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Il piccolo grande teatro di Lsd: l’esordio della Robemantò

13 Giu 2008 | 2 Commenti | 7.379 Visite
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Maschere

 Dunque non ci sbagliavamo nel consigliarvi I SEI PERSONAGGI CIASCUNO A SUO MODO COME VI PARE (è finita l’era delle bambole) tratto da Luigi Pirandello, nell’adattamento riuscitissimo e vibrante del talentuoso regista barese Flavio Albanese. La serata non è stata al di sotto delle nostre aspettative, anzi, come al solito, il teatro ci ha stregati. In particolare l’opera, allestita secondo la tecnica del rapporto interattivo con il pubblico, ha saputo rendere merito alla bravura del regista e di tutti gli attori della Robemantò staordinariamente coordinati e particolarmente affiatiati. Quello andata in scena ieri sera al teatro Abeliano è stato, teniamo a precisare, il loro esordio, esordio a nostro parere molto ben augurante. Perciò siamo qui a rendervene conto, seppur nella brevità concessaci dal web.

compagnia robemantò

Varcato l’ingresso dell’ foyer, si accede alla bottega di Madama Pace, essa stessa un palcoscenico, un bordello, un locale notturno dove lucciole discinte si accompagnano a camerieri accondiscendenti fino alla sfrontatezza. Serviti e riveriti (con ottimi stuzzichini e soprattutto molto vino), sottoposti alle sagaci personalità di chi della vita sa fin troppo, di chi della vita ha capito l’eterna finzione. Ed il pubblico ne è partecipe di questa sottile finzione e osserva, si perde, si fa conquistare. Le donnine passano tra le file di stupiti spettatori, ammiccanti e soavi, ma ciascuna è un personaggio, una maschera, la maschera aggressiva della seduttrice, la maschera malinconica di quella che è finita lì perché la vita è tutto un giro strano, la maschera di chi ha tentato ed è caduta perché il suo destino era candere e con lei gli uomini che le sono stati appresso. Anime piccole, anime immense, donne e uomini senza anima. Ma a cosa vale un’anima, a cosa vale l’anima di un personaggio di fronte all’universale anima del teatro che in tutto si manifesta: nelle canzoncine di un tempo passato, nelle posture degli attori fino a quell’anima che senza pace continua a chiedere al pubblico: “signore, tutto questo è realtà o finzione?” E poi lei, il corpo della rappresentazione, l’opera del maestro Pirandello, “sei personaggi in cerca d’autore“. Si muove questo corpo serpeggiando tra la platea e il palcoscenico, riverberando i dialoghi in un intrecciarsi di voci e di luci. La commedia, con i suoi ritmi sapienti, ci porta alla verità finale: i personaggi sono reali per sé stessi più di quanto non lo siano gli attori che li incarnano, il regista, l’autore, noi spettatori e l’uomo stesso.

Scena

Chiedo al giovane attore Enrico Corti:
 Qual’è la sensazione immediata dopo la fine dello spettacolo, raffrontata al prima?
 Mi sento molto svuotato, esattamente come ci si sente dopo aver progettato per lungo tempo qualcosa che, una volta compiuta ti lascia una sensazione di vuoto insieme a tanta contentezza.
Dove e come nasce Robemanto, e qual’è il segreto dell’amalgama che rende i meccanismi così efficaci?
 La Robemantò nasce come conseguenza del laboratorio di arti sceniche  di Flavio Albanese e il segreto è che siamo “cervelli attivi” che si confrontano costantemente e senza risparmio.
Perché Pirandello e perché questo tema della realtà e della finzione?
Pirandello perché…per ragioni pratiche anzitutto, visto che il gruppo più avanzato del laboratorio vi lavora da sei anni, quindi è la più curata. Perciò come esordio della compagnia non potevamo scegliere che i “6 personaggi in cerca d’autore”, opera che, proponendo appunto il rapporto tra finzione e realtà, offre il tema cardine del teatro stesso.

Chiedo a Nicola Colaianni, più esperto ma sempre giovane attore:
 Dove e come nasce Robemantò?
I primi germi nascono all’associazione Scene, poi viene esattamente definita alla Tiberio Fiorilli (famosa scuola d’arte di Bari, ndr) dove Flavio Albanese scende ogni mese e si dedica a questa compagnia. Il primo nucleo forma la compagnia dal settembre del 2007.
Quindi questa è la prima rappresentazione ufficiale della compagnia, qual’è stata la sensazione principale avuta dalla serata in relazione al pubblico e ai compagni di scena?
Vorrei precisare che questa è stata la prima della compagnia chiamata Robemantò, in precedenza ci sono state altre piccole rappresentazioni del nucleo originario.
Per me andare in scena è come un’ulteriore prova, come se dimenticassi il pubblico, dove sono, sono un pò stordito quindi non sono molto cosciente della situazione attorno a me.

Ti rivolgo la domanda rivolta da una delle tue compagne di scena agli spettatori: signore, tutto questo è finzione o realtà?
 E’ finzione, assolutamente finzione, perché la finzione stessa è parte dalla vita, e la vita cos’è se non finzione?

Chiedo ad entrambi.
 Per forza di cose, a causa anche di una politica economica che ha favorito la cultura di massa -soprattutto nella forma televisiva-, il teatro è stato relegato a forma di cultura marginale. Nella posizione in cui si trova adesso, il teatro può ancora contribuire allo spirito della società, essere ancora scrigno delle tradizioni e dei valori della società?
Enrico – Se me l’avessi chiesto un mese fa ti avrei risposto di no, perché tutto ciò che è fuori dal sentimento teatrale, tutto ciò che è fuori dal sentimento degli attori, quindi sovvenzionamenti, leggi ecc… mi faceva essere molto pessimista. Poi viste le reazioni del teatro Abeliano alla minaccia di sfratto, alla solidarieta manifestata attorno a questa vicenda dalla gente, quella comune, che sta reagendo con il cuore, ho ricominciato ad avera più fiducia nelle persone. Il teatro non è chi lo rappresenta o lo vuole rappresentare in sede legislavitiva ma sono gli attori, gli spettatori, tutti coloro che ancora si emozionano per essi e non sono pochi.
Nicola – Sì, perché il teatro sa essere migliore specchio della societò di qualsiasi espressione della cultura cosiddetta “di massa”, e vorrei a proposito sfatare un mito, denunciare il fraintendimento all’origine della credenza secondo cui si pensa che il teatro non sia popolare o i suoi messaggi non possano giungere a tutti. Si tratta di una visione distorta, che ci connota agli occhi di molti anche per opera della televisione. Il teatro riesce a parlare a chiunque veramente, anche quando ti sembra altissimo, anche quando si tratta di Pirandello perché parla delle vere istanze dell’uomo, di quello che ciascuno pensa e fa quando esce di casa, o si trova di fronte alle più svariate situazioni quotidiane.

Nicola, cos’è il teatro per te?
E’ magia, semplicemente magia.

La compagnia Robemantò tornerà in scena a settembre, Lsd sarà pronta a comunicarvi le date delle serate.

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2 commenti

  1. 16 Gennaio 2009 at 18:21 | Permalink

    sono interessato a tutto,tutti,e tutto ciò che può dare piacere,gioia e tante belle senzazioni,che mi sono dimenticato. Grazie x chi vorrà approfondire il dialogo.

  2. 16 Gennaio 2009 at 18:24 | Permalink

    Ho già scritto qualcosa, attedo gli sviluppi, Grazie

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