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Intervista a Tonino Accolla. Voce di Homer Simpson e di Eddie Murphy

4 Set 2010 | Nessun Commento | 10.113 Visite
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Tonino Accolla
Continuano le nostre interviste ai persoggi nazionali che arrivano in Puglia per la rassegna “Spiagge d’autore“, la manifestazione organizzata dalla Regione Puglia. Noi di LSDmagazine abbiamo avuto questa volta il piacere di intervistare in esclusiva Tonino Accolla, il quale ci ha regalato un “portrait” dettagliato della sua vita professionale e non soltanto.
Nella cornice di uno splendido albergo della provincia barese, immersi tra gli immancabili ulivi secolari, vanto e orgoglio della terra di Puglia, il mestro Accolla fà la sua comparsa sul palcoscenico delle nostre vite, come avrebbe detto Pirandello, in maglietta verdone, sulla quale campeggia in grande la scritta “Rebel withouth a cause”, (che già la dice lunga sulla caratura del personaggio) e costume da bagno blu e giallo. Capelli arruffati, molto neri e poco grigi, esordisce con un raggiante sorriso dicendo: “Ciao bagarospi!”. Così tutto ha avuto inizio.

Mr Accolla, qual’è la sua definizione della parola “doppiaggio”?

Forse è la fortuna di avere l’agio di vivere a Roma, quindi doppiafortuna=doppiaggio. No lei non deve ridere perchè io sto dicendo cose serie… allora il doppiaggio è una specializzazione dove molte cose possono essere messe a posto. Tal Federico Fellini ridoppiava tutto. Ora credo che abbiamo tutti fiducia nel maestro, l’abbimo ancora adesso anche se non c’è più, insomma io il maestro lo devo seguire quindi penso che sia giusto doppiare. E’ altrettanto giusto ascoltare i film in versione originale, ma questo non vuol dire che molti film non possano essere migliorati venendo doppiati in italiano. Non si tratta di portare acqua al proprio mulino, poichè non ho mai concesso nulla a me stesso e neanche agli altri. Quello che dico in questo momeno è il mio reale pensiero.

Dopo tanti anni nel mondo dei doppiatori in qualità di doppiatore e di direttore del doppiaggio e dialoghista, tantissimi film e tanti successi professionali, qual’è lo stimolo o gli stimoli ogni qual volta si tratta di iniziare a lavorare ad una nuova pellicola?

E’ l’idea della novità. Cioè ogni cosa che non si ripete è una novità. Siamo fortunati a fare questo mestiere
innanzitutto perchè ci vediamo i film gratis e questo non è poco, si tratta di un risparmio enorme nell’ambito familiare, e poi perchè abbiamo la fortuna di non lavorare, per esempio da operaio di una fabbrica dove la ripetizione può annoiare. In questo lavoro non c’è ripetizione perchè c’è il piacere di vedere una cosa nuova, di essere stimolato verso questa cosa nuova da chi già ha fatto un lavoro enorme prima che arrivi a noi.

In più occasioni in passato lei ha individuato nelle mediocri sceneggiature il motivo principe del cattivo stato di salute in cui versa il cinema italiano, suggerendo nel contempo di prendere ad esempio le trame dei film americani che invece puntualmente sbancano i botteghini di mezzo mondo. Come stà oggi l’Italia della cinepresa?  

Oggi ci sono registi molto interessanti vedo. Finalmente forse la crisi è superata, ma io per quanto riguarda le sceneggiature non ho mai detto che sono brutte sceneggiature, personalmente noto delle lentezze che io non amo scrivendo anch’io sceneggiature. Riconosco di amare un’altro taglio insomma che forse è più intriso di cinema, diciamo così, americano ecco tutto. Loro usano rispetto agli italiani altri schemi per scrivere le sceneggiature però insomma…si può dire una piccola parolaccia?

Prego?

Di cagate gli americani na hanno scritte tantissime e continuano a scriverne. Il diverso ritmo utilizzato oltreoceano non è da contestualizzare esclusivamente alle sceneggiature ma è anche questione di montaggi, nella descrizione della scena insomma. Un attore, un personaggio ripreso fino alle ginocchia con una valigia in mano, mentre in sottofondo parte un annuncio dagli autoparlanti e subito si intuisce che il personaggio si trova all’aereoporto, senza bisogno di soffermarsi ulteriormente. Poi lui cammina per un pò. Invece generalmente nei film italiani lo vedi seduto sull’aereo; subito dopo vedi la hostess che serve le cose, poi vedi che lui arriva a destinazione, che scende. Un regista americano fa questa scena poi la taglia, e riprende successivamente la stessa identica scena, con lo stesso taglio soltanto che appena allarga vedi che non stà più all’aereoporto di Atene ma già in quello di New York punto d’arrivo.

Qual’è tra i tanti da lei doppiati il suo film preferito?

Bè, io sono un attore come si suol dire poliedrico, quindi passo dal drammatico al brillante in maniera naturale. Sicuramente sono un’amante di Shekspeare per cui ad esempio per l’ “Enrico V” vinco il nastro d’argento, per la migliore interpretazione maschile dell’anno, e poi “Molto rumore per nulla” sempre con Kenneth Branagh scritto, diretto, e doppiato da me, e poi il “Riccardo III” quello di Pacino, straordinario film. Cosa dire poi di “Romeo+Julietta” di  Baz Luhrmann, e anche dell’ultimo “Mercante di Venezia”. Insomma questa zona quì è quella che mi è più congeniale e quindi questi sono i film e non il film che amo di più. Poi c’è la soddisfazione di aver fatto l’ultimo “Avatar” perché è qualcosa di fantasioso: la fantasia inizia a muoversi a camminare, a creare un mondo sconosciuto che in realtà non esiste, ma che in quel contesto esiste. Insomma è quasi un doppio movimento che dai a livello musicale alla fantasia.
Continuando abbiamo i kolossal che ho doppiato. Ad esempio “Titanic” era un bel film, “Indipendence day”. Poi ci sono i film più piccoli come ad esempio “Brothers”, che è un film straordinario. Si tratta di un film che vale davvero la pena vedere, nel quale esiste la trama, sicuramente un film forte.

Tonino AccollaDall’adattamento dei dialoghi alla scrittura di un libro il passo è breve, sappiamo infatti che tra poco un suo manoscritto vivrà il battesimo editoriale. Di cosa tratta l’opera prima di Tonino Accolla?

Vabbè non dovrei parlarne, comunque ne parliamo così sommariamente: 1800 Sicilia, inizio della “sistematizzazione della follia”. I personaggi sono alcuni realmente esistiti, altri di fianco inventati, ma insomma è una grande storia.

Il romanzo si sviluppa sotto la dominazione del Regno delle due Sicilie, oppure siamo come dicono i francesi più “prochè” cioè a ridosso dell’unita d’Italia, dove invece bisogna fare i conti con le particolari dinamiche di quel periodo?

Si, siamo sotto il Regno delle due Sicilie. I francesi ad esempio questa storia la conoscono molto bene…

Anche gli Inglesi da quanto mi risulta…

Si anche gli inglesi… sono gli italiani che non la conoscono!

Mai parole più sagge!

Come no! Dicevamo, anche Dumas che una volta era andato in Sicilia in vacanza, ha pensato di mettere lì la scena della prigionia del conte di Montecristo, e gli “opitaux” generosi si sono interessati a questa esperienza. La cosa che mi piace di più, e che sottolinierò sempre, è che in tutto quello che scrivo la casualità del fato è l’elemento più importante, cioè tutto avviene casualmente nella storia. Quindi questa grande scoperta che ha rivoluzionato in parte la cura della follia è stata casuale e soprattutto non realizzata da un medico.

E’stato influenzato in qualche modo dall’ “Elogio della Follia” di Erasmo nella scelta del tema?

Ma lascimolo stare in pace Erasmo, poveraccio! Ogni volta che si parla della follia esce fuori Erasmo. Va bene, salutiamolo: ciao Erasmo!

Quali sono i suoi scrittori classici e/o contemporanei preferiti?

-Io pur scrivendo un romanzo, non amo molto la narrativa. Preferisco i fatti storici, mi interessano le biografie. Io ho scritto prima di Schaffer “Nemo profeta in patria”, una vita di Mozart, una vita di Rossini. Ho scritto l’adattamento per il teatro de “Le metamorfosi” di Kafka, e poi un’altro testo teatrale di cui non ricordo il nome, per il quale ho vinto il festival di Benevento circa 4 anni fa nel 2006 quando c’era ancora il…come definirlo…il grand’homme, un uomo di straordinaria cultura che si chiama Ruggiero Cappuccio che poi ha dato le dimissioni perchè era cambiato il vento da quelle parti… e quando soffia male ad uno gli può venire la broncopolmonite.. quindi ha preferito andare via da direttore artistico. Veramente un uomo di straordinaria cultura, giovane, mi colpisce molto poichè solitamente è uomo silenzioso, mentre con me, forse perchè mi identifica nel giullare del Re, comincia a chiaccherare ma sempre mantenendo un certo contegno serio che mi fa morire dal ridere. Io lo amo tantissimo.

Aldilà del mostro sacro Shakespeare, quali sono gli altri riferimenti?

-Si, sempre tra i classici… Cechov mi piace molto che però è stato malrappresentato, come anche Pirandello, dove secondo me mai nessuno è stato in grado di portare degnamente in scena i “Sei personaggi in cerca d’autore”, nonostante sia stata interpretata da tanti grandi. Probabilmente perchè Pirandello ha un tratto comico-sarcastico che non ho mai visto sottolineato nelle rappresentazioni. Per esempio in Sicilia per sintetizzare un discorso lunghissimo di mezz’ora, alla fine dicono: “Che te posso dire…la Qualunque” ora che vuol dire “la Qualunque”?
In realtà non significa nulla… però per loro “la Qualunque” vuol dire tutto…

tonino accollaCapisco, l’Etere degli alchimisti insomma…

In questo infatti sta poi l’alchimia dell’isola, la magia dell’isola e anche l’immanenza della spada di Damocle. E’un isola piena di contraddizzioni, violenta purtroppo in alcune sue espressioni. Alla fine però è sempre in quell’isola che succede tutto, cioè si perde il peggio, ed è giusto così, ma si perde anche il meglio come nel caso dei due giudici assassinati. Non erano certo di Torino o di Milano: erano siciliani ed avevano quel tipo di cultura, quel sangue, avevano quella forza, quell’intelligienza per me diversa dalle altre. Scherzandoquando mi chiedono: “Sei italiano?”, io rispondo “No, sono siciliano”…

Una cosa molto comune tra i suoi conterranei…

Cose che succedono: storture della vita.

Da quale di questi scrittori ha tratto ispirazione nel “making off” del libro per ciò che concerne la trama, nonchè per quanto riguarda la tecnica linguistico-descrittiva utilizzata?

Forse un pò da Tolstoj, in certi suoi monologhi, il famoso monologo interiore tolstojano, ma sai quando uno scrive pensa “ma che scrivo a fare? Hanno già scritto tutto!”, poi non è così. Poi prendi questa pagina bianca, la guardi, la osservi, e ne hai quasi timore e dici: “e adesso?”. Così cominci a scrivere, cancelli, riscrivi, talvolta preso da un fuoco rapido che brucia tutto e scrivi tre pagine di getto, il che è straordinario. Poi lasci i fogli lì a sedimentare. Dopo qualche tempo li rileggi, vedi sa hanno già un valore per te, magari hai qualche persona cara di cui ti fidi, e nell’insicurezza di tutti gli scrittori, magari glielo fai leggere così questa persona cara diviene un pò una vittima. Insomma è così piano piano si va avanti nella vita e si invecchia. Una cosa per me molto importante è che io ancora oggi faccio ridere i bambini con i “Simpsons”, faccio ridere i bambini di 10 anni. Allora mi sono chiesto, la mia compagna è molto giovane ed è americana, e gli ho detto: “Joelene, questo è il tuo momento storico. Questo momento appartiene a te, a quelli
come te. Voi siete i padroni, ma dovete avere il coraggio di essere padroni, perchè a fare i padroni si può diventare anche molto antipatici, invece voi cercate sempre di essere simpatici a tutti. Tutto ciò avviene secondo me solo per insicurezza. Ora l’insicurezza dello scrittore è quella di non sapere se ciò che scrive potrà piacere, che poi non serve chiedersi se piacerà. Bisogna scrivere e basta.
E’ vero che tutti hanno scritto tutto. Il contenuto è sempre lo stesso: l’Uomo e tutto ciò che gli gira attorno. Così l’uomo diviene per se stesso, in quanto unico essere pensante anche se non sempre, il soggetto della propria speculazione. Poi la forma è quella che modifica il tutto, il contenuto, quindi poi e da lì che si parte e si inventano cose nuove. Il contenuto ripeto è sempre lo stesso per questo motivo non bisogna avere paura di ciò che si scrive, ma la forma sarà sempre diversa. Allora si passerà da una cosa all’altra, dal romanticismo poi al decadentismo… e così via insomma. Si parte dal neoclassicismo: “Ne più mai toccherò le sacre sponde- ove il mio corpo fanciulletto giaque- Zacinto mia…” e già in questo tu senti che Foscolo è costretto dentro la prigione del classico, però quello che esprime è già romantico. Sono i prodromi del romanticismo che verrà.

Visto che lei lo conosce bene sà per caso quale scrittore o quale libro legge Homer Simpson?

Homer Simpson legge un libro che si chiama “Da quì a lì”, dove è concentrato tutto lo scibile umano. Lo scibile, il conoscibile, l’irriducibile, l’impossibile, l’irascibile, l’incomprensibile l’ho già detto? L’ignominioso…

Ma oggi Homer ha mangiato un dizionario?

…l’intentevole che non esiste però è bello e mi piace, poi l’imbecille e insomma c’è tutto.

Chiedo a Mr.Murphy: Come stà oggi il sign.Victor Maitland da lei conosciuto in “Beverly Hills Cops” del 1984? Ha risolto i suoi problemini di salute?

Ma guarda, non mi chiedere queste cose, perché quando mi chiedono queste cose guardo in faccia chi me lo chiede e faccio: Hi Hi Hi Hi Hi Hi e basta!…

Cioè la famosissima risata inventata da Mr.Accolla per caratterizzare il personaggio di Murphy. Con un salto da vero ventriloquo torna ad impersonare Homer J., dicendo:

Ragazzi, ragazze, ignobili bagarosponi, sappiate che a dicembre mi sposo e bo’nanotte.

Il famoso Accolla sembra confermarci con questa ultima battuta che a breve cioè a matrimonio avvenuto, abbandonerà il lavoro di doppiatore dei Simpson.

Mi sposo con lei che è tanto bona, ahaaa-ahaaa è tanto bona. Devo catturarla…

Ma stiamo parlando della famosa “Venere gommosa”, la giuggiola preferita di Homer?

Si, lei è come la giuggiola di Homer, lei è una super giuggiola!

Il resto dell’incontro si consuma davanti ad un maxi schermo dove, in religioso silenzio si assiste alla partenza del Granpremio di Formula 1 del Belgio. Le foto selezionate immortalano appunto l’attesa del “Mitico” doppiatore ritratto in posa plastica davanti alla “tivi”, come si traduce in Homerese la parola televisione.

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