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Cosimo Terlizzi in «Murgia tre episodi». Un artista tra arte, video e fotografia

7 Dic 2011 | Nessun Commento | 2.264 Visite
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Cosimo TerlizziRegista, fotografo, artista audiovisivo, l’eclettico Cosimo Terlizzi, bitontino di nascita, è questo e molto altro ancora. Qualche giorno fa ha presentato al Cineporto di Bari uno dei suoi più importanti lavori «Murgia tre episodi», un documentario che mette in evidenza la bellezza del nostro territorio. Cosimo Terlizzi è anche un artista contemporaneo e ha realizzato non solo film e documentari, ma anche numerose mostre e installazioni. Adesso è in Svizzera, « nel paesaggio  innevato della Chaux-de-Fons» dove sta lavorando per altri progetti futuri. Noi di LSDmagazine lo abbiamo intervistato.

Ha presentato a Bari il documentario “Murgia tre episodi”. Quale riscontro ha avuto?

Sono stato invitato da Anna Santomauro di Vessel Art Project, a presentare il mio doc in un modo differente, in linea al percorso di ricerca del suo centro culturale interessato a mettere in luce il processo creativo che avviene nella realizzazione di un opera. Murgia è un opera in bilico tra oggetto d’arte e di pura divulgazione, per questo motivo il luogo scelto è stato il Cineporto di Bari, luogo d’incontri e dibattiti sul mondo audiovisivo messo a disposizione dall’Apulia Film Commission.  Abbiamo colto l’occasione di sperimentare dal vivo la nostra voce off mentre andava il doc, sarebbe a dire che eravamo in regia e parlavamo sulle immagini (quando era possibile) come in un making-of. Sembra facile a dirlo se non fosse che Murgia Tre Episodi é composto già di suo da 2, 3 livelli drammaturgici. La reazione del pubblico è stata eccezionale, a riprova del fatto che il nostro cervello codifica con sempre maggiore facilità le diverse informazioni date nello stesso tempo.

Quale messaggio ha voluto mandare al pubblico con questo lavoro?

La direzione di quest’opera è di sedurre lo spettatore e farlo avvicinare alla natura selvaggia del nostro territorio. Farlo innamorare perdutamente. In questi anni di lotte ambientaliste mi sono reso conto che far vedere un bosco, una farfalla, un fiume e parlare dell’inquinamento non basta. Noi siamo tanti santi Tommasi che devono toccare o farsi toccare per credere alla bellezza o al disastro imminente e in atto. In Murgia vi è rappresentata l’esperienza tattile, proporzionale, di un uomo e una donna verso la natura e gli elementi. Ma questa è anche un’opera dettata dalla disperazione o dall’esasperazione verso una realtà che per cultura vive troppo il presente ed omette il futuro.

Spesso utilizza il genere del documentario. Come mai questa scelta?

Attraverso il documentario oltrepasso il confine che c’é tra il mondo dell’arte conteporanea, in cui opero, e l’altro, in cui vivo. Rappresenta per me il legame diretto con tutto.

Si occupa di cinema, ma anche di fotografia, arte, video. Quale via preferisce?

La genesi, forse la via più pura che é la poesia, certo potrebbe far senso pronunciare questa parola. Intendo poesia come uno spillo capace di fare ricami di precisione e ferire. Un concetto. Il testo, che è anche il disegno, appare bello, ad osservare bene le rette conducono all’infinito e la macchie colorate sono tracce organiche.

Cosimo TerlizziQuale sua produzione ha avuto un successo maggiore?

Un successo proporzionale, relativo ed in percentuale, sicuramente Murgia.

Il film Folder è un cammino verso la ricerca di una propria identità in un mondo precario. Lo possiamo considerare come un modello per la generazione presente?

Spero di no, meglio un aspetto. Folder, è una lente d’ingrandimento sulla mia realtà, una sorta di diario. Alla fine come per magia risulta essere metafora della nostra conteporaneità.

Su cosa sta lavorando adesso?

Lavoro sul progetto di un film, ora sto concludendo il soggetto, e nello stesso tempo preparo la mia prima esposizione in un museo svizzero. Sono seduto nel mio studio mansarda davanti ad una finestra che da sul panorama innevato della Chaux-de-Fonds. Per fortuna lo studio è riscaldato bene. Si, ho la sensazione d’essere in una bolla di vetro, il paesino è perfetto, i camini fumanti e i tetti carichi di neve. Il paesaggio sembra proprio quello delle cartoline.

Quando è cominciata la sua carriera? Da cosa è partito?

Direi sin da subito, da quando ho imparato ad usare la penna. Appena ho scritto « A ».

Quale valore mette in cima alla scala?

Ahimé l’amore, rimpiango lo spensierato adolescente che ero, un gemelli puro ed incontaminato, invece da quando ho scoperto di essere ascendente cancro sono caduto nel baratro dell’emotività.

Per avere maggiore informazioni sul lavoro di Cosimo Terlizzi.
www.cosimoterlizzi.com
cosimo.et.damien@gmail.com

In foto: Folder – Christian Rainer, uno dei protagonisti del doc
La caricatura inedita di Cosimo Terlizzi è del nostro vignettista Pierfrancesco Uva 

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