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Il progressive rock senza tempo della PFM fa vibrare le mura del Teatro Mercadante di Altamura

12 Gen 2016 | Nessun Commento | 1.206 Visite
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pfm6“La Premiata Forneria Marconi è la testimonianza della grandezza del rock classico e progressive europeo; ha conservato tutta la sua vecchia finezza!”

(Ian Anderson)

Voci amichevoli quanto amate e ben più autorevoli della povera nostra, ci avevano redarguiti nei giorni scorsi: “Ma come? Un altro concerto della PFM? Attenzione; potrebbe scattare l’accusa di stalking!” E sia. Affronteremo il rischio di essere giudicati penalmente, ma davvero risulta impossibile per noi, cresciuti a pane e progressive, saltare anche un solo appuntamento con l’inossidabile band italiana; ogni volta è un’emozione inenarrabile, un caleidoscopio di luminosi ricordi, un suggestivo ritorno al futuro ed alle tante occasioni di incontro e condivisione, una su tutte l’ingresso – per pochi intimi – nel nuovo Petruzzelli di Bari, non ancora restituito al suo pubblico, dopo la cerimonia di consegna al gruppo della chiavi della città. È vero: ormai non contiamo più le volte che siamo stati spettatori di una PerForMance (ci sia consentito di rubare l’idea grafica ad un loro live, inamovibile nella nostra personalissima discografia), ma questa volta l’occasione era più che ghiotta e non permetteva assenze.

Primo fattore a stuzzicare la nostra curiosità era la location stessa del concerto, vale a direpfm2 il rinato Teatro Mercadante di Altamura, tornato agli antichi fasti sotto la sapiente direzione artistica del Maestro Dinko Fabris che ha allestito un cartellone di assoluto pregio, attento ad ogni forma musicale ed artistica, saggiamente e coraggiosamente inserendo anche eventi inusuali per un teatro d’opera, come per l’appunto le due serate dedicate alla PFM, entrambe salutate da entusiastici sold out a riprova del fatto che la via tracciata da Fabris sia senza dubbio quella giusta.

Ma, inutile nasconderlo, la ragione di maggior richiamo nei concerti altamurani era determinato dalle recenti dimissioni di uno dei padri fondatori della band; infatti questa nuova tranche del progetto “All the best” è la prima a non godere della presenza della bianca quanto folta chioma e, soprattutto, della inarrivabile maestria chitarristica dell’immenso Franco Mussida, uscito improvvisamente dal gruppo lasciando orfano il fantastico duo di reduci Patrick Djivas e Franz Di Cioccio, un avvenimento che avrebbe determinato una vera débâcle per qualsivoglia altra band in circolazione. Non per loro, non per la PFM. Complice una certa predisposizione ai cambi di componenti della formazione, essendo sopravvissuta alle defezioni di gente del calibro di Teo Teocoli (sì, proprio il comico!) che ne fu la prima voce, Flavio Premoli, Mauro Pagani, Walter Calloni, Roberto Colombo, Bernardo Lanzetti, e chi più ne ha più ne metta, la Premiata ha dimostrato nuovamente di saper rinascere dalle proprie ceneri come immarcescibile fenice, presentando una novella line up di tutto rispetto, ancora una volta costruita sull’impagabile presenza di quel gran pezzo di polistrumentista di Lucio Violino pfm3Fabbri, sempre più incrollabile colonna portante dell’intera costruzione musicale.

Naturalmente era l’inserimento della chitarra di Marco Sfogli, in sostituzione di cotanto predecessore, a destare maggiore interesse; non faremo l’errore di confrontare il sound di due musicisti così lontani anche anagraficamente, ma ci sia concesso di dire che il tocco di Sfogli ci è parso più avvezzo, anche per la sua storia professionale, a certo metal-prog, senza dubbio di ottimo livello ma in gran parte difforme, talvolta finanche discorde, dal sommo lirismo cui ci aveva abituati il nostro Francone: siamo certi che positivi sviluppi non si faranno attendere. Al contrario, immediatamente perfettamente introdotte nelle dinamiche del gruppo ci sono parse le ottime tastiere di Alessandro Scaglione così come i tanti strumenti e soprattutto la splendida voce di Alberto Bravin, molto vicina a certe sonorità di premoliana memoria, oltre naturalmente alla sicurezza che scaturisce dalla seconda batteria di Roberto Gualdi, che si diverte a duettare con Franz rinnovando le mitiche sfide genesisiane tra Phil Collins e Chester Thompson.

Forse proprio con la consapevolezza dei potenti nuovi mezzi a disposizione, la scaletta del concerto era tutta rivolta al primo periodo della band, quello che noi – lo confessiamo – più amiamo e che – per intenderci – fa riferimento agli album che vanno da “Storia di un minuto” del 1972 ed il successivo “Per un amico”, poi diventato “Photos of ghosts” per il mercato inglese, sino a “Chocolate kings” del 1975; ed è stato bello scoprire che il tempo non è passato tanto per questa musica quanto per una band finalmente riappropriatasi del posto che le compete nel panorama musicale – non solo italiano – da quando girava per il mondo a predicare il verbo del rock, invitata persino in Inghilterra e negli States (dove registrarono l’ineguagliabile “Live in U.S.A.”). Scorrono, tra gli altri, capolavori dipfm5 indicibile bellezza quali “La luna nuova”, “La carrozza di Hans”, “Harlequin”, “Dove, quando”, eseguita finalmente per intero, “Altaloma”, fino alla splendida “Impressioni di settembre”, virata in ballad, intervallati da due puntatine all’ultimo lavoro “PFM in classic”, dall’immancabile estratto, con un intro di Djivas da brividi, dall’albumSuonare suonareper ricordarci la gigantesca figura del “Maestro della Voce”, l’immenso Demetrio Stratos, mai abbastanza compianto leader degli Area, che meriterebbe di essere ricordato come un pioniere della musica moderna, ed infine da “Volta la carta” ed “Il pescatore” dall’indimenticabile esperienza con il Faber Fabrizio De Andrè per la trionfale tournée del 1979, fotografata nei due meravigliosi album “In concerto” (immancabili in una discografia seria), prima di chiudere con la mitica “E’ festa / Celebration”. Patrick e Franz sembrano godersela alla grande lì sul palco, come del resto tutti gli assatanati spettatori assiepati dalla platea sin al loggione del Teatro Mercadante; ed alla fine non sappiamo se è stata l’eccitazione da nuova formazione o, come confessa Di Cioccio, le orecchiette pugliesi, certo è che questo è un altro dei concerti della Premiata Forneria Marconi che non dimenticheremo. Alla faccia dell’accusa di stalking!

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