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         Direttore responsabile: Michele Traversa
Intervista con Cosimo Terlizzi, il suo percorso artistico, la sua vita ed i suoi progetti futuri

21 Ago 2009 | Nessun Commento | 3.298 Visite
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Cosimo TerlizziCosimo Terlizzi classe 1973, segue un percorso artistico parallelamente all’approfondimento dell’utilizzo dei media usati nell’arte audiovisiva. Realizza opere in fotografia e video. Vive e lavora tra Bologna, Brussels e Londra. La sua filmografia comprende i film: Nadia Luca & Roberto (1997) , Il sonno di Michele (1998) , Pepicek & Aninka (1999), La rosa necessaria (2000), Ritratto di famiglia (2001), Rocca Petrosa (2002), Une saison en enfer (2004), S.N. via senza nome casa senza numero (2007) Les Freres Fava, (2007) Regina Irena Radmanovic (2008).
L’artista e’ membro dell’Accademia Apulia di Gran Bretagna.

Presentato al London International Documentary Festival 2009, Murgia Fenomeno Carsico (Primo Premio “Corti di Natura” 2008) esplora la relazione tra cultura e colture, geomorfologia e antropologia in cui elementi inospitali ospitano la bellezza della vita in perfetto adattamento. Cos´e´ per te Beauty and the Beast?

Sono le due facce della stessa medaglia. In questi giorni ho valutato l´idea che in realtà siamo tutti delle bestie, è l´arte che ci rende belli. Questo modo dell´uomo di sollevarsi, di darsi giustizia con le arti, è un´arma di salvezza. Penso ad esempio agli artisti utilizzati dalle chiese per dare forma al bene ed al male, e dalle istituzioni per trasformare orribili edifici industriali dismessi in favolosi centri d´arte e cultura. Penso ai quei brutti e fatiscenti quartieri delle capitali, che una volta presi di mira dagli artisti diventato centri di tendenza turistica … Da luoghi poveri a luoghi ricchi.
Il passo successivo è che questa trasformazione una volta divenuta di massa diventa una catastrofe… I centri presi di mira dagli artisti diventano col tempo costosi fino a lasciare il posto alle multinazionali che in poco tempo rendono il quartiere così chic da farlo morire. La stessa cosa succede per l´opera d´arte che si vuole diventi di tendenza. E´ la mia riflessione in questi giorni.

Esiste la perfezione?

Esiste, ma è sempre un passo più avanti. Osservo un oggetto e mi sembra perfetto, poi l´osservo meglio e mi accorgo di una imperfezione. Questo succede perché siamo delle bestie in evoluzione.

terlizzi1.jpegPerchè le pietre sono un elemento ricorrente nelle tue opere?

Perché la pietra e il nostro mondo, ma è anche la sintesi di esso. La pietra è la spina dorsale, ciò che è sempre lì, il peso, la struttura.

Chi o che cosa è stato fondamentale alla tua formazione artistica?

Ti faccio un elenco: Mia madre, perché quando ero piccolino mi ha fatto questa domanda “Cosa ti piacerebbe imparare?” ed io le ho risposto “Disegnare!”, e così il giorno dopo ero tra i banchi di un corso di disegno a Milano (avevo 5 anni); Teresa, una donna che mi ha fatto conoscere i poeti; e due fratelli, Christian e William, il primo mi ha accompagnato verso i baratri dell´arte ed il secondo verso la sensualità dei corpi, è davvero così!

deCARITATE (2005), street art, è un affronto o confronto con la realtà?

Ci devo riflettere … La notte prima della performance, ero nel letto che pregavo affinché nulla potesse succedermi, pensavo di offendere la religione. E´ stato un momento di debolezza. Infatti chi fa elemosina nei modi che descrivo è quasi sempre un attore, di varie etnie. Credo che scimmiottare certi “stilemi” della carità sia un affronto a chi veramente crede di aiutarti. Con deCARITATE ho voluto far riflettere. Una donna piegata inverosimilmente ai tuoi piedi merita di essere premiata con uno spicciolo? Un bambino portato tra le braccia per ore nel caos della metropoli, non è già da denuncia?

Ti esprimi con film, fotografia, installazioni. In che lingua ritieni si comunica meglio la tua arte?

Sono tre aspetti diversi che non riesco a scindere, penso che la performance sia uno stadio importante anche per la fotografia ed il video, tutto parte da un azione.
Il modello è davanti a me, gli indico cosa fare e quindi decido se fotografare o filmare. Non so è difficile dirti quale passaggio preferisco.

Che cos’è  il “prosciutto sugli occhi”?

Il “prosciutto sugli occhi” è un modo di dire italiano che serve a rimproverare delicatamente qualcuno che non vede o che non ha visto. Per esempio in questi mesi abito a Bruxelles, qui ci sono problemi di convivenza con le etnie, ma pochi ne parlano. Mi accorgo passeggiando nei quartieri che si stanno creando dei ghetti, eppure Bruxelles è una capitale importante dell´Unione Europea.

Quale ritieni sia stato il momento più gratificante della tua carriera artistica?

Aver ricevuto la telefonata di Riccardo Scamarcio (conpaesano) che spassionatamente mi chiedeva di girare un film con lui, ed io imbarazzato e lusingato non riuscivo a crederci.

Quale il più difficile e come lo hai superato?

Nel 1997 quando, presentato il video “Nadia Luca & Roberto”, il mondo dell´arte sembrava essere unito contro di me, a distanza di anni mi sono reso conto che in realtà si trattava del mondo dell´arte bolognese (perché abitavo lì) , con i suoi illustri personaggi, a non aver colto il cambiamento dell´arte del video.

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