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In Spagna celebrano il cinema italiano con premi ad attori e registi e bei film

28 Dic 2012 | Nessun Commento | 1.282 Visite
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spagna
A distanza di due settimane dal V Festival del Cinema italiano tenutosi a Madrid, Barcellona prende in mano il testimone inaugurando, venerdi 14 dicembre, la sua I edizione del Festival. Le due città si configurano come i centri nevralgici in termini di distribuzione cinematografica, tuttavia, la neonata iniziativa si propone di fare della città catalana la prima forza motrice della diffusione del cinema italiano in Spagna.
La mostra, ospitata nelle sale del cinema Verdi, si è articolata in cinque giornate, durante le quali è stato possibile assistere gratuitamente alla proiezione di alcune pellicole made in Italy, tra cui un’anteprima (“La scoperta dell’alba” di susanna Nicchiarelli), cortometraggi, proiezioni speciali e il cartone animato “Pinocchio” di Enzo D’Alò.
L’evento, organizzato dall’Istituto Luce di Cinecittà, si è aperto con la consegna del premio d’onore CSCI (Centro di Studi sul Cinema Italiano) a Ferzan Ozptek, il regista più distribuito nella penisola iberica. Ozpetek, felicissimo, ha esordito con un saluto in turco e prontamente ha ringraziato Elio Germano, presente in sala, descrivendolo come un attore eccezionale; con la sua complicità, ha instaurato poi un’interazione scherzosa con gli spettatori, italiani e non, accorsi numerosissimi. La prima serata si è conclusa con la proiezione dell’ultimo lavoro di Ozpetek, “Magnifica presenza”, e a seguire “Padroni di casa” di E. Gabbriellini, con E. Germano.
“Il respiro dell’arco” vince il premio come miglior cortometraggio, tre mesi prima dell’uscita del primo lungometraggio del regista, E. M. Artale. In forte contrasto col titolo quasi rassicurante, l’azione coincide con la messa in atto di una vendetta da parte della protagonista – arciere. Una moderna Diana, o meglio, una moderna Erinni segue lucidamente il suo piano, senza fretta e senza parole, secondo un climax ben somministrato. Abbiamo chiesto al regista da dove nasca l’idea: “ In quel periodo, due anni fa, ero molto interessato al tema della vendetta. L’ho trasferito su un personaggio femminile sotto la suggestione di alcuni modelli di provenienza classica, in particolare Clitennestra. Ho giocato molto sui contrasti; la presenza dell’arco, per esempio, suggerisce uno spazio aperto, mentre poi tutto si conclude in uno spazio angusto come il bagno di uno spogliatoio”.
Ne “E’stato il figlio”, di T. Ciprì, invece, il ritmo cambia bruscamente in cauda: il pathos tragico che serpeggia sullo scenario di una Sicilia viva quanto disperata, con un colpo di scena finale prevale prepotentemente sulla componente di squisita comicità che fino a questo momento riesce ad illudere lo spettatore col sorriso; il passaggio è costruito con veloci, inquietanti inquadrature in primissimo piano sul volto allucinato del personaggio dell’anziana nonna, magistrale incarnazione della logica della sopravvivenza che sacrifica l’innocente giustificando l’ingiustificabile.
Margerita Buy è protagonista di due pellicole: “Il rosso e il blu”, di Giuseppe Piccioni e “La scoperta dell’alba”, diretto e co-interpretato da S. Nicchiarelli. Per la regista romana il connubio Buy – Rubini “è stato preziosissimo per la realizzazione del film in quanto Rubini ha dato spessore e personalità al ruolo secondario che interpretava, calibrandolo perfettamente nella vicenda; con Margherita invece, lavorando sulla diversità dei due caratteri, siamo riuscite a costruire con naturalezza il rapporto tra le due protagoniste sorelle, intimamente legate dalla ricerca del padre sparito nel nulla, in un contesto storico delicato come il passaggio tra gli anni di piombo e l’allegria un po’ forzata degli anni ‘80”.
“Il rosso e il blu” fa riferimento sin dal titolo a una tradizione scolastica che sembra essere in dissolvenza. R. Herlitzka, nel film il professore dalla cultura vigorosa, con la sua recitazione presa in prestito dalle scene teatrali, rende ancora più efficace l’idea di un mondo di valori che sembra esser ormai fuori contesto, soppiantato da un meccanismo che predilige il soldo al verso, la produttività tout court alla poesia. Qualcuno in sala giustamente accosta la pellicola a quel filone di film sulla scuola dove sembra che il sistema scolastico italiano debba crollare a ogni momento senza mai farlo realmente, riuscendo a sopravvivere sebbene sempre in uno stato di imminente disastro. Piccioni conferma, tuttavia il film fornisce uno spiraglio di speranza grazie alla presenza dei personaggi stranieri, nuovo e prezioso apporto sociologico dell’Italia, funzionali nel film alla rappresentanzione della scuola come mezzo di riscatto sociale. Perché alla fine si vuole dire anche questo, che recuperando la cultura come valore, possiamo ancora sperare di essere cittadini liberi.
Alla luce del successo di pubbico (molto eterogeneo, composto da italiani all’estero, spagnoli, catalani e di altre nazionalità), l’instancabile organizzatrice della mostra, D. Aronica, auspica – e noi con lei – che questo sia stato solo il primo appuntamento di una lunga, lunghissima serie. Chissà che negli anni a venire si possa anche articolare il festival, per esempio, in modo da coinvolgere gli autori dei libri a cui si ispirano i film, nel rispetto del trend attuale che vede uno stretto legame tra letteratura e cinema, in modo da incoraggiare la diffusione in tandem di questi due atltissime realtà della cultura italiana.

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