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La Cattedrale di Bari investita dalle note della “Caterina da Brono” del Maestro Saverio Mercadante

12 Mag 2016 | Nessun Commento | 1.180 Visite
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c2Ci sono giorni che devono essere assolutamente celebrati e, di certo, il lunedì appena trascorso è tra questi. Non ci riferiamo, come qualcuno avrà potuto pensare, alle annuali celebrazioni in onore del nostro amato Patrono San Nicola, sporcate dagli incresciosi (per usare un gentile eufemismo) fatti di cronaca di cui siamo tutti a conoscenza, bensì al concerto tenutosi nella Cattedrale di Bari ove sono risuonate le note di “Caterina da Brono”, l’ultima incompiuta Opera del Maestro Saverio Mercadante, composta su libretto di Salvadore Cammarano, la cui partitura è stata recuperata grazie al lavoro del celebre musicologo Dinko Fabris, da quest’anno anche instancabile direttore artistico del Teatro Mercandante di Altamura.

L’operazione, documentata dal pregevolissimo volume “L’ultima opera di Mercandante” firmato da Fabris stesso e da Vito Ventricelli, deve essere certamente annoverata tra quelle degne di assoluta attenzione e di lode, in quanto ci restituisce un capolavoro, una pagina di musica sublime che il Genio altamurano, ormai completamente cieco, riuscì a dettare ai propri alunni nei suoi ultimi giorni di vita, prima che la morte lo raggiungesse in quel di Napoli quando aveva appena compiuto settantacinque anni: oggi quelle note che si credevano perdute rivivono, per nostra fortuna, grazie anche all’apporto del Maestro Damiano D’Ambrosio che ha curato la revisione ed il completamento dell’“Aria di Caterina”. L’evento in Cattedrale, che ha goduto della puntuale introduzione di Fabris nonché di una sentita, emozionante e – crediamo – emozionata presentazione di Nicola Sbisà, eminenza grigia dei critici musicali nazionali, ha avuto naturalmente il suo momento centrale nell’esecuzione, giunta a poche ore dalla prima assoluta in ogni tempo tenutasi in Altamura, del tesoro ritrovato, con le quattro scene tratte dal primo atto oltre alla già citata “Aria di Caterina” che ci hanno fatto – parzialmente – rivivere le vicende di Caterina de Medici da Brono, nata nell’Oltrepò pavese intorno al 1573 e giustiziata, dopo vita davvero sfortunatissima, con l’accusa di stregoneria il 4 marzo 1617 a Milano ove fu torturata, impiccata ed infine bruciata.c

L’impetuosa direzione del Maestro Vincenzo Perrone riusciva a far risaltare le doti tanto dell’Orchestra Sinfonica Metropolitana di Bari quanto del Coro Polifonico Saverio Mercadante di Altamura, affidato ad Alfredo Luigi Cornacchia, e del Coro Civico LaterChorus di Laterza, regalandoci un’esecuzione impeccabile che, illuminata dalle voci di Loriana Castellano, nel ruolo di Caterina, Silvia Perrone,  Beppe Naviglio, Carlo Sgura e Giuseppe Ranoia, ci catturava totalmente, regalandoci momenti di assoluta magia che avevano il giusto corollario nelle esecuzioni della Sinfonia da “Il Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini, che di Mercadante fu strenuo sostenitore, ed, infine, di due arie meravigliose dello stesso Maestro, vale a dire il Coro “Viva, viva la fata, l’Armida” tratto da “Il Bravo” e soprattutto la sublime “Salve Maria” che, affidata alla voce di Loriana Castellano, sapeva toccare le corde dell’anima di tutti i presenti, tanto da dover essere giustamente replicata nel finale dell’indimenticabile serata.

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