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Kim Rossi Stuart presenta a Venezia il suo ultimo film autoreferenziale e autocritico

7 Set 2016 | Nessun Commento | 875 Visite
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kimrossiUn uomo e le donne: ossessioni sessuali, timidezze, aspettative disattese, fragilità. Se l’attore, il regista, l’autore è Kim Rossi Stuart il gioco della verosimiglianza si fa intrigante. C’è il popolare e amato Kim dietro l’erotomane Tommaso? «Non è un film autobiografico, inteso come ritratto memorialistico, non interesserebbe me e credo nessun altro, è piuttosto autobiografico perchè frutto come accade sempre di un percorso introspettivo», risponde Rossi Stuart, 46 anni, genitore del piccolo Ettore avuto dall’attrice Ilaria Spada, la sua compagna da 5 anni.
Ammette l’attore di aver fatto con Tommaso, il suo secondo film da regista dopo Libero va bene, un film ‘senza rete», che gira intorno ad un personaggio che guardacaso fa l’attore di successo come lui e si chiama Tommaso come il personaggio del primo film, come fosse un lungo interrotto racconto.
Esce l’8 settembre per 01 in 150 copie, e a Venezia lo presenta in una pausa dai suoi impegni da presidente della giuria Luigi De Laurentiis che assegnerà la sera del 10 settembre il Leone del futuro alla migliore opera prima. «Ho cercato dentro me stesso per questa storia ma certo Tommaso non sono io o perlomeno non del tutto. Guardarsi dentro e mettersi a nudo è la cosa più saggia e matura che può fare un uomo e anche una risposta alle tante cose negative che ci fanno vivere in una dimensione di apparenza e finto benessere con se stessi e con gli altri», spiega.
Insomma siamo in piena autoanalisi autocritica? «Metto sulla graticola alcuni aspetti del maschio, quindi anche me stesso, e devo dire che è anche liberatorio». Facendo questo percorso personale sullo stato dei rapporti uomo/donna Kim Rossi Stuart ammette: «mi sono interrogato per tanta parte della mia vita come avere relazioni serene, soddisfacenti con l’altro sesso e ho capito che è una missione praticamente impossibile». Il mezzo per dirlo è il cinema, del resto Woody Allen ci ha costruito una carriera. «Nella mia megalomania – scherza – penso di aver fatto un film originale e con un nuovo genere: il genere autoreferenziale autocritico». Mostrarsi ‘a nudò, attraverso il personaggio di Tommaso, che è una specie di eterno bambino, è anche coraggioso. «Non ho paura di perdere la faccia, comunicare in maniera libera quello che siamo è un bel gesto». Secondo Kim Rossi Stuart due sono le tematiche di questa storia: «la tragicomica aspirazione di tutti gli esseri umani ad avere rapporti soddisfacenti con l’altro e la zavorra che ereditiamo dai genitori, l’educazione anche sentimentale che ci fa crescere in un modo o nell’altro». Un cinema che guarda al famoso ombelico come si diceva qualche anno fa ha ancora un senso? «Tanto cinema bello era così, se ha senso commercialmente non lo so ma penso che l’incasso non possa essere il solo metro anzi di questo come attore e autore sono anche preoccupato». Tommaso arriva ben sei anni dopo il primo film, che tra l’altro aveva avuto tanti premi, tra cui il David di Donatello, «ma ora che mi sono ‘liberatò – conclude – sarò più veloce».

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