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Kapuscinski, il ricordo di un giornalista vicino alle minoranze a due anni dalla sua morte

23 Gen 2009 | Nessun Commento | 4.695 Visite
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Kapuscinski_RyszardIl nostro collaboratore Giuseppe Dimiccoli ci scrive un suo pensiero personale su Ryszard Kapuscinski, giornalista polacco di chiara fama internazionale che ha avuto modo di incontrare durante la sua carriera di giornalista, pubblichiamo contestualmente un intervento di Daniela Sangiorgi che ha incentrato la sua tesi di laurea sul giornalista polacco.

Oggi, 23 gennaio, ricorre il secondo anniversario della morte di Ryszard Kapuscinski. La nostra redazione vuole rendere omaggio ad un giornalista sempre al servizio dell’umanità. Quella dimenticata e sofferente.
Ryszard Kapuscinski (Pinsk, 4 marzo 1932 – Varsavia, 23 gennaio 2007) è stato un giornalista e scrittore polacco.
Nato a Pinsk, oggi in Bielorussia ma all’epoca in Polonia, dopo gli studi a Varsavia lavorò fino al 1981 come corrispondente estero dell’agenzia di stampa polacca Pap. Inviò corrispondenze, tra l’altro, da vari paesi dell’Africa, dall’Iran, dall’Urss.
Nel 2003 ha vinto il Premio Principe delle Asturie per la categoria Comunicazione ed umanità. Nel 2006 ha ricevuto una laurea honoris causa in traduzione e mediazione culturale presso l’Università di Udine e, nell’ottobre dello stesso anno, ha trascorso tre giornate in Italia, ospite del Centro per la Pace del Comune di Bolzano; è stata la sua ultima uscita pubblica. Ryszard Kapuscinski si è spento il 23 gennaio 2007 a Varsavia.
Se propri devo ricorrere ad una immagine non posso che rifarmi a quella di quando, il 7 novembre del 2005 a Napoli in occasione del prestigioso premio letterario “Elsa Morante“, ho visto per la prima volta Ryszard Kapuscinski, ovvero il Maestro.
Mariella, mia moglie ora, mi disse che il mio volto era diventato come quello di un bambino quando incontra, visivamente, un regalo. Sapevo bene, in quel momento, quale regalo ricevevo. Un dono di Dio tenuto conto che
per me è stato un regalo che da quel giorno porto nel mio cuore.  Quando esattamente due anni addietro, il 23 gennaio del 2007, appresi che Ryszard era morto, piansi. Il mio era, e rimane, un dolore per la morte di un uomo che se
fosse in vita avrebbe dato certamente un contributo indispensabile per la crescita di tutta l’umanità. Contributo che, però, sono certo ci viene ancora trasmesso dalla profondità dei suoi scritti.
Sinceramente non ricordo come e quando ho incontrato gli scritti di Kapuscinski.
Forse un articolo su un giornale. Per certo, però, posso affermare che, dopo quella prima lettura, non ho più potuto fare a meno di considerarlo un punto di riferimento.
Un esempio a cui ispirarsi. Il fulcro di un giornalismo sempre proteso a fornire lingua a chi non viene ascoltato. Anche negli angoli più sconosciuti della terra. Ovvero i marciapiedi dove ogni giorno posiamo i nostri passi.
In questi giorni sono immerso nella lettura di una interessantissima tesi di laurea scritta, con grande professionalità e garbo, dalla valentissima collega Daniela Sangiorgi.
Daniela, ho avuto il piacere, e la fortuna, di conoscerla attraverso Facebook. Anzi, per meglio scrivere, grazie al gruppo di ammiratori di Ryszard Kapuscinski  presenti su Facebook. Incuriosito del suo messaggio “farò la mia tesi su di lui… Stima e devozione profonda!” le ho scritto e poco dopo ho ricevuto per posta elettronica il suo lavoro. Un lavoro di pregevole qualità che risente di una grande sensibilità e passione per la missione del giornalismo. Inutile dire che ho provveduto a stamparla
e, presto, la posizionerò nella mia biblioteca accanto ai libri di Ryszard.
Daniela già nella intitolazione rende un preciso omaggio all’Uomo che andava incontro alla Storia. Ecco il titolo: “Viaggiare, vedere, raccontare: l’incontro con l’altro nell’opera testimoniale di Ryszard Kapuscinski”.
Solo questa è stata questa la missione che Kapuscinski ha concretizzato per tutta la sua vita. Una vita trascorsa, intensamente, ad osservare, capire e raccontare la vera essenza dell’uomo: il suo cuore.
Ritornando al momento dell’incontro avuto a Napoli rivedo il suo volto radioso e sento il suono dele sue parole.
Gli chiesi di autografarmi il libro “Il cinico non è adatto a fare questo mestiere”, ecco cosa mi scrisse: “For Giuseppe with warm feelings and with friendship”.
Non fu un dedica scritta meccanicamente. Prima di restituirmi il libro mi guardò negli occhi quasi schernendosi. Poi ricordo che per farmi firmare il mio tesserino dell’ordine dovetti insistere non poco.
Concludo questo mio omaggio, tutto personale, riportando un pensiero che Ryszard portò alla attenzione di tutti a Napoli. Anche li volle soffermarsi sulla centralità umana della speranza, della felicità e della fede, come riscatto per “vivere
meglio”.
“Senza un profondo senso di felicità e speranza non si potrebbe continuare a vivere perchè nell’anima umana, nello spirito umano, è fortemente radicata la speranza e la felicità. La gente in tutti quei luoghi di grande sofferenza ha una grande dignità e anche una profonda Fede che è quella speranza che può sconfiggere il male”.
Grazie per l’eternità, caro Ryszard. La terra e il cielo ti continuino a fornire elementi per farci comprendere l’umanità.


Il ritratto di Kapuscinski a cura di Daniela Sangiorgi

A pochi giorni dalla fine della guerra nella striscia di Gaza ricorre il secondo anniversario della morte di Ryszard Kapuscinski: il reporter polacco che solo due anni fa ha lasciato il suo viaggio terreno per uno più lungo, quello definitivo, per
raggiungere qualcosa o “Qualcuno” di molto lontano. Oggi, ancora oggi, le sue impronte su questa terra sono più presenti che mai. Avremmo bisogno come non mai della sua presenza, del suo occhio capace di fotografare il minimo dettaglio racchiudendo in esso l’intera realtà. Con i suoi racconti ha avvicinato in vent’anni il mondo all’Africa nera, quella
lontanissima, profonda, povera, dove tutti gli eccessi dell’occidente sono assurdi.
Si è confuso tra la gente, mischiato agli ultimi per poter vedere coi loro occhi, sentire sulla propria pelle le loro stesse paure, le ansie, le speranze e anche, spesso, le malattie.
Malaria cerebrale, tubercolosi, han subito furti, percosse, punture di scorpioni, sofferto la mancanza d’acqua, di cibo e il caldo, un’arsura insopportabile da togliere il fiato, in mezzo al deserto in qualche sperduto villaggio dimenticato da
Dio e dagli uomini. Sono centinaia gli episodi che potrebbero essere raccontati sulla sua vita: avventurosi, tragici.. pericolosi.
Cosa spingeva Kapuscinski a correre tanti rischi? Mettere così spesso a repentaglio la sua vita era forse diventata un’abitudine? O magari non aveva di che altro vivere, non aveva scelta?
Niente di tutto questo. Era un reporter conosciuto, premiato e invitato per lezioni e convegni in tutto il mondo. Il suo datore di lavoro alla PAP (Agenzia di stampa polacca) gli propose di rimanere a Varsavia, avere un comodo ufficio e magari anche
una segretaria. Kapuscinski aveva sempre rifiutato. Voleva vedere con i suoi occhi, esserci, prendere parte al processo storico che si svolgeva, spettatore dalla posizione avanzata che sempre raggiungeva e poi narratore universale di quei fatti
al mondo intero. Sì perché i suoi lanci di agenzia facevano il giro del mondo. Non molte nazioni negli anni ’60 avevano corrispondenti stabili dall’Africa, e nessuna, aveva un “Kapuscinski” dall’altra parte del telegrafo. Così i suoi libri
acquistavano un valore inestimabile e sono ancora oggi un punto di riferimento non solo per chi intende ancora il giornalismo una missione, ma anche per chi vuole conoscere la storia, le persone, i fatti attraverso la penna di uno degli uomini più grandi che il Novecento abbia conosciuto.

newdanayork@gmail.com

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