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Italia-Olanda 2-0. Novanta minuti di grinta e adrenalina per l’amichevole di Bari

4 Set 2014 | Nessun Commento | 1.098 Visite
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italia_nazionaleVeni, vidi Conte. Non c’è spazio per trionfalismi, dopo l’esordio vincente della nuova Italia; il 2-0 sull’Olanda due mesi dopo la catastrofe ai Mondiali è un buon auspicio più che una consolazione per i cuori azzurri. Ma la rapidità con la quale il ‘condottierò Antonio Conte – come lo ha ribattezzato il presidente Figc Tavecchio – si è calato nei panni di ct e la nazionale in quelli di una squadra a sua immagine, quelli sì sono sorprendenti. Tre soli giorni per allenare la squadra, dieci minuti in tutto per l’uno-due che ha steso una della nazionali rivelazioni del torneo brasiliano.

Di storico, il risultato di Bari ha il superamento del tabù della vittoria all’esordio di un ct: mancava da 16 anni, con Dino Zoff. Di confortante, fatta la tara di assenze azzurre e anche olandesi, il piglio con la quale l’Italia si è scrollata di dosso le paure e le ruggini di un passato recente da incubo. E’ solo l’inizio, ma è innegabile sia buono.

Bari ha intuito che sarebbe stata una serata sì, ha risposto con entusiasmo prima e ha acclamato da subito Conte, idolo della promozione in A nel 2010. Lui ha ricambiato con un applauso, il tempo di una foto con i bambini sotto le decine di flash e poi sotto con la sua ora e mezza di trance agonistica: tutto il tempo a passeggiare nervoso davanti alla panchina, a sbracciarsi per dare indicazioni ai suoi in campo, anche quando aveva già abbracciato due volte il suo secondo per i gol prima di Immobile (3′) e poi di De Rossi (10′).

Il timbro Conte, prima ancora che con la rapidità con la quale i tagli degli attaccanti hanno mandato in crisi la difesa di Hiddink, era impresso dall’assetto iniziale. Scontato il 3-5-2, con un Ranocchia rigenerato a lato di Bonucci e Astori a sinistra, e poi Darmian e De Sciglio ali in fase offensiva e terzini sulla linea a cinque in fase di non possesso palla. Stretta sulla difesa la linea dei tre centrocampisti, Marchisio-De Rossi-Giaccherini, l’unico vuoto apparente era quello tra i due attaccanti – Immobile-Zaza – e il resto della squadra. Ma era la mossa per rendere più rapida l’assimilazione del verbo di Conte. Rapidi triangoli e improvvisi tagli per gli avanti, ecco lo schema di partenza: l’Olanda, schierata sul più classico 4-3-3 e penalizzata in difesa dall’assenza di Vlaar più che in attacco da quella di Robben, è andata subito in crisi.

Passano tre minuti, il lancio di Bonucci pesca Immobile abile a infilarsi in area e fortunato per il rimpallo che lo libera: dribbling e 1-0 a porta vuota. Ancora una manciata di minuti, al 10′ altro lancio di De Rossi per Zaza bravo a guadagnarsi spazio col corpo, tanto quanto è ingenuo Martins Indi a spingerlo da dietro. Rosso e rigore, realizza capitan De Rossi: 2-0 e l’Italia in superiorità numerica. Partita in discesa, con rapidità davvero contiana, e l’Italia dimostra di meritarsi la fortuna. Mentre Hiddink riaggiusta la squadra inserendo un difensore (Weltman) per un attaccante (Lens) per l’inevitabile 4-4-1, gli azzurri giocano in scioltezza. Zaza spara su Cilessen la palla gol al 20′ su bella combinazione con Immobile e restituisce l’assist di petto al compagno, dieci minuti dopo. De Sciglio da sinistra (36′) e Darmian da destra (39′) sono pericolosi, quel che non riesce all’Olanda ferma a un destro alto di Schneider.

Bari già applaude e canta, e allora Conte concede un’ora intera all’undici iniziale prima dei cambi annunciati. Giaccherini continua a sgobbare da inesauribile fantaccino fedele, perfetto interprete del calcio che Conte ha in mente; Zaza cerca il gol al debutto e ci va vicino al 10′ con un tiro a fil di palo e poi un destro teso. Poi riposo ai possibili titolari di martedì in Norvegia, spazio ai Verratti e ai Candreva. Entra anche Destro e sfiora di testa il 3-0 su cross di Pasqual. Insomma, Italia e basta, con i 50 mila del San Nicola che alla mezzora intonano il coro Antonio Conte, ricambiati da un nuovo applauso. Poi il ct continua a sbracciarsi. È il primo a sapere che la vittoria più che importante è l’unica cosa che conta. L’Italia che ha in mete è lontana eppure sembra già in embrione. La ripartenza è giusta, la strada ancora lunga.

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