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La Caduta dell’Impero Americano: film d’essai per tutti i palati, nonostante i contenuti alti

16 Mag 2019 | Nessun Commento | 373 Visite
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La Caduta dell’Impero Americano scritto e diretto da Denys Arcand è quello che oggi il cinema dovrebbe rappresentare, ma spesso purtroppo  non è: qualità e  temi importanti che si  accompagnano  a una buona dose di dialoghi riusciti ma anche  di azione, con una confezione elegante e sapiente,  attori centrati.Questo film nell’originale   è parlato in francese e  parte da una casualità nella quale è coinvolto il laureato in filosofia Pierre (Aleandre Landry) che lavora a Montreal come fattorino incaricato di guidare un camion e consegnare pacchi in diverse zone della cittàTale personaggio è un intellettuale e lo vediamo sin dal dialogo iniziale con l’ex fidanzata.Discorre di  varie teorie sociologiche e di come uomini importanti (scrittori, scienziati, politici) spesso corrispondano a delle nullità nel privato.Tra i citati, oltre a Sartre e Dostoevskij, anche Donald Trump e il nostro Silvio Berlusconi.Il giovane però assistendo a una rapina conclusasi con la morte dei ladri e di un vigilante all’interno  di una azienda privata, si  impossessa di due sacchi contenenti una fortuna in denaro, che occulterà per poi chiamare un ex galeotto esperto di finanza ne tentativo di  farla fruttare.Nel mentre, cerca di dare fondo ai suoi desideri proibiti contattando una giovane prostituta, Aspasia, che ha una preparazione intellettuale pari alla sua.Tale carattere è impersonato dalla conduttrice televisiva e giornalista Maripier Morin, alla sua priva prova cinematografica.

Dopo un fugace rapporto mercenario, la donna che in realtà si chiama Camille, diventerà una preziosa alleata nella gestione dei soldi che scottano.Questo elemento favolistico, alla Pretty Woman, si coniuga con una trama che tiene conto delle minoranze di colore dei ghetti, spesso costrette per vivere a darsi al crimine, ai vagabondi e barboni che popolano Montreal, agli esperti di finanza che investono capitali di dubbia provenienza nei cosiddetti paradisi fiscali.Ma anche all’impotenza e alla scarsità di mezzi della polizia, che è rappresentata dal sergente Pete (Louis Morissette). Costui, tutore dell’ordine integerrimo, spende la sua onestà dedicando anima e corpo al suo lavoro. Scopriremo della sua frustrazione più avanti: avrebbe voluto dedicarsi a un lavoro più remunerativo di alto livello, ma un crac finanziario del padre lo costrinse  a un impiego statale. C’è poi la sua partner,l’agente Carla (Maxim Roy) della quale viene svelata quasi subito  la propensione saffica tramite un complimento fatto alla prostituta che è la coprotagonista del film.Va detto che certamente l’opera condanna e svela la dipendenza dai soldi nella società americana e l’asservimento di varie fasce sociali (praticamente: tutte) al dio denaro.
Pochi si salvano  da questa forma di adorazione del dollaro e il film mostra bene come anche la minoranza cinese, rappresentata da una dottoressa, si rifiuti di curare un delinquente ferito momentaneamente in quanto  sprovvisto di soldi (la professionista orientale esercita clandestinamente).Tra indagini ed esterni di una città elegante e lussuosa, vediamo in una scena dei barboni che si coricano per terra.E i barboni rappresentano anche gli assistiti del protagonista Pierre che nel tempo libero si dedica all’organizzazione di una mensa per i più poveri.Denys Arcand è riuscito a integrare e rappresentare molte cose senza annoiare né strafare, salvo un secondo tempo troppo lungo e l’incredulità riguardo il personaggio della prostituta, che in un monologo rivela il proprio passato, risultando il carattere meno  credibile. Tale rifacimento di “Pretty Woman”  come già accennato è funzionale alla trama come anche l’ex galeotto che è l’esperto finanziario di Pierre, interpretato dall’attore -icona del cinema canadese Rémy Girard.Sarebbe troppo catalogare questo  film che in origine avrebbe dovuto intitolarsi il Trionfo del Denaro come un’opera di “sinistra”, piuttosto essa si discosta dal cinema americano avvicinandosi per tematiche a quello europeo, pur conservando un impianto di azione, che si abbina  con  una brillante sceneggiatura molto accurata ed esaustiva.Queste caratteristiche qualitative, all’interno di una pellicola definita per semplicità un poliziesco-commedia, ne fanno uno dei film più riusciti  della stagione, a scapito della distribuzione in poche sale d’essai.

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