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“L’urlo indifferente”. A Bari 20 scatti di Stefano Cioffi per raccontare i luoghi della Grande Guerra

25 Lug 2015 | Nessun Commento | 976 Visite
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cioffi1Una natura impassibile e distaccata che guarda senza piegarsi alle tragedie e alle atrocità umane, indifferente. Nello sguardo del fotografo e videomaker romano Stefano Cioffi i segni della storia e le ferite del primo conflitto mondiale vengono raccontati da un testimone consapevole e vivo: il paesaggio.

Percorrendo il Monte Croce Comelico, tra il Veneto e l’Alto Adige, Cioffi si addentra nei luoghi che furono scenario di atroci battaglie per guardare al passato con gli occhi di oggi. “L’urlo indifferente”, mostra a cura di Maurizio G. De Bonis, dopo una prima tappa al Museo di Roma in Trastevere arriva a Bari, al Teatro Margherita dal 16 luglio all’8 agosto, organizzata dalla Galleria Doppelgaenger e promossa dall’Assessorato alle Culture e al Turismo di Bari.

Inserito nel programma ufficiale delle commemorazioni del centenario della prima guerra mondiale, curato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, il progetto artistico di Cioffi prende avvio dalle parole di Giovanni De Gasperi, naturalista e geografo morto in battaglia nel 1916. Nelle pagine del suo diario, pubblicato per volontà della famiglia nel libro che accompagna la mostra, con lucidità che affascina De Gasperi descrive un fronte di guerra comunque in grado di suscitare riflessioni sulla natura e sul paesaggio.

Cioffi ripercorre quei paesaggi a distanza di quasi cento anni, da maggio 2013 a luglio cioffi22014, proprio nei mesi vissuti fra quelle montagne dai soldati italiani e austriaci.

Il risultato non è una semplice documentazione di quel che rimane della storia, ma una discesa nella memoria collettiva, attraverso scenari in cui l’assenza assoluta racconta l’umano in maniera ancora più forte e lancinante. Immerso nella nebbia, nella vegetazione fitta, nella luce rarefatta sulle Dolomiti, lo sguardo di Cioffi restituisce un silenzio in cui l’eco della guerra riesce ad arrivare ancora. Con apparente distacco e oggettività, nella composizione  perfetta delle immagini, emerge con forza un conflitto che, trascendendo la cronaca di battaglia, diviene frattura universale e ancestrale fra uomo e natura, fra storia e paesaggio. È possibile immaginare tutta l’angoscia e lo smarrimento di un soldato, come quello di uno sguardo di oggi, in uno scambio vivo e non retorico fra passato e presente, fra contemporaneità e storia.

Venti in tutto gli scatti in mostra , allestiti in dialogo con un altro luogo in cui il passaggio della storia parla per assenza, il Teatro Margherita, ancora una volta scenario naturale per le arti visive nel capoluogo pugliese.

La mostra è visitabile dal martedì a domenica dalle h 17.00 alle h 21.00

 

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