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In viaggio con gli scatti di Olivo Barbieri: da venerdì al Maxxi la sua prima retrospettiva italiana

28 Mag 2015 | Nessun Commento | 1.056 Visite
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ob1Dai primi scatti del Viaggio in Italia ai fuori fuoco dei dipinti d’arte antica o delle vedute delle megalopoli asiatiche agli incanti dei Parks, Olivo Barbieri arriva al Maxxi, che dal 29 maggio al 15 novembre ospita la sua prima retrospettiva italiana. Insieme alla mostra del grande fotografo emiliano, il museo romano allestisce (fino all’8 novembre) anche “Food. Dal cucchiaio al mondo“, una riflessione sulla dimensione sociale del cibo nell’anno dell’Expo, nonchè un focus sul Padiglione visionario progettato da Maurizio Sacripanti per Osaka ’70.

Presentate alla stampa dal Presidente della Fondazione Maxxi Giovanna Melandri e dal direttore artistico Hou Hanru, le nuove esposizioni, pur apparentemente diverse per contenuti, dialogano tra loro grazie all’indubbia spettacolarità delle immagini e per la relazione con il tempo e lo spazio che le accomuna. Spettacolari senz’altro le grandi immagini di Barbieri, che raccontano, serie dopo serie, il suo sguardo sul pianeta, sulla società che cambia, sulle città che nascono e che trasformano completamente la loro natura. Scatti che colgono e documentano ciò che l’occhio vede, ma anche quello che ai sensi resta celato, eppure esiste.

Intitolata “Olivo Barbieri. Immagini 1978 – 2014“, la mostra, “doverosa e dovuta” ha detto il presidente della Fondazioni Maxxi, riunisce 100 opere del fotografo, già da tempo presente nelle collezioni museali. Che, ha annunciato la Melandri, saranno ulteriormente arricchite da una nuova installazione site specific (ispirata alla costa adriatica), acquisita grazie al contributo del partner Eni. La retrospettiva è articolata in sette sezioni, un percorso che è “una sorta di scrittura per immagini – ha spiegato la curatrice Francesca ob2Fabiani – perchè Barbieri è prima di tutto un narratore”. Basti vedere i suoi esordi con le foto di Viaggio in Italia, serie di cui sono stati selezionati pochi esemplari significativi, dove già si possono individuare gli elementi base della sua poetica e ricerca stilistica. Degli anni ’80 sono quindi le immagini stranianti di “Artificial illumination”, un ciclo che comprende un bellissimo Colosseo notturno e abbagliante durante la Via Crucis pasquale affiancato a visioni di Tokyo e di Osaka.

Nel ’96, Barbieri inizia a fotografare con la tecnica del fuoco selettivo, che, grazie all’impiego di lenti particolari, consente di mettere a fuoco solo una parte dell’immagine, lasciando sfocato tutto il resto. Tratto distintivo del suo lavoro, la si ritrova tanto nei paesaggi quanto nelle interpretazioni di opere d’arte antica del Louvre, degli Uffizi, di Capodimonte. Di particolare interesse, infine, la sezione “China”, dedicata ai viaggi in Oriente che dal 1989 sono una costante nella vita di Barbieri. In 25 anni, il fotografo ha seguito passo passo la nascita e le trasformazioni di megalopoli come Shangai e Pechino, testimoniate da scatti dall’elicottero o con sfalsamenti di prospettive.

Dal mondo raccontato da Barbieri a quello di “Food”, riflessione critica sul cibo nell’anno dell’Expo, che racconta come il cibo attraversa, cambia e influenza il corpo, la casa, le strade, le città, il paesaggio dell’intero pianeta. Realizzata in collaborazione con agenzie delle Nazioni Unite come Fao e Wfp, la mostra curata da Pippo Ciorra riunisce 50 opere di artisti, architetti, designer, fotografi che accompagnano il pubblico alla scoperta di come ob4produzione, trasporto, stoccaggio, distribuzione, consumo, smaltimento e spreco dei prodotti alimentari siano fattori essenziali nella produzione e nella forma dello spazio.

Le esposizioni della stagione primaverile del Maxxi si concludono con un focus di architettura, quello allestito nello spazio del Centro Archivi Architettura del museo, e incentrato sul progetto realizzato da Maurizio Sacripanti per il padiglione italiano a Osaka ’70 (concorso che ha poi visto vincitrice un altra proposta). Le soluzioni di assoluta originalità e inventiva contenute nei disegni e bozzetti dell’edificio, troppo avveniristico anche per il Giappone, consentono, ha sottolineato la direttrice del Maxxi Architettura Margherita Guccione, di rompere il silenzio sul lavoro dell’architetto. Per rendere invece omaggio a un’architettura vivente, ispirata agli organismi cellulari, pensata come un viaggio in un corpo pulsante, i cui tratti caratteristici sono sperimentalità, dinamicità e spettacolarità.

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