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Il mito degli Area rivive a Bari grazie al concerto fuori programma de “Nel gioco del jazz”

2 Mag 2018 | Nessun Commento | 631 Visite
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Area Open ProjectQuesto gruppo, e anche la sua musica chiaramente, vuole coagulare diversi tipi di esperienze: fonde jazz con il pop, la musica mediterranea e la musica contemporanea elettronica. La problematica qual è? Abolire le differenze che ci sono fra musica e vita. Gli stimoli che trae questo gruppo vengono direttamente dalla realtà, trae spunto dalla realtà; e dalla strada, chiaramente.” (Demetrio Stratos)

Se questo fosse un paese normale, e non l’orrendo circo che ogni giorno mette in scena uno spettacolo sempre più indegno e spregevole, gli Area non sarebbero solo uno dei gruppi musicali più celebrati – se non il più acclamato – del panorama italiano e non, ma ogni suo componente verrebbe proclamato incontestato maître à penser, pronto ancora oggi a tracciare la linea da seguire in campo musicale e sociale. Ma questo non è un paese normale già da un bel po’ di tempo e – qualora ve ne fosse stato ancora bisogno – ne abbiamo avuto ulteriore conferma guardando le tante sedie del Teatro Forma di Bari rimaste vuote per la tappa barese del nuovo tour della band, organizzata, in appendice alla fortunata e – come sempre – ottima rassegna annuale, la IX, dal titolo “Ecotopia”, dall’associazione musicale “Nel gioco del jazz”.

La storia degli “Area – Internation Popular Group” non può non essere nota a chi abbia masticato anche solo un po’ di musica nella sua vita. Nel 1972, il batterista di origini turche Giulio Capiozzo ed il mitico Demetrio Stratos, di origine greca/egiziana, a modesto parere di chi scrive una delle più belle voci della storia della musica, mettono fine all’esperienza de “I Ribelli”, reduci dal successo del brano “Pugni chiusi”, e danno vita a questo inedito progetto di jazz/rock reclutando Gaetano Leandro alle tastiere, Victor Busnello al sax, Johnny Lambizzi alla chitarra e Patrick Djivas al basso. Alle prime prove del gruppo partecipa un giovanissimo tastierista, Patrizio Fariselli, che, grazie alla sua sorprendente tecnica improvvisativa, di lì a poco sostituisce Leandro, così come Paolo Tofani prende il posto di Lambizzi. Quando Djivas entra nella Premiata Forneria Marconi (in cui ancora oggi troneggia) e viene sostituito da Ares Tavolazzi, mentre Busnello sceglie di intraprendere la carriera solistica, il gruppo è fatto: l’organico composto da Stratos, Fariselli, Capiozzo, Tofani e Tavolazzi resterà celebre come la compagine classica del gruppo, che, con l’obiettivo dichiarato in apertura d’articolo dallo stesso Stratos, crea una musica totale, di fusione di diversi generi musicali, dal rock progressivo più aperto alle influenze del free jazz, alla musica elettronica, dalla musica etnica alla sperimentazione, senza confini, quella che oggi chiameremmo world music, con un costante impegno civile e politico alla base; ne nascono album riconosciuti come vere pietre miliari che rispondono al nome di “Arbeit macht frei” (1973), “Caution Radiation Area” (1974), “Crac!” (1975), il live “Are(A)zione” (1975), “Maledetti (maudits)” (1976) e “1978 gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano!”, l’ultimo prima che una grave forma di anemia aplastica ci privasse, a soli 34 anni, il 13 giugno 1979, di Demetrio, lasciandoci orfani per sempre della sua immensa personalità e di quella divina voce, uno strumento perfetto che riusciva a produrre diplofonie, suoni bitonali e difonici (canto armonico, meccanismi vocali sovraglottici, fischio laringeo), capacità ancora oggi ineguagliate. Il concerto per pagargli le cure mediche organizzato all’Arena di Milano dai suoi amici, tra cui Angelo Branduardi, Banco del Mutuo Soccorso, Francesco Guccini, Antonello Venditti e Roberto Vecchioni, oltre naturalmente agli Area, giunse in ritardo e divenne un commosso ed indimenticabile tributo alla sua memoria. Dopo essersi trasformata, come era giusto che fosse, in formazione strumentale, la band non ha avuto una intensa produzione discografica (ma è da ricordare l’album “Tic & Tac” del 1980) ed i componenti del gruppo hanno seguito strade spesso parallele, sino al tour della reunion nel nome di Demetrio, che li ha visti trionfare dal 2010 al 2014 sui palchi d’Italia, Europa, Usa e Giappone. Oggi, archiviata anche questa esperienza, tocca a Patrizio Fariselli portare ancora alto il vessillo dell’ensemble grazie ad una nuova genesi: nasce così il nuovo Area Open Project, che annovera anche gli ottimi Marco Micheli al basso elettrico e Walter Paoli alla batteria, oltre alla strabiliante voce di Claudia Tellini, capace addirittura di eseguire i brani portati al successo da Demetrio nella tonalità originale, formazione che ha già registrato “La marcia dei 100 spettri”, album in uscita a giugno. Ebbene, alla faccia degli spettatori assenti, il concerto, come sempre presentato dall’ottimo Maestro Roberto Ottaviano, deus ex machina dell’associazione unitamente a Donato Romito e Pietro Laera, è stato magnifico, un excursus nella storia del gruppo – con Demetrio sempre nel cuore – e nella ricerca musicale passata, presente e futura del tastierista, iniziato con “Cometa rossa” e chiusosi con la mitica “Luglio, agosto, settembre (nero)”, il primo brano composto dal gruppo, senza dubbio il più famoso ma anche “quello che ci ha creato così tanti problemi che non avete nemmeno idea”, afferma Fariselli, il quale si dimostra ancora padrone assoluto delle tastiere e del pianoforte, capace di infiammare il pubblico con le sue lunghe improvvisazioni, ma anche di emozionarlo, come accade quando esegue un brano di infinita dolcezza – praticamente un solo – dedicato proprio all’amico scomparso; così, in più di due ore di grande musica, il concerto de “Nel gioco del jazz” ci ha riconsegnato un artista integro, creativo, curioso, conscio del suo enorme bagaglio storico ma con l’orecchio teso alle musiche del mondo, che realizza ogni giorno con gioia la sua rivoluzione musicale.

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