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         Direttore responsabile: Michele Traversa
Il pollice verde nel futuro dell’interior design

5 Feb 2011 | Nessun Commento | 4.457 Visite
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piante
Che il fanatismo degli amanti dell’interior design non avesse limiti è ormai da alcuni anni un dato acquisito, non solo dalle cronache mondane che spesso offrono ricche recensioni di appartamenti notabili ma anche da riviste specializzate che dispensano a prezi non modici consigli, sottolineando come a nulla valga il bon ton qualora non sia accompagnato dal good style.
Tuttavia non volendomi rassegnare all’idea che attorno alla scelta di un complemento d’arredo e più nello specifico di una pianta d’appartamento ci volessero competenze pseudo accademiche, non più di qualche mese fa mi sono cimentato nella ricerca di una semplicissima pianta, occasione per un dono di compleanno ad un caro amico. E, le ricerche accanite, come spesso accade, producono risutati incredibili.

L’abecedario della annosa scelta, infatti, prescrive accorgimenti sconvolgenti; è necessario verificare in primis dove sono ubicati i punti luce dell’appartamento per poter garantire o meno alla creatura verde la giusta longevità. Esistono infatti piante che necessitano di molta luce e piante che vivono molto bene senza questo dono divino. Secondo poi, bisogna effettuare un controllo della temperatura dell’habitat perché, cosa a me ignota, esistono addirittura piante che sulla escursione termica basano la loro esistenza.

Si tratta insomma di valutare – in brevissimi spazi temporali – il complesso sistema di processi biologici in cui si è deciso di immergere la pianta; quelle da interno essendo generalmente di origine tropicale (Ficus, Trochetti, Potos), necessitano di temperature elevate e costanti e con un buon livello di umidità; lo stesso dicasi per la luce. Non bisogna tenerle troppo vicine alle vetrate per evitare la genesi dell’effetto “lente solare”, ma non bisogna lasciarle al buio per evitare la mancata fioritura.

Bellezza e posizionamento non sono tutto. Alcune piante da ornamento possono, se ingerite essere tossiche o addirittura velenose per l’organismo umano e dunque appare importante conoscere anche caratteristiche, livello di tossicità ed eventuali sintomatologie collegate all’impiego delle stesse; una prerogativa del fioraio di fiducia è quella di consigliare un non utilizzo di trespoli pericolosi per chi ha bimbi a spasso per casa.

Ma non è ancora finita. La scelta di una pianta da interno non può prescindere dalla scelta del vaso che altro non è – ovviamente – che la sua vera prima casa. I vasi devono permettere un buon drenaggio della terra, al fine di evitare ristagni. Trascorso un anno o poco più dall’acquisto, la pianta avrebbe bisogno di essere rinvasata. I segnali sono piuttosto evidenti: il fogliame diviene più rado e opaco, le fioriture sono grame, le parti secche aumentano.
Il contenitore va sostituito con un altro di una sola una misura più grande: è sufficiente aumentare di poco il diametro del vaso. E’ importante scuotere un po’ del vecchio terriccio e rincalzare bene il nuovo attorno alle radici, con l’aiuto di un bastoncino o delle dita.
Sul fondo del vaso andrebbe riposto uno strato di materiale isolante: ciottoli, cocci o palline d’argilla autoespansa. Tralascio per esigenze di brevità un excursus sui colori e sulle forme dei vasi perchè – strano a dirsi – anche su questo esiste una nutrita letterattura a riguardo.
Appare evidente come la scelta di una pianta non sia affare semplice soprattutto se quella pianta è destinata a diventare parte integrante di un arredamento.

L’architettura moderna insiste sull’argomento da circa un decennio condizionando in maniera decisiva strutture e spazi; alberghi di nuova costruzione, uffici avveneristici ed appartamenti privati. In tutti questi spazi l’architettura considera “il verde” uno spazio vitale ed imprescindibile che da un lato assolve alle funzionalità dell’arredatore nel rapporto spazio/colore/luce, dall’altro evoca in chi lo vive quotidinamente un rapporto con la natura.

Ecco come la scelta di un tipo di pianta, la sua altezza, il suo colore, le sue foglie, la tipologia del vaso, la location riescano a costituire un valore aggiunto nell’aredamento vissuto nel giorno dopo giorno; ecco come la progettazione di uno spazio in alcuni concept architettonici sia il primo step da cui poi selezionare i lay out delle stanze.
Ultima tendenza – in tal senso – è quella del giardino verticale mutuata dalla architettura urbana e portata negli appartamenti; sistemi modulari di tasche a parete realizzzate in PET riciclato, isolanti sul retro per non permettere alla umidità di attaccare il muro su cui sono appese e con una membrana traspirante che permette all’acqua in eccesso di avaporare. Essendo modulari, le tasche possono essere montate per coprire qualsiasi superficie adattandosi a forme e dimensioni. Più le piante saranno rigogliose, ovviamente, più le tasche verranno coperte, per un effetto visivo totalmente naturale.

Al Salone del Mobile 2010 è stata presentata “South Face” progettata dall’italianissimo Iosa Ghini.

Si tratta di un elemento modulare in eco-cemento da montare come se si dovesse costruire un muro, si caratterizza per uno spazio cavo, addizionato di substrato, dove accogliere e far crescere le piante. Oltre alla praticità, quindi, i vantaggi rimangono gli stessi di tutti gli altri giardini verticali: coibentazione, assorbimento di co2 e una folta e inaspettata vegetazione. Gli interior designers hanno intrapreso una strada “verde” per convenienza ed opportunità; a noi non resta che adeguarci dedicandoci con cura alla scelta della pianta giusta che – come ho cercato di spiegare è tutt’altro che semplice. Godiamoci nell’ ”epoca dell’ecosostenibile”, l’ecovivibilità.

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