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Il San Carlo di Napoli ritorna ai fasti di un tempo in una città di grande calore e cultura

9 Feb 2009 | Un Commento | 3.819 Visite
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San CarloIl San Carlo di Napoli, fu voluto da Carlo di Borbone nel 1737. Appello sferzante a Napoli del maestro Riccardo Muti, napoletano di nascita, a sfruttare la straordinaria opportunità del rilancio dopo i restauri del Teatro San Carlo (restituito al suo antico splendore con cinque mesi di lavori decisi dall’allora commissario straordinario Salvo Nastasi e costati per il momento 30 milioni di euro) per un riscatto della città e dei napoletani. Durante la prova generale del concerto di stasera, e dopo la breve visita a sorpresa del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Muti, rivolto al giovane pubblico composto di studenti liceali, li ha esortati ad avere fiducia. «Abbiate fede in questa città, quì c’è una forza strepitosa, la mia presenza quì non è una presenza divistica, io sono cresciuto nei vicoli», quello che «io sono diventato lo devo a questa città». Proseguendo nel racconto biografico pedagogico Muti ha aggiunto: «Mia madre era una napoletana tosta e volle che nascessi qui». «Da piccoli noi fratelli – prosegue – prima di uscire di casa dovevamo rifarci il letto». Nella vita «io ce l’ho fatta, ma sono dovuto andare via, nel mondo, ma ora sono tornato». A questo punto una preghiera accorata si è levata dal pubblico da un insegnante che si è alzato in piedi rompendo il silenzio generale: «Maestro, perchè non ci viene a dare una mano? «. «Io con la mia presenza qui – ha risposto il maestro – una mano ve la sto dando, poi vedremo in futuro». «Quello che sono diventato lo devo a questa città».
Poi, dopo il ripasso dei brani in programma al concerto (la Jupiter di Mozart, il Veni Creator Spiritus di Jommelli e lo Stabat Mater e il Te Deum di Verdi) Muti in chiusura ha provato anche l’inno nazionale, che stasera suonerà in onore di Napolitano: e dopo l’esecuzione di Fratelli d’Italia il teatro è venuto giù dagli applausi. «Certo – ha detto Muti – l’inno vi ispira, dentro c’è l’ardore italico che messo in condizioni idonee pone l’Italia a livelli di eccellenza. Lo stesso ardore che – ha aggiunto sorridendo -, se messo in condizioni non idonee produce disastri». Stasera con la rinascita di questo Teatro «viene dato il ‘là, ma voi dovete lavorare, non adagiarvi secondo il motto ‘adda passà a nuttatà: no, si combatte anche di notte, tanto questa città non la uccide nessuno». Applausi fragorosi, congedo dal pubblico, poi un’ultima postilla del maestro, che è patriota sì, ma verdiano pure: «Guardate comunque – ha chiosato commentando l’applauso boato dopo Fratelli d’Italia – che il Te Deum è più bello».
Tra le novità del San Carlo restaurato c’è anche un super moderno e sofisticato impianto di climatizzazione, con le bocchette dell’aria posizionate sotto ognuna delle 580 poltrone, ed in ogni singolo palco della sala. Il restauro della tela di 500 metri quadrati che decora il soffitto della sala, ha richiesto l’impiego di circa 1500 chiodi e 5000 siringate per il fissaggio della pellicola pittorica.
Riconosciuto dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, il San Carlo può ospitare tremila spettatori e conta cinque ordini di palchi disposti a ferro di cavallo, più un ampio palco reale, un loggione ed un palcoscenico lungo circa trentacinque metri. Un’ulteriore chiusura del teatro ci sarà nel 2010 per un intervento sulla facciata e per gli ultimi ritocchi, fino ad allora, godiamocelo!

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