la sana gioventù americana. Se non una Quinta Colonna Comunista in casa – ehilà senatore McCarthy! – poco ci mancava. Il male assoluto. O quasi. Una ventata di dotta paranoia repressiva, leggermente più seria di altre, però sempre nei pressi. Un arcipelago variegato dove si trovava il film di Louis J. Gasnier, Referee Madness (1936) e i saggi del reverendo David A. Noebel, fra cui Rhythm, Riots, and Revolution: An Analysis of the Communist Use of Music, the Communist Master Music Plan (1966). Tutto questo, però, non fermò la loro fortuna. Anzi, avvenne l’opposto. E per una ragione semplice, come lo stesso dottor Wertham e tanti altri colleghi sapevano bene, e cioè l’effetto contrasto. Il fascino del proibito, il “farla agli adulti”. Tipico di tutti gli adolescenti, diventata uno stile di vita in un mondo in cui una generazione dotata di una disponibilità a spendere – come ha ben analizzato Jon Savage ne L’invenzione dei giovani – non accetta più le regole dei genitori. Se ciò era destabilizzante nella vecchia U.K., figuriamoci negli Usa puritani e razzisti del tempo. Una Gran Bretagna classista fino al midollo, dove convivevano, mal sopportandosi, la lingua dell’upper class, il royal british, considerato perfetto e puro, e il common, parlato da tutti gli altri con le sue varie inflessioni dialettali e gergali. Un’America dove nel 1963 il be6Governatore Wallace dell’Alabama preclude a due studenti neri l’accesso all’Università, questione risolta con l’invio dell’esercito. Una nazione in cui la segregazione razziale è abolita solo nel 1964 con il Civil Right Act (proposta dal presidente J.F. Kennedy, la legge è varata dal successore L.B. Johnson e provoca, per lungo tempo, violenti scontri ed essere subito sottoposta a giudizio di costituzionalità) ben 100 anni dopo l’inizio della Guerra di Secessione. È quindi comprensibile come certa letteratura sia vista. Stile i Blues Brothers da Chez Paul. Se non bastasse proprio in quegli anni, scoppia il rock&roll con i suoi eroi non del tutto conformi all’establishment, da Jerry Lee Lewis, a Little Richard, tra l’altro nero e gay, ed Elvis Presley.  Ecco perché una certa letteratura diventa il perfetto alleato della nuova musica. Quando poi quattro “campagnoli” – tra l’altro fanatici consumatori di certe riviste americane e british – che parlano un idioma quasi incomprensibile ai più anziani, gergale, pieno di allusioni sessuali e doppi sensi (il ritornello di una loro canzone è tutto un tit tit, cioè, tette con aggiunta di sospirone da petting e risate trattenute a stento) fano il botto, beh, provate a immaginare cosa poteva saltare fuori. Un gran casino. Perché la liaison tra quei due mondi non poteva non scoppiare. Troppe le cose in comune: stessa origine e ascendenti, radici e intenti. Entrambi erano, infatti, figli di un immaginario pop nel senso vero della parola, cioè popolare, ben distinto dal fratellastro folk, figlio della borghesia che si dilettava con la riscoperta delle be7radici con acribia e studio da entomologo. Il pop, invece, era essenza. Lacrime e risa, sangue e merda, gioia e follia, sperma e amore. Insomma vita vera. Attuale. Vissuta di persona. Sorprende, semmai, che l’unione non durasse quanto la vita musicale di quei quattro lad, ma continuasse. Ininterrotta. Fino ad oggi. Tutto inizia in una rivista a fumetti inglese per adolescenti nel 1963 e arriva a quest’anno, passando dalla Jugoslavia di Tito, alla Grecia dei colonnelli, alla Spagna di Franco che anzi fu tra i primi paesi europei a dare spazio al fenomeno, al Giappone dei manga, insomma un vero Across the Universe. Un Helter Skelter destinato a non fermarsi mai.

PS. Per chi non l’avesse intuito, si è scritto di fumetti e Beatles, mentre la canzone citata è Girl, ascoltare per credere! Il primo libro del dottor Wertham diventò un caso editoriale e allarmò i genitori tanto da avviare campagne in favore di una censura sui fumetti. Parallelamente, il Congresso degli Stati Uniti aprì un’inchiesta sull'”industria del fumetto”. In seguito della pubblicazione di Seduction of the Innocent, gli editori di fumetti istituirono volontariamente la C.C.A, la Comics Code Authority, per autocensurarsi. Nel 1973 il dottor cambiò idea e nel saggio The World of Fanzines: A Special Form of Communication, definì i fumetti underground un’ottima letteratura, avvincente.

www.thebeatlescomics.com

 

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