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Intervista Gaia Cuatro: i colori del Giappone incontrano il ritmo dell’Argentina

10 Set 2012 | Nessun Commento | 1.439 Visite
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GaiaCuatro

Due anni fa sono entrata in contatto con Francesco Truono, un grandissimo fotografo di Jazz, e parlando di musica lui mi ha consigliato di ascoltare i Gaia Cuatro, descrivendo la loro musica come la più incredibile che avesse mai ascoltato. Incuriosita ho fatto diversi chilometri per andarli ad ascoltare, e quando sono partita non potevo neanche immaginare quanto questa musica mi avrebbe affascinato, così raffinata ed elegante, potente e delicata al tempo stesso, che convolge qualsiasi ascoltatore.

I Gaia Cuatro sono due musicisti giapponesi: Aska Kaneko (violino e voce) e Tomohiro Yahiro (percussioni), e due argentini: Gerardo Di Giusto (pianoforte) e Carlos ‘el Tero’ Buschini (basso e contrabbasso). I primi due sono due musicisti di acclamato successo sia in Giappone che in diversi paesi orientali per gli importanti progetti internazionali e nazionali che li hanno visti protagonisti. Gerardo ormai da anni si è trasferito da Cordoba a Parigi, dove, in qualità di compositore, arrangiatore o pianista, fonde il tango agrentino, con il jazz e la musica da camera, realizzando progetti di altissimo livello, interpretati da orchestre come Grand Harmonie de l’Armée de l’Air (Francia), l’Orchestra da Camera di Córdoba (Argentina), l’Orchestre Dionysos (Francia), la b (Cuba) o anche come come pianista solista in sale come la Sorbonne, la Halle aux Grains di Tolousa o L’Arsenal a Metz. Anche Carlos ‘el Tero’ ha scelto un altro luogo per piantare le sue radici, vive infatti in Italia e lavora tra Parigi, Argentina ed Europa, ma la sua musica rimane ben radicata nello scenario tanghero internazionale, suonando da più di dieci anni con  Juan Carlos Caceres, nel Tango Negro Trio. Vanta inoltre diverse importanti collaborazioni e, insieme a Gerardo, Javier Girotto e Minino Garay, porta avanti il progetto di musica argentina, Cordoba Reunion.

Il gruppo ha all’attivo tre dischi: Gaia (per la giapponese Kaiya Records e la francese Cristal Record), Udin e Haruka con l’etichetta italiana Abeat Records. Nel CD Haruka c’è la collaborazione di Paolo Fresu, che con loro ha fatto anche diverse date. Ora è uscito in Italia anche il primo loro disco, col nome Visions, questa volta per Abeat Records, arricchito da una traccia live con Fresu e da una raccolta di foto. Ho avuto il piacere di incontrarli ed ascoltarli in occasione del loro concerto durante il Val Tidone Festival, e di accompagnarli in radio durante la trasmissione Piazza Verdi di radio 3. In entrambe le occasioni ho rubato ad ognuno qualche minuto del loro tempo per carpire qualche segreto.

Carlos, più volte hai racontato che il vostro è stato un incontro casuale, durante il Japan Jazz Festival di Parigi, dove tu e Gerardo siete rimasti estremamente colpiti dalla sonorità e il buon gusto proprio di Aska e Tomohiro. Ma da dove è nata l’idea di unire queste culture così differenti? All’inizio pensavate di inserire due bravi musicisti nell’interpretazione della vostra musica, e poi il discorso si è evoluto, o è nato fin dall’inizio il concetto di fusione che oggi ascoltamo nei vostri pezzi? Prima di parlare di gaia, vorrei solo precisare alcune cose, per la gente che conosce poco di noi, e dei nostri costumi. L’Argentina non è solo tango e Maradona, e il tango non è solo Piazzolla! C’è tantissimo altro in un paese di 5000km di lunghezza. Dico questo perche quando dici che sei argentino, subito la gente ti targa come tanghero! E non è propio così… Noi abbiamo un folclore molto ricco ritmicamente, armonicamente e poeticamente. Zamba, chacarera, huayno, chaya, vidala, milonga, e dentro di questi ritmi ci sono tantissime varianti! Eredità araba, andalusa, indiana!! Mi sembra riduttivo pensare che solo siamo tango! Però attenzione, io adoro Piazzolla, adoro il tango e mi piace moltissimo suonarlo, “il tango e una delle musiche popolare più interessanti, forse l’unica che ha tutti i componenti della musica colta”. Adoro anche Maradona e ho scritto un brano a lui dedicato, No te mueras nunca, cantato da Peppe Servillo.

Adesso parlo del gaia! Si, e propio cosi! Eravamo alla Maison de Japan a Parigi perché Tomohiro aveva invitato Gerardo (loro avevano gia lavorato insieme in passato), e noi casualmente eravamo a Parigi con il Cordoba Reunion. Abbiamo sentito questo quartetto di giapponesi, tutto perfettino! Ma la cosa che più mi ha colpito erano i colori, vedevo questo potenziale, il loro forte sono proprio i colori! Ma al quel gruppo mancava un po di “brio”, perché nella musica tradizionale giapponese non ci sono dei ritmi. Entrambe cose che sono proprie della nostra musica. Ed è così, che proprio quella sera è nata la idea di suonare insieme. Dopo un anno ci siamo ritrovati li a suonare insieme. Dal 2004 giriamo insieme l’Europa e il Giappone. La parola “fusione” non mi piace molto, preferirei “contaminazione”. Essa nasce naturalmente, ognuno mette sul piatto quello che ha dentro, nel cuore, nel corpo, nella testa, rispetando le tradizioni, perché è da li che si parte, senza quello no arrivi da nessuna parte! E poi ci vuole un po di fortuna! Non credi?

Come nasce, e che significato ha il nome Gaia Cuatro? Gaia è un nome della mitologia greca, è la nostra “madre terra”, la “pacha mama”,  lei ci da l’ aria, l’ acqua, lei ci da tutto! E’ stata una mia idea, mi suonava bene, e poi io vengo di famiglia di contadini italiani e criolli “i gauchos” e  da piccolo ho visuto in campagna da mia nonna, Lucrecia (mezza idiana e mezza andalusa). E’ stata lei la prima insegnarmi a suonare! Forse incosciamente ho voluto renderle omaggio!

Aska, cosa hai pensato la prima volta che hai ascoltato la musica di Gerardo e Carlos? Conoscevi già la musica Argentina e il Tango? All’inizio non capivo la loro musica. Rispetto a quello che avevo studiato nel mio lungo corso di studi, mi sembrava molto semplice. Avevo ascoltato il tango prima, ma non la musica tradizionale argentina, e la loro musica aveva molto di questa tradizione. Ero molto nervosa, era la prima volta che non capivo una musica. Ma quando abbiamo cominciato a suonare, siamo andati avanti, e mi sono detta ‘oh,  stiamo suonando!’ Non so, non è facile spiegare come le mie sensazioni  si sono evolute. Per me era difficile capire non solo la loro musica, ma loro stessi,  la loro cultura, ma poco a poco, mangiando insieme, camminando, andando in giro ho cominciato a capirli e a conoscerli. Anche se tutt’ora a volte abbiamo delle divergenze. Il confronto con una diversa cultura è una strada per la pace. Nel mondo ci sono troppe religioni, troppe culture, troppe prospettive diverse, ma dobbiamo imparare a rispettarle e a capirle. Noi abbiamo bisogno di rispettare gli altri, con le loro diversità.

La musica dei Gaia ha uno stile unico,  nell’incontro delle vostre diversità. Però in molti pezzi, a furia di ascoltarvi, ho cominciato a riconoscere chi, fra te, Carlos o Gerardo è l’autore. Cosa avviene quando vi  incontrate e ognuno di voi propone un pezzo e lo arrangiate insieme? Ognuno di noi scrive e arrangia da solo il pezzo, poi lo propone agli altri. Spesso discutiamo, a volte litighiamo, ancora oggi abbiamo molte idee differenti, e quando ci incontriamo è un continuo divergere e convergere. Ma dobbiamo pensare dove vogliamo arrivare. Una band deve pensare alle prospettive, anche se noi siamo un po’ limitati per la distanza. Gerardo è quello che più di tutti è legato ad un concept, un particolare concept. Carlos è leggermente più libero, Tomohiro anche. Il mio approccio è quello di ascoltare loro prima di tutto,  e a poco a poco inserire la mia idea. A volte loro fanno il contrario, hanno un modo più irruento di imporsi, creano un blocco iniziale e a poco a poco convergono verso la mia idea iniziale. Ma parliamo di ”uomo latino” contro “donna giapponese”, sono due figure agli antipodi! E la magia nasce dal fatto che alla fine riuscite a convergere, e il prodotto è una musica meravigliosa! 

Raccontami invece dell’incontro con Paolo Fresu. Paolo fresu ha un diverso colore, lui ha suonato con noi rispettando la nostra musica ma donando ad essa il suo colore, il suo aroma, una nuova visione, un altro vento. Io rispetto molto Paolo, non solo per la musica , ma anche per la sua personalità, e intelligenza.  Le collaborazioni non sono sempre facili perché la gente a volte non pensa, crede che basti dare il proprio contributo, non si ferma ad ascoltare, ma lui è diverso.

Abbiamo ascoltato il bellissimo pezzo Dos lunas, da te composto. Anche nel romanzo 1Q84 di Haruki Murakami si parla di due lune, è forse un elemento della tradizione o della mitologia giapponese? Cosa intendi tu per “due lune”? Le due lune per me sono i due occhi, l’anima che si esprime negli occhi, ma mi piace lasciare un velo di mistero nel significato reale di questo pezzo.

Gerardo, mi ha raccontato Aska che tu sei un po’ il coordinanore, quello che tiene le fila e fa si che il concept del gruppo sia l’elemento principale intorno al quale comporre. Cosa significa per te questo ruolo? Ogni gruppo ha bisogno di un concept da impostare, altrimenti è solo un miscuglio, una jam. Noi siamo molto diversi, ma la musica ha sempre dei punti comuni. La cosa più importante per un concept è identificare questi punti in comune e fare qualcosa col materiale che si ottiene. Perché far suonare un giapponese come un argentino è inutile, E lo stesso per noi, cercare di suonare immaginando un sentimento giapponese non ha senso. Non si può neanche prendere tutte le idee di ognuno, bisogna fare una selezione e io ho cercato di assumere questo ruolo sin dall’inizio, ed è sempre andata bane, a volte un po’ meno. Oggi stiamo cominciando un nuovo periodo. Sentiamo il bisogno di creare qualcosa di nuovo, non so se un nuovo cd oppure un nuovo progetto, se fare qualcosa di diverso, magari far partecipare un coro, o un quartetto d’archi.

Una nuova contaminazione? Non si tratta di contaminare, ma di utilizzare un coro o un’orchestra per ampliare la visione. Io lo faccio spesso. Lavoro tantissimo con orchestre e cori. Mi piacerebbe non solo fare dei concerti da soli, ma anche cercare di far partecipare in maniera attiva la gente dei luoghi dove andiamo a suonare. Oggi giorno ci sono molti musicisti classici che vorrebbero andare al di là della musica classica e sperimentare. Sarebbe una bella esperienza creare questo tipo di incontro.

Tomohiro, raccontami la tua versione, cosa sono i Gaia? È un miracolo che siamo riusciti a creare questa band, due giapponesi e due argentini. Per me questa band è una delle + interessanti che ci siano. Perché noi sperimentiamo una serie di cose che non ho mai trovato in una band giapponese o americana. La peculiarità è che loro sono argentini , ma non sono musicisti folkoristici, ma neanche Jazz, o pop.  Anche io, voglio creare qualcosa di nuovo, una nuova musica ma nello stesso tempo una musica con delle radici, con una storia, qualcosa di contemporaneo ma nel  rispetto della essenza della musica che nasce dalla etnia nativa. Per me è molto diverso dal lavorare con musicisti giapponesi, o stesso è per Aska. Ho anche studiato molta musica, sudamericana, africana, e suonato con molti musicisti di diverse culture, ma loro sono completamente diversi.

Cosa fai oltre al progetto Gaia Cuatro? Personalmente ora ho 51 anni e voglio concentrarmi nella buona musica. mio figlio ormai è grande, ha preso la sua strada e il mio progeto di vita è fare buona musica con i Gaia Cuatro. Gaia ora rappresenta il mio concetto di felicità e ogni giorno io studio una nuova tecnica, delle nuove espressioni, solo per questo progetto, per la musica dei Gaia. Gaia è al centro del mio progetto di vita ora.

In ogni canzone le percussioni e la batteria sono il cuore pulsante che dona il ritmo, da vita ad un pezzo. In quale canzone c’è maggiormente la tua influenza? Credo in Worda, che in italiano significa Senza ritorno, che è la seconda traccia dell’album Haruka, nella quale lo sviluppo della struttura del brano evolve, e così anche il mio contributo.

Ho letto una bellissima presentazione che Paolo Fresu  ha scritto per i Gaia Cuatro, e ne traggo qualche frase: “La loro musica non è più tango e non è più musica di sapore continentale. Diviene una ricca tavolozza timbrica di colori inusuali che si legano straordinariamente bene e che raccontano ed incarnano il vero senso della contemporaneità odierna che è culturale e geografica.

…Vi aspetta una musica senza confini dunque. Laddove i suoni etnici del Giappone si uniscono alle voci, alle corde, alle percussioni e ad un raffinato tango si scopre la vera e ambiziosa natura del progetto Gaia Cuatro: essere oggi, al di là degli steccati e con una musica complessa che è gioia, comunione ed incontro vero di dinamici musicisti contemporanei alla perenne ricerca di un approdo che, fortunatamente, sembra ancora non esserci.

 

Foto di Mariagrazia Giove riproduzione riservata.

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