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“La caffettiera e Pulcinella” di Riccardo Dalisi al Fortino fino al’11 marzo

7 Mar 2010 | Un Commento | 4.950 Visite
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“La caffettiera e Pulcinella”Ogni oggetto che ha la forza di assurgere ad emblema di compiutezza e di perfezione (quale la napoletana) è la punta emergente di una moltitudine di altri oggetti equivalenti ed imperfetti.” Così Riccardo Dalisi, architetto e designer di fama internazionale illustra la sua ricerca sulla caffettiera, le cui infinite varianti sono esposte nella mostra, curata da Alfio Cangiani, La caffettiera e Pulcinella, inaugurata il 2 marzo al Fortino S.Antonio di Bari , e che durerà fino all’11.
Incaricato di ideare un prototipo di caffettiera per Alberto Alessi, (“ fui io stesso a fermarne la produzione perché volevo approfondire la ricerca” dichiarerà in seguito), dal ’79 in poi Dalisi incomincia la sua ricerca a vasto raggio sulla “napoletana”. Si intensifica il suo rapporto con Napoli, dove ha lo studio, e con Rua Catalana, la strada dei lattonieri. Quello di Dalisi è anche senz’altro un recupero dell’artigianato della latta e del rame praticato in quella via di Napoli. Partendo dalla classica “napoletana”, l’architetto-designer dà vita ad una infinità di personaggi in latta, primo fra tutti il Totocchio, una sintesi di Totò e Pinocchio. Curioso il rapporto con Don Vincenzo, un fantomatico artigiano che comunica con Dalisi solo attraverso il nipote, il quale gli porta i prototipi che egli esegue con straordinaria felicità interpretativa. Questo personaggio di sapore edoardiano non ha mai incontrato Dalisi, come dichiara quest’ultimo, limitandosi a restare chiuso nella sua bottega di artigiano isolata dal mondo. La vicenda, secondo Dalisi, ha un “profondo significato simbolico: l’uomo antico (napoletano) si ritrae di fronte al mondo moderno, ne ha paura”.

Caffettiere di tutte le dimensioni e dalle sembianze più svariate si susseguono negli anni Ottanta, mettendo il loro ideatore a contatto col territorio e con la gente che lo abita. Come dirà il curatore della mostra in un’intervista, Dalisi “insieme a un gruppo di colleghi napoletani ha provato a dare un taglio differente al “design meridionale”, non necessariamente contrapposto a quello milanese, ma sicuramente ispirato alle nostre radici, al territorio e alla popolazione che lo abita”. Dichiara Dalisi nella medesima intervista: “La caffettiera napoletana costituzionalmente si presta ad essere considerata come un burattino o un clown, inoltre la sua particolare conformazione a doppio manico fa pensare a un personaggio, di cui i napoletani parlano con un affetto insolito per un oggetto d’uso, come se si trattasse di un anziano parente o di un antenato. E’ evidente il riferimento alla commedia, a Peppino e Eduardo De Filippo, ma anche a personaggi come Pulcinella, Totò, Pinocchio.”
Come egli stesso dichiara nel libro La caffettiera e Pulcinella. Ricerca sulla caffettiera napoletana 1979-1987, presentato nell’ambito della mostra, “il mio punto di riferimento principale è stato il design umanistico, degli inventori a cavallo del 1800, protrattisi oltre la metà del secolo, specificamente Franklin e il conte di Rumford”. Ma il maggiore riferimento è all’antropologia culturale.
Non meno originale delle caffettiere è la serie di disegni su carta tracciati col caffè, presente a Bari. Esposta nei musei di tutto il mondo, la “napoletana” ancora oggi rappresenta l’Italia.

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