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La barca a vela in inverno cosa fare per la perfetta manutenzione

21 Nov 2009 | Nessun Commento | 7.915 Visite
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vela d’invernoCon l’arrivo della “brutta stagione”, si avvicina il momento di dedicare alla barca il meritato “riposo”, che, a seconda delle condizioni in cui si trova la chiglia, il motore la coperta, può andare da un mese a due, tre mesi e oltre.
Il minimo indispensabile consiste nel portare a secco la barca, in un cantiere specializzato, dove la stessa verrà “alata”, appoggiata su dei supporti e lavata con degli idrogetti che la libereranno di alghe e organismi marini che inesorabilmente vi si saranno attaccati sotto. Il trattamento minimo poi è il ripristino dello strato di “antivegetativo” sulla chiglia per poter affrontare il mare nel miglior modo possibile una volta tornata in acqua. Questo minimo e indispensabile intervento dura comunque circa un mese, dovendo rispettare tempi tecnici tra lavaggio, asciugatura, e vari passaggi di vernice antivegetativa. I tempi si allungano se dopo la pulitura della chiglia vengono fuori problemi sulla vetroresina, comunque saranno gli specialisti a consigliare il trattamento eventuale. Ciò che invece è di “competenza” dell’armatore, del proprietario della barca sono tutte le piccole manutenzioni della coperta, delle manovre, dell’interno della barca.

Chiaramente il tempo di fermo della barca dipende anche dal tipo di “velista” e di barca che trattiamo. Ci sono barche che girano 10 mesi all’anno, partecipano a regate, a incontri, raduni; io parlo chiaramente di natanti che vivono il mare nella stagione buona, che poi anche in questo caso il termine “buono” diventa soggettivo, a seconda della zona in cui ci si trova, della voglia dell’armatore di tenere ferma la sua creatura, della disponibilità delle darsene e chi ne ha più ne metta. In tutti i casi un periodo di fermo della barca è indispensabile, e a prescindere dalla sua durata è sempre meglio approfittarne per fare un check up di essa. Togliere le vele prima di portarla in cantiere, lavare le foderine delle dinette interne, pulire il frigo, i “fuochi”, controllare gli attacchi del gas, sostituire eventualmente tubi ingottati. Buona abitudine è mettere a mollo tutte le scotte e le drizze in acqua e ammorbidente per liberarle dal sale accumulato durante le navigazioni, farle asciugare per poi rimetterle in opera belle morbide una volta tornati in acqua.

Controllo di sartie, bullonerie, tensioni dello strallo ecc. se non si è esperti è meglio farlo fare da personale esperto o farsi aiutare dal solito amico velista di lunga data che ci insegnerà a mettere in tensione l’albero nella maniera giusta. Altri elementi importanti (e non solo dal punto di vista estetico) da “curare” personalmente sono le “draglie” e le “ringhiere” in acciaio della barca che vanno lavate, lucidate e protette con cere particolari per dar loro una vita, oltre che un aspetto, splendido e accattivante; stesso discorso per il “teak” di coperta, per chi ha la fortuna di avere una barca di buon livello, la sua manutenzione anche se “faticosa” ti ripaga con un ritorno estetico unico.

L’interno della barca, una volta liberata dalla tappezzeria mobile, va pulito con aspirapolvere e lavato con acqua e detersivi specifici, le parti in legno vanno chiaramente lucidate con prodotti appositi; controllare le cerniere, i cardini di boccaporti e affini, lubrificarli e proteggerli adeguatamente con siliconi appositi per preparali alla nuova stagione. Discorso a parte per il motore, che come per le automobili va “gestito” da personale specializzato. Una controllatina all’impianto elettrico è doveroso, verificare che tutte le “luci” siano ok, gli attacchi delle batterie ben connessi ed i vari “motori” elettrici, salpancora, pompe acqua ecc. privi di trafilaggi di olio. Conviene pianificare su carta tutte questi interventi per poterli diluire nel tempo di “stop”, in modo tale da avere “tempi di fuga” per eventuali imprevisti ed essere puntuali all’appuntamento col fatidico momento del rientro della “creatura” nel suo mondo.

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