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Il veleno dell’oleando, l’ultima fatica letteraria di Simonetta Agnello Hornby

3 Mar 2013 | Nessun Commento | 1.396 Visite
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Il veleno dell’oleandoSimonetta Agnello Hornby torna alle atmosfere siciliane con Il veleno dell’oleandro, che esce a più di dieci anni da La Mennulara, il suo primo romanzo tradotto in tutto il mondo.

Grande storia di una famiglia, dei suoi segreti e misteri, del nuovo romanzo della Agnello Hornby si è parlato anche come di un possibile candidato al Premio Strega 2013, ma Feltrinelli non ha ancora preso nessuna decisione, neppure sulla partecipazione, dopo due anni di assenza della casa editrice dal premio. Fino al primo marzo la scrittrice, che dal 1972 vive a Londra, sarà in Italia per l’uscita del libro.

La zia Anna, caduta in una irreversibile demenza senile, vaneggia nel suo letto di gioielli, un tesoro nascosto che chiama «pietre». Attorno al suo capezzale si raduna tutta la famiglia Carpintieri che arriva nella tenuta di Pedrara, nei dintorni di Siracusa, scatenando vecchi rancori e tutti si interrogano su queste «pietre» che nessuno sa se esistano veramente e dove siano nascoste. Su tutti, dai figli ai nipoti, Luigi, Giulia e la prediletta Mara, si staglia la figura di Bede, il bellissimo custode della proprietà, circondata da corsi d’acqua e oleandri, a cui la zia è profondamente legata. E cosa la lega all’ambiguo factotum della villa?

Ed è proprio la voce di Bede, morto nello stesso momento di Anna, ad aprire il libro raccontando il doppio corteo funebre, fino alla cremazione della zia e sua. «E’ la mia fine. La fine di Bede Lo Mondo. Niente. Nessuno, Nuddu. E così anche di Anna. Lo sapevamo che saremmo morti nello stesso momento. Un presentimento di sempre. Presto saremo polvere» dice Bede. La storia prosegue poi con l’alternarsi delle voci di Bede e Mara che fanno da guida dentro questo intricato labirinto dominato da passioni.

Come in un giallo che si fa sempre più intricato, tra ricordi, affari, rivendicazioni e misteri, si fanno strada strani traffici, ambigui notabili locali, un dottore che vuole mantenere il controllo su chi si avvicina a zia Anna. E su Bede, da sempre testimone delle vicende di famiglia, cadono anche i sospetti dell’assottigliarsi delle rendite.

Palermitana, la Agnello Hornby svolge a Londra la professione di avvocato dei minori ed è stata per otto anni presidente part time dello Special Educational Needs and Disability Tribunal. Con i suoi libri, fra cui ‘La zia marchesà e ‘La monacà, ha superato il milione di copie vendute. Ne ‘Il veleno dell’oleandrò l’autrice riesce a raccontare un microcosmo che rappresenta in fondo le ambizioni, le miserie e le ansie di liberazione familiari. «Dammi di nuovo la mano Anna, e voliamo prima che il nostro spirito si dissolva nell’aria. Voliamo a casa, così che quello che resta di noi cada leggero e impalpabile sugli oleandri di Pedrara» afferma Bede mentre Mara aspetta all’aeroporto di Fiumicino la coincidenza per Milano.

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