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La danza visionaria di Maristella Tanzi e Masako Matsushita nella rassegna “A maglie larghe”

13 Dic 2016 | Nessun Commento | 1.465 Visite
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amImparare a camminare ti rende libero. Imparare a danzare ti dà la libertà più grande di tutte: esprimere con tutto il tuo essere la persona che sei.” (Melissa Hayden)

Forse basterebbero queste poche parole a commentare il secondo degli appuntamenti di “A maglie larghe”, la rassegna di danza contemporanea d’autore nata dall’incontro “in rete” (da qui il titolo) tra il Laboratorio Urbano Rigenera, il Laboratorio Urbano Mat, il Collettivo Zebù ed il Collettivo Artistico Factor Hill. La nostra affermazione non deriva certo dalla scarsità di input ricevuti dalla danza, anzi, semmai, dal contrario, vale a dire dalla impossibilità di condensare in parole quanto abbiamo visto nelle sale del Laboratorio Rigenera in quel di Palo del Colle.

Le evoluzioni di Maristella Tanzi con la sua “Semplice danza in levare” prima, e di Masako Matsushita con “Today” dopo, hanno senza dubbio colpito nel segno, ipnotizzando il foltissimo pubblico presente e, soprattutto, lasciando ampio spazio alla riflessione personale. Vero è che la danza contemporanea non è materia semplice da decodificare, come ha ammesso la stessa Matsushita, ma in entrambi i casi era più che palpabile il senso di inquietudine e di irrisolto che le artiste intendevano trasmettere, creando puro pathos con due piéce ispirate, visionarie ed, allo stesso tempo, dirette nell’interpretare l’umana inquietudine del nostro quotidiano vivere e l’insopportabile velocità a cui siamo condannati.

Azzardando ipotesi, potremmo dire che la Tanzi, anche grazie alle note di magnificheam2 sonate ed arie, tra cui la notissima  “Lascia chio pianga” di Händel, ci ha consegnato il tormento di una donna che tenta di sfuggire alla propria ritualità, se non alla propria depressione, che ne delimita, fraziona e sporca il gesto, la forza espressiva, giungendo sino, nello splendido finale, a guardarsi dal di fuori, non più protagonista della sua stessa danza vitale, mentre la Matsushita ha sviluppato l’idea dell’attimo fuggente, dell’oggi, dell’ora e qui, che rende l’essere umano incapace di cogliere una connotazione storica, condannandolo ad un eterno quanto scollegato movimento asincrono. Ma – lo ripetiamo – sono solo supposizioni che nulla possono togliere alla bellezza della danza in sé. Senza dubbio una scommessa vinta dagli organizzatori della rassegna, che avrà il suo degno epilogo i prossimi 16 e 18 dicembre con la performance di Marco Bissoli e quella, attesissima, di Alessandra Gaeta, co-ideatrice della rassegna e responsabile del Collettivo Artistico Factor Hill.

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