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         Direttore responsabile: Michele Traversa
Intervista con Parisse, questa sera all’Auditorium Parco della Musica

22 Apr 2013 | 3 Commenti | 10.056 Visite
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parisse

Valentina Parisse, in arte Parisse,  è un’artista romana ventiseienne che ha vissuto per tanti anni in Canada, e proprio in questo splendido paese ha maturato un progetto artistico poi confluito nel suo disco d’esordio “Vagabond”, album pop, ispirato al sound Motown e Neo-Soul, e cantato totalmente in inglese.
Questo album ha ottenuto un ottimo successo radiofonico con tutti i suoi singoli, sia in Italia che all’estero.

Questa sera alle ore 21.00, Parisse sarà in concerto all’Auditorium Parco della Musica di Roma, dove interpreterà brani estratti dal suo disco d’esordio “Vagabond” e brani del suo repertorio, tra i quali gli ultimi due singoli “Don’t Stop” e “Upside Down”.

Accompagnata dalla sua band, formata da Raffaele Lopez alle tastiere, Arduino Lopez al basso, Giuseppe Scarpato alle chitarre, Helen Tesfazghi e Patrix Duenas ai cori, la cantautrice avrà sul palco degli ospiti d’eccezione, come Marco Fullone, Roberto Kunstler, Nick The Nightfly e Phil Palmer.

LSD magazine ha avuto il piacere di scambiare una chiacchierata con lei.

Leggo spesso che ti definiscono un’artista italo-canadese, ma tu sei 100% italiana giusto?
Mi sono trasferita in Canada appena dopo il liceo, sono stata lì alcuni anni ed è diventata la mia seconda patria.
Molteplici sono state le ragioni per le quali ho fatto la valigia e sono partita, sicuramente il desiderio di voler spaziare, di vivere una nuova avventura, e una volta lì ho lavorato, studiato e soprattutto è nato Vagabond, quindi sono state tante le esperienze. All’inizio la spinta maggiore è stata davvero la voglia di fare un’esperienza nuova, di arricchirmi.
Questa esperienza canadese quindi, al di là dei confini Italiani, ha influito molto nel tuo percorso sia musicale che creativo?
Certo, è una terra davvero grande, con questi grandi spazi, questi colori molto particolari, questa esplosione della vita, che sembra dormire per gran parte dell’anno, poi all”improvviso ti sorprende e ti sveglia a primavera. Sicuramente tutto questo ha influito sia a livello umano che a livello professionale, per le occasioni che ho avuto nel condividere la musica con quel territorio.
Quindi ti sei relazionata con artisti del posto, più che con artisti Italiani? Si , ho collaborato con Rick Allison, poi ho incontrato tanti altri artisti ed ho ampliato sicuramente la mia cultura musicale. Ma anche tanti artisti italiani che venivano in tour lì perché c’è un legame molto molto forte fra Italia e Canada. Poi c’è il festival del jazz, grazie al festival del jazz io, con lo zaino in spalla, trascorrevo buoni 20 gg in giro per la città ascoltando sia gli indoor che gli outdoor, dei gruppi pazzeschi, delle produzioni molto grandi, grandissimi artisti. Mi ritengo molto fortunata!

Quali sono stati gli artisti che più ti hanno contagiato, musicalmente parlando?
L’artista che più stimo e più amo è sicuramente Joni Mitchell, perchè, anche se lei non appartiene alla mia generazione, la mia curiosità mi ha portato a scoprirla, e lei si è rivelata un’ artista enorme. Mi piace per il valore che da alla parola, per questi testi così profondi, a volte semplici, e nella loro semplicità a volte sono talmente profondi che sembrano uno schiaffo e mi provocano emozioni veramente forti.
Per quale motivo hai scelto di scrivere e cantare in inglese?
E’ nato in maniera naturale, perchè essendo nate lì le canzoni di Vagabond, per me è stato del tutto naturale esprimermi in inglese. Quando scrivo un brano, lascio che le emozioni fluiscano senza troppi paletti, quindi è stata una cosa naturale, ci ho messo dentro le mie esperienze, il modo di vedere la musica, la vita nel mio piccolissimo modo.
Tu parlavi di Jazz, del festival jazz di Montreal, e tu hai vissuto anche un’esperienza nel tempio del Jazz di Milano che è il Blue Note, con un sold out, per quanto tu non sia un’artista Jazz, ma sei più pop e soul. Come ti sei rapportata con questo contesto?
Per me il Blue Note ha sempre rappresentato una specie di tempio della musica perchè tanti degli artisti che amo hanno fatto parte di quel mondo lì. Quindi puoi immaginare che la mia emozione era veramente a mille! Ho cercato di portare le mie canzoni nella loro veste più acustica possibile e il sold out è stata una sorpresa meravigliosa. Quello che mi piace del Blue Note è che non ci sono barriere, il contatto con le persone che ti ascoltano è talmente vicino, è talmente tutto condiviso, che si diventa una sola cosa.
Per me i live sono una parte fondamentale del mio percorso e della musica in generale, sono la cosa che mi affascina di più. Quindi poter “condividere” a così poca distanza da chi mi ascolta è veramente emozionante.
Certo, è una la magia che scopri nei club, più sui grandi palchi!
Si! Puoi vedere le espressioni delle persone, puoi veramente “condividere”, per me la musica è “condivisione”! E’ stata una grande soddisfazione! Mentre te lo racconto sono ancora emozionata!
Dopo Vagabond hai prodotto altri singoli che hanno avuto molto successo in radio. Stai scrivendo, c’è qualcosa in cantiere che vedremo presto in giro o stai aspettando? Ti stai dedicando a creare o preferisci  farti conoscere girando per concerti col tuo primo album?
Un po’ tutte le cose, ma soprattutto sto scrivendo tanto. Tutte le esperienze live non fanno che arricchire quello che sto scrivendo in questo momento. Penso per esempio all’occasione che ho avuto l’estate scorsa grazie a Radio 105, come supporter a tutte le loro date. Sono entrata in contatto con un’Italia meravigliosa! E’ più forte di me, tutto quello che vivo, tutto quello che ascolto, le persone che incontro e con le quali mi relaziono, vanno a finire in quello che scrivo. Ogni cosa è per me un’ispirazione che si rinnova. Quindi sto scrivendo e spero che già il prossimo autunno ci sia il nuovo album. Alcune canzoni le presento proprio a Roma. Però questa volta in italiano.
Quindi diciamo che, come il primo album è in inglese perché rappresenta la tua esperienza canadese, questo sarà in italiano perché rispecchia il tuo vivere nuovamente in Italia e le tue esperienze qui.
Si esattamente!
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Quindi qualche novità in questo concerto!
Si e soprattutto gli ospiti. Per me è una grande gioia condividere il palco con Phil Palmer, con Roberto Kunstler, che mi sta seguendo in questo nuovo percorso in italiano. Ci stiamo scambiando veramente tanta energia! Poi ci sarà Marco Fullone, Nick The Nigthfly, Radio Montecarlo, che è una radio alla quale sono molto legata e che mi ha supportato sin dal primo singolo. Sarà una festa…una “condivisione”.
Tu hai fatto anche un pezzo che è in una compilation redatta da Nick?
Si Upside down , nata assolutamente per caso. Ti sembrerò matta… Questo brano è assolutamente uno standard, che ha la sua storia importantissima, ed io ero in prova con i miei musicisti, quando ci siamo immaginati una giornata di sole e relax, come se anche Diana Ross fosse lì, che si rilassasse e ballasse a piedi nudi con noi, e in questo contesto immaginativo è nata Upside down in questa versione un po’ rap, con queste chitarre acustiche. RMC ci ha creduto e mi ha supportato.
Quindi Nick ti sta seguendo in questo percorso?
Si Nick e Marco sono fantastici! Anche in Canada, grazie alle web radio, avevo sempre questo link aperto sulle radio italiane e loro li seguivo anche da lì.
Ho letto che le tue canzoni sono arrivate anche in Sud America! Hai fatto dei concerti lì, o degli eventi, grazie i quali la tua musica è riuscita ad arrivare fino in Brasile?
Zero! Io non avevo avuto ancora la fortuna di andare in Sud America, quindi io devo questo successo completamente alla rete. E’ stato in qualche modo pescato il mio clip dalla prima radio in Brasile e poi programmato successivamente da tutte le altre radio ed è diventata una hit! Il web ha così superato ogni nostra aspettativa! Io sono stata lì lo scorso inverno in promozione e, a parte che ho scoperto una terra bellissima, le persone hanno percepito la mia musica in maniera molto forte e non vedo l’ora di tornarci! Pensa che mi scrisse un ragazzo su Facebook facendomi i complimenti e riferendosi al Brasile. Io mi sono detta “Brasile?”. Abbiamo indagato un pochino e ci siamo resi conto che stava andando tutto a nostra insaputa!
Ovviamente maxi sorpresa. Sono stata al concerto di Marisa Monci, quanto mi piace lei, quanto mi piace Maria Gadù, ho conosciuto Caneca, grandissimo chitarrista, Ghinga, tutta la tradizione brasiliana…e per me è davvero un onore essere così amata lì.
Magari dopo il disco in italiano potrai avventurarti in un’esperienza brasiliana e dedicare un terzo album a loro!
Magari!! Ma il portoghese, per quanto io l’adori è davvero difficile!
E’ una musica che ti rapisce, loro hanno questa energia… La cosa che mi ha affascinato è che non c’è differenza generazionale. Nei locali ci sono ragazzi di 20 anni e adulti di 40 50 anni che ballano insieme. Veramente bello!

In bocca al lupo per il concerto romano!
Lunedì 22 aprile, alle ore 21.00, Auditorium Parco della Musica di Roma.

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