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Il regista Aleksei Fedorchenko a Bari presenta il suo “Silent Soul”

25 Mag 2012 | Nessun Commento | 1.249 Visite
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Aleksei FedorchenkoD’Autore, il circuito delle sale di qualità di Apulia Film Commission, ha portato a Bari il lungometraggio Silent Souls, del regista russo Aleksei Fedorchenko. Infatti, in esclusiva regionale, a partire da oggi 26 maggio, sarà non solo a Bari ma in tutte le sale italiane. Ieri mattina subito dopo la proiezione dedicata ai giornalisti, il regista  Fedorchenko insieme ad Angelo Ceglie, Antonella Gaeta  hanno incontrato gli addetti ai lavori e risposto alle domande. Il film è stato proposto alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2010 e vincitore del “Premio Fipresci” della critica internazionale e del “Mouse d’Oro” della critica online.

Una strada, una persona in bicicletta, inquadratura frontale, inquadratura di schiena. Così ha inizio il film, il cui titolo originale Ovsyanki corrisponde alla parola russa usata per indicare gli zigoli, piccoli uccelli giallo-verdi, molto comuni della famiglia dei passeri, che ci accompagneranno lungo l’intera narrazione.
Una storia che si costruisce lungo un viaggio, un percorso di avvicinamento e di abbandono al tempo stesso, in un paese dove le antiche tradizioni pagane pre-ortodosse e le dinamiche umane sono sciolte dalle banalità della civilizzazione. I protagonisti, Aist e Miron, appartengono infatti, ad un’antica tribù, i Merja, assimilati oggigiorno alla cultura russa, ma, in realtà, segnati da una forte matrice ugro-finnica, nella regione del Lago Nero. Queste infinite isole etniche, fisiche e culturali, sono percorse come strade emotive: Miron ha da poco perso la moglie e chiede al suo amico Aist di accompagnarlo e aiutarlo a dare l’ultimo saluto a Tanya, in accordo con i rituali della cultura Merja. Il regista riesce, pertanto, in punta di piedi, a raccontare poeticamente e dolcemente le tradizioni di questa tribù che non ha divinità, solo Amore e Acqua – quindi Tanya e il fiume, dove i due lasceranno le ceneri della donna – che a sua volta rappresenta la morte più desiderabile, quella annegamento. Lo stesso Miron afferma, verso la fine del viaggio, che “le donne sono esseri umani perfetti, ma in esse non si può annegare”.

E’ chiaro, come ha ammesso lo stesso Fedorchenko, che il suo occhio viene rapito dai riti e dalle tradizioni di queste tribù, solo apparentemente estinte, ed è questa emergenza che poi egli vuole documentare, come già aveva fatto con First on the Moon, e narrare sotto forma di storie immaginarie e mitologiche per adulti.
Il film vuole essere quindi un omaggio all’amore, al dolore che esso può portare e quindi alla necessità di condividerlo con un’altra persona, così da diluirne la concentrazione. E la recitazione lenta, sospesa, laconica rispecchia la necessità di trattenere ricordi e parole, ma anche la consapevolezza che essi si perderanno nel viaggio, lungo la strada.

Nella sua spiritualità il film non vuole essere una critica alla cultura ortodossa; in esso convivono anzi matrice cristiana e pagana, poiché il messaggio che Fedorchenko vuole far passare è che non è importante la religione, ma l’amore. Le reazioni a Silent Souls sono state, pertanto, le più varie, positive e negative, tra chi l’ha compreso e chi no e la stessa distribuzione in Russia è stata molto difficile, seppure il film sia stato capillarmente distribuito in molte sale. Si tratta insomma di un film universale, che racconta una storia capace di trasmettere emozioni in qualunque cultura e in qualunque paese.

Quanto al futuro, il regista ha anticipato di essere molto interessato ad una storia di italiani, che vivono sul confine tra Istria e Slovenia, si tratta di comunità che d’estate si occupano di pesca e d’inverno lavorano il sale. Ancora una storia di confine, che potrebbe forse condurre il regista in Italia.

Silent Souls verrà distribuito in Italia grazie alla Microcinema Spa, in 42 copie protette, che saranno programmate in cinema d’essai, per un totale di 21 settimane, in maniera da arrivare ad un pubblico il più ampio possibile.

Foto di Vito Signorile
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