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In uscita martedì “Phersu”, l’ultimo disco dei Profusion con la collaborazione del mezzosoprano Anita Rachvelishvili

20 Set 2015 | Nessun Commento | 1.005 Visite
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pr2Quando tornerò, sospenderò per un istante il vostro carnevale ininterrotto.

Mi metterò una maschera di plastica e di carne e vi guarderò negli occhi ad uno ad uno, per chiedervi dove state andando”

Un potente ed eclettico gruppo rock prog di Siena, incontra uno dei personaggi più importanti della scena lirica mondiale e ne nasce una collaborazione che porta alla realizzazione di un insolito progetto discografico all’insegna della solidarietà. Sembra una favola ma invece è realtà: lei è la straordinaria Anita Rachvelishvili, la cui voce mette d’accordo i teatri lirici di tutto il mondo, loro sono i Profusion gruppo che si forma nel 2002 dall’incontro fortunato di Vladimer Sichinava e Gionatan Caradonna.

Galeotta ai fini di questo inedito mix l’origine georgiana sia di Vladimer che di Anita e complici le nuove tecnologie per cui un bel giorno, senza nessuna vergogna, Vladimer Sichinava contatta tramite social Anita Rachvelishvili proponendole di cantare per loro.

I ragazzi stanno lavorando a Phersu, il loro nuovo disco e un brano “Wrinkled Maiden”, parla dell’eterno amore di una coppia di anziani. Lui, ormai vecchio e malato di alzheimer, si dimentica di lei, anche più volte durante il giorno. Però, ogni volta che la rivede, se ne innamora di nuovo. La storia è struggente, ricorda quella di un’opera lirica. Per i Profusionpr1 Anita sarebbe perfetta ma sembra quasi irraggiungibile e invece lei risponde entusiasta accettando e mettendo a disposizione del gruppo il suo talento, la sua professionalità e la sua energia. Così concluso in modo trionfale il suo impegno alla Scala di Milano nell’”Aida” diretta da Zubin Metha, Anita Rachvelishvili arriva a Siena e, senza voler alcun compenso, si mette ad incidere nello studio dei ragazzi “Wrinkled Maiden” e con loro decide di devolvere il ricavato dal brano all’associazione AIMA (Associazione Italiana Malattia di Alzheimer).

Il pezzo è potente e trascinante e si incastona come un diamante in Phersu, il nuovo CD dei Profusion in uscita il 22 settembre per l’etichetta indipendente tedesca Progressive pr3Promotion Records. Phersu è il dio etrusco della maschera, la guida dell’oltretomba, il sovrano di un carnevale popolato dagli antichi e dai moderni, dai vivi e dai morti, dove ogni personaggio ha la sua musica, la sua storia e la sua voce in un perenne gioco tra realtà e finzione. Il nucleo centrale dell’album consiste proprio in questa ambiguità di significato: i diversi brani interpretano di volta in volta il concetto di persona come maschera, come doppio e come personaggio.

 

I Profusion sono: Gionatan Caradonna (tastiere), Vladimer Sichinava (batteria), Luca Latini (vocals), Davide Pepi (chitarra), Jury Maccianti (basso).

 

In anteprima qui Wrinkled Maidenhttps://youtu.be/IMyQUpjC0Rg

 

Trailer di Phersu: https://youtu.be/liz9scRO_Lw

Info: profusion.it

Facebook: facebook.com/ProfusionRock

Twitter: twitter.com/profusionrock

Video di Clizia Corti.

 

A proposito di Phersu

Phersu è una divinità etrusca, connessa con il culto dei morti, da cui parte la storia del pr4termine italiano persona. Da Phersu, infatti, deriva il sostantivo latino persona, che indica la maschera degli attori tragici. Il significato della parola persona si trasforma, come il pensiero degli uomini: la parola prima identifica la maschera come oggetto, poi identifica il ruolo dell’attore, ed il fatto di recitare una parte, fino ad arrivare, per questa via, all’idea di “individuo”.

Il nucleo centrale dell’album consiste proprio in questa ambiguità di significato: i diversi brani interpretano di volta in volta il concetto di persona come maschera, come doppio e come personaggio. Phersu è costruito come un carnevale, ricco di volti e di figure. Nel marasma della folla, nel delirio del carnevale, accade che qualcuno indossi la più ipocrita delle maschere e che qualcun altro, invece, si metta a nudo.

I volti di Phersu non sono burattini di pezza, incatenati al loro teatrino: fissando negli occhi lo spettatore essi sono in grado di catturarlo in un complesso gioco di sguardi, di risucchiarlo nella loro dimensione e di renderlo un personaggio. È compito solo di chi ascolta, e vive il suo personale carnevale, scegliere se far cadere la sua maschera o, invece, indossarne di nuove.

 

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